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domenica 16 novembre 2014

Parole bandite: "negro".

Condannata, bandita, cancellata dal dizionario del «politically correct», ma ancora utilizzata in maniera dilagante. E’ la cosiddetta «N-word» ovvero la parola «negro», termine con il quale si indicano, sovente in senso dispregiativo, persone con la pelle scura, per lo più nella fattispecie statunitense, di origine afro-americana. E per questo considerata offensiva, quindi meritevole di essere bandita dal linguaggio abituale. Dapprima prima per un diffuso senso civico di rispetto, poi sulla base di leggi e regole condivise dalla società civile in tutte le sue manifestazioni, come quelle sportive. La Nfl, la lega di football americano, sta ad esempio conducendo una crociata contro l’uso della parola «nigger», in campo e non, da parte dei suoi atleti, tanto da sanzionarli con multe e squalifiche.  

Il punto però, osserva il Washington Post, è che nonostante tutto la parola «nigger», o la sua derivazione in slang «nigga», è utilizzata in maniera sempre più dilaganti nel linguaggio di tutti i giorni. E non solo in quello da strada, ma anche in quello del Web. Un esempio su tutti, suggerisce il quotidiano della capitale, è Twitter, dove la parola «nigga» viene utilizzata almeno 500 mila volte al giorno, secondo quanto rilevato dalla società di ricerche Topsy.com. Per capirci, altre due termini come «bro», per brother (fratello), e dude (tipo), due dei termini utilizzati con lo stesso significati di «nigga» tra i ragazzi sotto i 35 anni, ricorrono sul social network ogni giorno «solo» 300 mila e 200 mila volte.  

Per moltissimi giovani la «N-word» è una sorta di intercalare, ne più ne meno di una virgola. «E’ parte integrante del mio gergo, è una parola che uso ogni giorno», afferma l’attore Tehran Von Ghasri, 34 enne di origini afro-americane e iraniane. «I’m a nigga addict», dice, ovvero «sono dipendente dalla parola negro». Il punto è che per il buon senso comune, rimane un epiteto violento, un insulto, una forma lessicale discriminante e per questo da combattere ed sradicare dal vocabolario del comune parlare. C’è chi fa le dovute distinzioni, in primis si deve vedere chi la pronuncia, perché spesso sono gli stessi neri che si chiamano fra loro «nigger» o «nigga», specie in certi contesti giovanili o di ghetto, un modo di esaltare con l’orgoglio l’essere «negro».  

Certo è che se a pronunciare la parola è un non nero le cose cambiano. C’è invece chi fa una distinzione tra «nigger» e «nigga», termine il primi considerato dispregiativo, mentre il secondo affettuoso. Tuttavia c’è chi considera tale distinzione troppo semplicistica e pericolosa, perché rischia di sdoganare un termine «tossico». C’è infine chi ritiene che anche chiamarla «n-word» è altrettanto offensivo perché significa celare dietro a un perbenismo lessicale il medesimo significato. Tutto ciò comporta che vietare l’uso della parola «negro» potrebbe essere un buon proposito in teoria, ma non attuabile nella realtà per il vasto uso che ancora se ne fa, in tutte le sue sfaccettature. «E ancor peggio - chiosa il Washington Post - il divieto solleva implicitamente un altro interrogativo, ovvero chi ha esattamente il diritto di bandire tale parola?». 

Francesco Semprini, "Negro", la parola più bandita e più usata, "La Stampa", 12-11-14.

Bugie mediatiche.

Un filmato con quello che si presentava come il salvataggio di una bambina sotto il fuoco di cecchini  -filmato che negli ultimi giorni è stato visto da milioni di utenti-   è un falso clamoroso.
Lo hanno confessato gli stessi autori, costringendoci quindi ancora una volta ad interrogarci sulla manipolazione delle notizie da parte dei media e sulle  verità  (presunte)  che vengono imposte al grande pubblico.








 

Anche la Cina scende in campo nella lotta contro Ebola.

