Il primo riguarda l' Ørestad Gymnasium di Copenhagen, che ha deciso di adottare una sperimentazione in versione Disneyland (e con uno schema architettonico quantomeno discutibile), tra l'altro abolendo le classi, i libri cartacei e utilizzando soltanto supporti digitali.
Il secondo esamina il ruolo dell'istruzione in Cina, dove le classi in genere sono molto numerose, ma con allievi educati, vestiti in modo decoroso, collaborativi, fortemente motivati e decisi a conseguire risultati brillanti (risultati che spesso raggiungono, come dimostrano i test internazionali di profitto scolastico).
È troppo chiedere ai responsabili della nostra politica scolastica di seguire con attenzione il sistema educativo cinese, per trarne i dovuti insegnamenti, in particolare sotto il profilo del pieno e assoluto rispetto delle norme disciplinari da parte degli studenti ?
La domanda sembra retorica, vista la decisione dell'Indire di presentare il liceo danese come un modello educativo.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha consegnato questa mattina al Quirinale a tredici ragazzi l'Attestato d'onore che attribuisce il titolo di Alfiere della Repubblica. La benemerenza, introdotta dal Presidente Napolitano dal 2010, è riservata ai minori italiani e stranieri nati nel nostro Paese o che abbiano frequentato con profitto le scuole italiane per almeno cinque anni. Premia le eccellenze conseguite nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive e nel volontariato, ma anche singoli atti e comportamenti ispirati ad altruismo, solidarietà, coraggio nell'affrontare difficoltà personali e ambientali.
Durante la cerimonia, condotta dal giornalista Beppe Severgnini, sono intervenuti i nuovi Alfieri della Repubblica, il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini e il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con delega alle Politiche giovanili, Giuliano Poletti.
Il Capo dello Stato ha quindi rivolto un indirizzo di saluto ai presenti.
I nuovi Alfieri della Repubblica, con le seguenti motivazioni, sono:
Manuel De March, 18 anni - Per la sua predisposizione ad affrontare la vita con spirito positivo, per il suo impegno che gli hanno consentito di raggiungere eccellenti risultati sportivi e di sviluppare capacità manuali.
Fano - PU
Erik Mus, 18 anni - Per le sue doti di ricercatore in fieri testimoniate anche dalla vittoria al concorso nazionale 'Lo studente ricercatore' sulla ricerca oncologica molecolare.
Chambave - AO
Christian Durante, 17 anni - Per il suo talento nel gioco della dama, al quale affianca un costante impegno scolastico e l'attività di volontario nella protezione civile.
Castronuovo di S. Andrea - PZ
Alex Pedrini, 17 anni - Per lo straordinario coraggio e il senso civico dimostrati intervenendo nel corso di un'aggressione ai danni di una donna e trattenendo l'omicida fino all'arrivo delle forze dell'ordine.
Guardamiglio - LO
Chiara Damasco, 17 anni - Per la dedizione dimostrata nell'assistenza agli anziani e per la sua capacità nell'intercettare il loro bisogno di ascolto e i loro stati d'animo.
Verona
Tommaso Scquizzato, 17 anni - Per aver realizzato un'applicazione informatica per dispositivi mobili che offre un primo soccorso in caso di attacco di cuore.
Piombino Dese - PD
Simone Francalanza, 16 anni - Per l'ingegno dimostrato nell'invenzione di un prototipo di occhiali interattivi con funzioni simili a quelle dei dispositivi elettronici mobili.
Catania
Mariarita Benassi, 15 anni - Per l'impegno sui temi della legalità e della conservazione della memoria e per l'entusiasmo con cui è riuscita a coinvolgere nel 'Laboratorio delle Meraviglie' molti studenti in difficoltà o con disabilità.
Marzabotto - BO
Matteo Rosales Huerta, 14 anni - Per la dedizione con cui si impegna nella costruzione del suo futuro e nel sostegno al processo di integrazione della sua famiglia.
Roma
Giulia Barattini, 14 anni - Per il talento versatile e la personalità dimostrati nella scrittura e nella fotografia, testimoniati anche dalla vittoria nel Campionato Nazionale Repubblica@Scuola.