Anche la Cina, dopo gli Stati Uniti, il Regno Unito ed altri paesi, hanno deciso di impegnarsi in modo diretto nella lotta contro Ebola, a conferma del fatto che l'epidemia è un'emergenza reale  e da non sottovalutare in alcun modo.
In Liberia è sbarcato il primo contingente di 160 specialisti  (epidemiologi, ingegneri, tecnici e infermieri),  assegnati ad una struttura sanitaria finanziata da Pechino.  Secondo quanto annunciato dalle autorità cinesi, a questo primo gruppo dovrebbero seguirne quanto prima altri, per un totale di un migliaio di unità addestrate ad affrontare la crisi.
Soltanto in Liberia le vittime del virus sono già più di 2.800, mentre negli altri due paesi maggiormente colpiti  (Guinea Conakry e Sierra Leone)  hanno superato quota 2.000. A oggi, negli otto paesi in cui l'epidemia si è manifestata con particolare virulenza, si sono registrati quasi 15.000 casi e più di 5.000 decessi.
Nel summit dei G20  appena conclusosi in Australia, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha rilanciato l'allarme  (già espresso più volte)  sulla gravità della situazione, chiedendo a tutti i paesi di impegnarsi al massimo per contrastare la diffusione del virus.
Sul fronte della ricerca scientifica, i test condotti dalla società di Pomezia Okairos, fondata da un gruppo di scienziati italiani, hanno ottenuto risultati incoraggianti, tanto da far ritenere possibile, già per il prossimo anno, la produzione su scala industriale del preparato.
Intanto, l'influenza aviaria, già nota da anni al grande pubblico, torna ad occupare le prime pagine dei giornali, con la recente scoperta di alcuni casi in un allevamento di Amsterdam.

















 












sabato 15 novembre 2014

Chi ha paura del Natale ?


Non hanno riconosciuto le feste islamiche nel calendario scolastico, ma per non dispiacere nessuno hanno cancellato anche il nome di quelle ebraiche e cristiane. Ha scontentato tutti la decisione presa dal più grande distretto scolastico dello stato americano del Maryland, il 17esimo più grande di tutti gli Stati Uniti, Montgomery County.
NIENTE PIÙ NATALE. Tutto è cominciato quando un gruppo di attivisti musulmani ha chiesto ai responsabili del distretto, che si trova in un sobborgo di Washington, di prevedere un giorno di vacanza per la festa dell’Eid, che l’anno prossimo coinciderà casualmente con quella ebraica dello Yom Kippur. Il Consiglio del distretto ha rigettato la proposta e quasi all’unanimità ha anche deciso di mantenere le feste di sempre, cancellando però ogni riferimento religioso. Niente più Natale o Venerdì santo, dunque, né Yom Kippur o Rosh HaShanà.
«POLITICAMENTE CORRETTO». Il distretto di Montgomery County non è il primo a prendere questa decisione: in moltissime scuole le “vacanze di Natale” sono state sostituite dalla “pausa invernale”. Ma in questo caso il Consiglio è riuscito nel difficile compito di far infuriare tutti: cristiani ed ebrei l’hanno accusato di esasperare il «politicamente corretto» per far piacere ai musulmani, i musulmani di «nascondersi dietro al secolarismo» per continuare a sostenere ebrei e cristiani.
«UGUAGLIANZA». La Costituzione americana in linea di massima proibisce di chiudere la scuola per motivi religiosi, a meno che tenerla aperta non danneggi il lavoro. È il caso delle feste ebraiche citate, quando le assenze superano in media il 15 per cento. Non è il caso dell’Eid, quando mancano solo il 5 per cento degli alunni. Resta un interrogativo sul Natale: lo Stato prevede esplicitamente la chiusura per tale festività. Per questo, come riferisce Associated Press, il soprintendente scolastico Joshua Starr aveva consigliato di lasciare il riferimento al Natale ma il distretto non ha voluto saperne, preferendo invece per promuovere «l’uguaglianza».
STATO VUOTO. In Maryland non sono i cristiani o gli ebrei o ancora i musulmani ad aver perso, ma l’intero sistema laico e secolare americano. Quando l’unico modo per unire è eliminare ogni appartenenza e ogni giudizio di valore, e si è visto con quali risultati, ciò che rimane non è uno Stato neutrale ma uno Stato vuoto. Che verrà riempito dal soggetto più forte.


Leome Grotti, Usa. Si avvicina il Natale e le scuole ricominciano a cancellare le feste religiose. Ma la vera sconfitta è la “laicità”, "Tempi", 14-11-14.

Cittadinanza onoraria a Paul Rusesabagina, l’“eroe” di Hotel Rwanda.

Diceva anni fa il filosofo francese E. Lévinas in un’intervista: «Se noi fossimo stati in due, nella storia del mondo ci saremmo fermati all’idea di responsabilità, ma dal momento in cui ci si trova in tre, si pone il problema del rapporto tra il secondo ed il terzo. Alla carità iniziale si aggiunge una preoccupazione di giustizia e quindi l’esigenza dello Stato, della politica. La giustizia è una carità più completa».
Di questi argomenti si discuterà nella prossima “Winter School – L’arte della politica”, che è stata inaugurata ieri con la prima sessione a Rivarolo, nei pressi di Torino. Come sanno i lettori di Tempi, la Winter School è una vera scuola, nata anni fa dall’iniziativa di alcuni docenti e professionisti torinesi per aiutare a formare una consapevolezza politica. Senza discipline di partito o ordini di scuderia, i partecipanti alle tre sessioni residenziali possono ascoltare lezioni di alto livello di argomento storico, giuridico, economico e filosofico attorno a un tema scelto per ogni edizione.
Alle lezioni, tenute da importanti e titolati docenti italiani e stranieri, segue sempre un partecipato e sincero dialogo con i relatori, mentre le serate sono dedicate all’incontro con personalità del nostro tempo: quest’anno il giornalista Domenico Quirico, Corrado Passera ed uno dei protagonisti positivi della tragedia del Rwanda, Paul Rusesabagina, le cui gesta sono state immortalate nel film Hotel Ruanda e al quale, proprio in occasione della Winter School, la città di Torino conferirà la cittadinanza onoraria.
Dopo l’edizione dell’anno scorso dedicata al tema delle “communities” quale ambito irrinunciabile per un adeguato sviluppo della libertà e delle libertà, il tema dell’edizione 2014-2015 è “To be just: questioni di giustizia e di memoria”. Nella situazione odierna l’aspirazione e la realizzazione della giustizia nei diversi ambiti della vita associata (diritto ed economia su tutti) si muovono infatti fra una dimensione “legale” e il necessario alimento delle tradizioni (“memoria”) da cui la mentalità e gli ordinamenti giuridici e politici possono e debbono trarre la loro origine e la loro linfa. Altrimenti la società diventa vittima delle astrazioni di cui giacobinismo e giustizialismo sono fra le documentazioni più evidenti, a tutti i livelli.
Fra gli altri saranno ospiti nelle tre sessioni (14-16 novembre 2014, 23-25 gennaio 2015 e 27 febbraio-1 marzo 2015) il neo giudice costituzionale Nicolò Zanon, Jacques Attali (già consigliere del presidente francese Mitterrand), il prorettore dell’Università cattolica Francesco Botturi, Guido Tabellini, Mathias Girel (Parigi), Lorenzo Cantoni (Lugano), John Zucchi (Montreal) e il presidente della Fondazione Memorial Arsenij Borisovic Roginskij (Mosca).
La Winter School è diventata sempre più un momento significativo di formazione e di confronto, cercando sempre di coniugare respiro ideale e competenze e coinvolgendo nel corso degli anni attori istituzionali di sempre maggior rilievo; la scuola (oltre al sostegno della Regione Piemonte, delle fondazioni bancarie torinesi e di sponsor privati) gode infatti del patrocinio e della collaborazione scientifica di due università (Milano Cattolica e Torino), del progetto Fulbright, delle Fondazioni De Gasperi e Ceur e del Centro Studi Vasilij Grossman.
Rivalutare la politica come dimensione può essere possibile; ambiti liberi, positivi e partecipati come la Winter School lo testimoniano.




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Sotto, video sul genocidio in Ruanda.






















Ebola. Numero verde del Ministero della Salute.