Pietrasanta - LU
Marwa Amir, 13 anni - Per l'altruismo e la sensibilità con cui, nonostante le iniziali difficoltà linguistiche, assiste una compagna affetta da autismo e per il sostegno costante alla sua famiglia.
Pontedera - PI
Cristiano Tariciotti, 13 anni - Per essere un esempio di merito solidale. Per aver saputo unire alle sue molti doti e ai suoi importanti successi personali il desiderio e la capacità di aiutare un compagno di classe in difficoltà.
Roma
Alice Guerrini, 12 anni - Per le sue doti di leadership associate a uno spiccato senso di solidarietà dimostrato da numerosi episodi in cui non ha esitato a prendere con determinazione le parti dei più deboli.
Il sindaco di Roma ha ordinato di cancellare la parola "nomadi" dagli atti del Comune e di sostituirla con quella di "camminanti" (o sint o rom).
Il Presidente dell'Opera Nomadi gli risponde che ha sbagliato.
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«La parola nomade non è un insulto, cancellare il nome è stato un errore storico e antropologico, il sindaco Marino ha sbagliato e deve ritirare la circolare». A dirlo è il presidente dell’Opera Nomadi, Massimo Converso, che accende la polemica sulla circolare che vieta la parola nomadi dagli atti comunali sostituita da rom, sinti e camminanti, in nome dell’inclusione culturale.
Presidente Converso, per lei è stata una gaffe?
«È un errore storico e antropologico».
Perché?
«Il sindaco ha sbagliato, è stato superficiale, a Roma i nomadi ci sono, per motivi economici, legati ad attività ultra tradizionali millenarie, semi-nomadi perché non lo sono 12 mesi l’anno, ma in primavera ed estate. Erano nomadi anche i giostrai sinti ammazzati dalla banda della Uno bianca».
Non si offendono se li chiamano nomadi?
«La parola nomadi non è un insulto, loro non vogliono essere chiamati zingari».
Chi sono e quanti sono a Roma i nomadi?
«Circa 2mila, seminomadi, perché si spostano in alcune stagioni per lavoro. Sono i sinti giostrai, diventati italiani, insieme ai profughi di Fiume e dell’Istria, i parenti "poveri" delle grandi famiglie degli Orfei, dei Togni e dei Medrano. Poi ci sono i camminanti siciliani, i rom kalderasha che vanno in giro annunciandosi come "ombrellaio, arrota coltelli", lavorano il metallo, fanno tornare lucide le pentole di ristoranti, e chiese e caserme. Allora io dico che il sindaco poteva stare zitto».
Poteva evitare la circolare?
«Non ha consultato il suo ufficio, e neanche i suoi assessori, in particolare l’assessore Cutini per la presenza dei seminomadi a Roma, che proseguono attività supertradizionali millenarie, in città ci sono 2mila persone, se si inseriscono i rom napoletani, che sono musicisti di strada e anche una parte dei rom romeni».
Poteva dirglielo lei..
«Il sottoscritto non conosce il sindaco Marino mentre è molto legato al vice sindaco Luigi Nieri, mi dolgo profondamente che Nieri che avevo visto poco prima non mi abbia messo a parte a questa decisione che definisco singolare perché non è basata su dati scientifici. L’ufficio comunale, che da due anni ormai non si chiama più ufficio nomadi, ma rom sinti e camminanti, li conosce».
E perché lei non conosce ancora il sindaco?
«Non siamo ancora stati ricevuti, anche se siamo l’unica associazione che rappresenta i nomadi italiani. Viceversa la delegazione ricevuta dal sindaco e dal vicesindaco, dove è nata la vicenda della circolare, l’associazione "21 Luglio" esiste solo da due anni, e soprattutto è completamente sconosciuta ai nomadi».
Vuole dirci che la circolare che ha cancella la parola nomadi è nata durante un incontro con l’associazione 21 Luglio?
«Sì, è nata da una richiesta dell’associazione».
E i nomadi che dicono?
«Mi auguro che domani alle 18 (oggi pomeriggio ndr) quando la presidente della commissione Politiche sociali Erica Battaglia riceve sulla piazza del Campidoglio i commercianti rom e sinti che rivendicano il loro mestiere tradizionale di commercianti ambulanti, ad accoglierli ci sia il sindaco Marino in persona».
Spesso i genitori delle ultime generazioni non usano mezzi termini: un voto negativo o una punizione inflitta ai loro figli viene interpretata come un’offesa. Non pensano che quasi sempre sono la normale conseguenza di una preparazione inadeguata o un mezzo di correzione di comportamenti sbagliati. A volte, rari casi, fortunatamente, passano anche alle vie di fatto. Spesso si presentano davanti ai prof dei figli con aria di sfida. E arrivano a minacciare o insultare gli insegnanti, rei di aver osato a giudicare in modo negativo i figli.
Ora, però, faranno bene a stare attenti. Per la Cassazione (sentenza 15367 della V sezione penale) quando si lasciano andare parole offensiva nei confronti dei docenti, dei pubblici ufficiali in servizio, rischiano di andare sotto processo per ingiuria - con eventualità di pena detentiva - anziché cavarsela con una multa del giudice di pace.
La Suprema Corte ha infatti annullato senza rinvio la sentenza di non luogo a procedere, per il reato di ingiuria, emessa dal giudice di pace di Cecina (Grosseto) in favore di Maria Bruna C., madre di un'allieva della scuola media 'Fattori' di Rosignano-Solvay che aveva usato parole pesanti nei confronti di una insegnante della figlia durante un incontro, a scuola, sul rendimento negli studi della ragazzina.
I supremi giudici, pur non rendendo note le parole offensive rivolte all'insegnante e per le quali il giudice di pace aveva ritenuto di non procedere hanno trasmesso tutti gli atti alla Procura di Livorno accogliendo il ricorso del pg di Firenze contro il proscioglimento della mamma. Secondo la Procura, in casi del genere, si configura non la semplice ingiuria ma il più grave reato di offesa a pubblico ufficiale.
"Erroneamente", per la Suprema Corte, il giudice di pace aveva chiuso un occhio sull'ingiuria e aveva archiviato la vicenda: il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, dopo l'abrogazione, è stato infatti "reintrodotto" nel 2009 con alcune modifiche. Con una serie di precisazioni. Primo: "l'offesa all'onore e al prestigio del pubblico ufficiale deve avvenire alla presenza di più persone", poi "deve essere realizzata in luogo pubblico o aperto al pubblico". Infine, "deve avvenire in un momento nel quale il pubblico ufficiale compie un atto di ufficio nell'esercizio, o causa dell'esercizio, delle sue funzioni".
E queste condizioni furono attuate nella scuola ‘Fattori’: tanto è vero che le parole offensive pronunciate dalla mamma contro la prof. 'volarono' "nei locali scolastici, in modo tale da essere percepite da più persone".
Gli 'ermellini' hanno tenuto a precisare che la discussione tra mamma e prof. riguardava "questioni scolastiche" e non vicende di tipo "personali". E siccome "l'insegnante di scuola media è un pubblico ufficiale, e l'esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni ma si estende alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri con i genitori degli allievi", offenderlo durante l’orario di ricevimento diventa a tutti gli effetti un reato.
Come spesso accade, è dovuta intervenire la Cassazione per dare lo stop a un fenomeno che si stava pericolosamente allargando: quello degli insulti agli insegnanti da parte dei genitori degli allievi.Una mamma di Rosignano Solvay, in provincia di Livorno, dovrà subire un processo e rispondere dell’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale dopo aver insultato l’insegnante della figliadella scuola media “Fattori”.
La mamma era stata “graziata” dal giudice di Pace di Cecina che, nell’aprile del 2012, aveva sentenziato di “non doversi procedere” per il reato di ingiuria. Sembrava che la cosa fosse finita lì, ma la Procura generale di Firenze ha impugnato la decisione del giudice di Pace e ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che era stata male interpretata la legge.
Dal 2009, infatti, è stato reintrodotto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, per un certo tempo depenalizzato. È questo reato che dovrà rispondere la mamma. La Cassazione, nella sentenza 15367, ha infatti sostenuto che le “ingiurie vennero pronunciate nei locali scolastici, in modo tale da essere percepite da più persone”. Inoltre l’insegnante di scuola media - sostiene la Suprema Corte - è pubblico ufficiale e l’esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma si estende “alle connesse attività preparatorie contestuali e successive, compresi gli incontri con i genitori degli allievi”.
Il liceale modello in America? E' un ragazzo afroamericano di 17 anni, che è riuscito a sbalordire un intero Paese superando i durissimi esami per entrare in tutti i migliori college del Paese, quelli della celebre Ivy League. Ora Kwasi Erin, di Long Island, New York - forte del 99% di risposte esatte e di uno ‘score' record di 2.250 punti su 2.400 - ha solo l'imbarazzo della scelta: dovrà decidere per i suoi studi universitari se frequentare la Columbia o Harward, Yale piuttosto che Princeton. Molto dipenderà dalle borse di studio che gli verranno offerte.
Ma la storia di Kwasi è destinata per ora a rimanere un'eccezione. Uno studio appena pubblicato conferma infatti una realtà molto più amara per i neri d'America: gli afroamericani restano al palo per quel che riguarda le possibilità di avere successo nella vita. Quel successo che negli Stati Uniti ha invece sempre di più gli occhi a mandorla.
I bambini asiatici sono infatti ad oggi quelli che negli Usa hanno maggiori possibilità di affermarsi, seguiti dai bianchi e dagli ispanici. Indiani-americani e afroamericani giacciono invece in fondo alla classifica. I dati parlano chiaro. Su una scala da uno a mille, lo studio ha tenuto conto di parametri come il livello raggiunto nella lettura e nella matematica, il tasso di conseguimento di un diploma, le prospettive d'impiego e di reddito.
Alla fine è risultato che i bambini asiatici hanno un punteggio pari a 776, i bianchi 704, gli ispanici 404, gli indiani 387. Fanalino di coda gli afroamericani con 345. I dati del rapporto ‘Race for Results' - realizzato dalla Annie E. Casey Foundation, un'organizzazione che da anni promuove il benessere dei bambini americani - sono un campanello d'allarme per quello che accade a livello sociale in America e - spiegano gli esperti - confermano come le barriere razziali non siano state affatto superate.
"I numeri - ha detto Patrick McCarthy, presidente della fondazione - sono una chiamata ad agire per tutti i settori della società, affinché si livellino le differenze e si creino uguali opportunità per i bambini di colore".
Del resto, lo svantaggio inizia già dalla nascita, con solo l'80% dei neonati di colore che ha un peso nella norma, contro il 92% degli altri. Il divario poi cresce a scuola, con solo il 66% degli afroamericani che riesce a prendersi un diploma nei tempi stabiliti.
Un recente studio dell'amministrazione Obama, poi, mette in evidenza come gli studenti di colore sono solitamente i più discriminati a scuola, sia attraverso norme disciplinari più severe, sia con minori possibilità di avere insegnanti più preparati.
"In questo Paese - conclude la Annie E. Casey Foundation - i ragazzi di colore sono fondamentali per il successo degli Stati Uniti, saranno la maggioranza della nostra forza lavoro e non possiamo permetterci di perdere il loro talento. Dobbiamo far sì che abbiano successo".
Il Presidente del Consiglio, nel corso di un'intervista, ha confessato di aver tolto FB e Twitter dal suo cellulare, per evitare la 'dipendenza' da questi social network.
La sua è stata una decisione quanto mai saggia.
C'è da augurarsi che la sua scelta sia seguita da tutti gli studenti, in particolare da quelli che durante le lezioni non riescono a staccare gli occhi dal telefonino, dimostrando così una totale mancanza di rispetto per il Regolamento di Disciplina.
V. anche Attenti ai social network, su questo stesso blog.
Una breve rassegna di video -relativi a modi di dire in inglese- proposta da Aldo Mencaraglia, ideatore e responsabile del sito Italiansinfuga, prezioso punto di riferimento per chiunque decida di lasciare l'Italia. Notizie anche sulle aziende che offrono migliori opportunità di lavoro.
Una sfida di robotica spaziale tra Europa ed Usa è stata vinta dagli studenti del liceo Scientifico 'Fermi' di Padova, alla guida di un team comprendente anche francesi e spagnoli.
La gara 'Zero Robotics' è stata promossa dalla Nasa, dal Mit di Boston e dall'Agenzia spaziale europea.
La finale è stata 'giocata' nella stazione spaziale orbitante (Iis), in collegamento con la sede dell'Esa, ad Amsterdam, dove gli studenti avevano inviato i loro modelli creati per gestire minisatelliti-robot.