Il Ministero della salute ha attivato, a partire dal 12 novembre 2014, il numero di pubblica utilità 1500 per rispondere ai quesiti dei cittadini sull'epidemia da virus Ebola. 
Il servizio, attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 18.00, compresi sabato, domenica e festivi, prevede due livelli di risposta:
1. il primo, costituito da circa 40 operatori che risponderanno a tutti i quesiti base dei cittadini
2. un secondo, costituito da 60 professionisti sanitari tra medici, veterinari, chimici e farmacisti, i quali risponderanno a domande di carattere tecnico-scientifico.
Il Ministro Beatrice Lorenzin in merito ha dichiarato: “Abbiamo formato appositamente il personale che risponde al 1500 per dare tutte le informazioni che saranno richieste dai cittadini sul virus Ebola. Colgo l’occasione per ribadire che in Italia finora non ci sono stati casi di Ebola, neanche di importazione e che comunque tutte le procedure necessarie per affrontare eventuali criticità che dovessero presentarsi sono  state da tempo attivate. Monitoriamo costantemente la situazione e ribadisco che attualmente qualsiasi allarmismo è ingiustificato”.
Per approfondire consulta l'area tematica Ebola.

Ebola, attivato il numero di pubblica utilità 1500, Ministero della Salute, 13-11-14.
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V. anche  
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/ebola-ministero-salute-attivo-il-numero-verde-1500_2078694201402a.shtml

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=1828

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=1828

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_194_allegato.pdf

http://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_5_1.jsp?lingua=italiano&id=193

Per il presidente turco l'America è stata scoperta da marinai musulmani nel 1178.

L’America non è stata scoperta da Cristoforo colombo nel 1492 ma da «marinai musulmani» più di tre secoli prima, tanto che il navigatore genovese, veleggiando davanti a Cuba, poté addirittura scorgere una moschea in lontananza. Appoggiandosi più sul proprio orgoglio islamico che non su teorie accreditate, lo ha sostenuto da una ribalta internazionale il presidente turco Recep Tayyip Erdogan facendo pure un annuncio: costruirà una moschea a Cuba, se le autorità dell’Avana glielo permetteranno. 

«Marinai musulmani arrivarono in America nel 1178», ha sostenuto Erdogan parlando al primo “Summit dei leader musulmani dell’America latina” svoltosi a Istanbul. Almeno nel resoconto dato dal sito del quotidiano turco Hurriyet, l’ex premier e ora presidente non ha fornito citazioni storiche per affiancare attendibilmente i marinai islamici a quelli vichinghi, portoghesi e islandesi che popolano su internet la «retrodatazione della scoperta dell’America». 

«Nei suoi diari, Cristoforo Colombo ha fatto riferimento alla presenza di una moschea sulla cima di una montagna a Cuba», ha detto però ancora Erdogan, sostenendo inoltre che «la religione islamica era diffusa» già prima dell’arrivo degli europei nel 1492. Il sito inglese dell’autorevole quotidiano turco ricorda che la teoria di una moschea a Cuba era stata diffusa nel 1996 da Youssef Mroueh dell’ «As-Sunnah Fundation of America». Mroueh aveva interpretato come reale, e non solo metaforica come invece ampiamente ritenuto dagli studiosi, una notazione di Colombo circa la forma di un rilievo simile ad una moschea nei pressi di Gibara, sulla costa nord-orientale dell’isola caraibica. «Oggi una moschea starebbe bene sulla sommità di quella montagna», ha sostenuto il presidente turco, che da quasi tre lustri sta facendo leva sulla religione islamica per scardinare il sistema di potere turco basatosi per decenni sul laicismo dei militari. Erdogan ha annunciato che chiederà il permesso di costruire a spese della Turchia una moschea proprio su quel rilievo e ha precisato che ne parlerà subito al «fratello cubano» che ha rappresentato l’isola comunista al summit di Istanbul. 

Hurriyet non precisa che speranze abbia l’iniziativa in un paese laico, dove l’ateismo di Stato è stato abolito solo nel 1992 e i musulmani, secondo uno studio del 2009, sarebbero solo lo 0,1% della popolazione.  

Erdogan prova a riscrivere la storia d’America: “Non fu Colombo a scoprirla, ma i musulmani”, "La Stampa", 15-11-14.

giovedì 13 novembre 2014

Roma Capitale. Di cosa ? 10.

"Prossima fermata Spagna. No, qui non possiamo scendere". Sulla metro A i disabili possono uscire dal treno solo dove c'è il bollino blu con il simbolo della sedia a rotelle accanto al nome della fermata. E' indicato chiaramente sulla tabella delle stazioni: solo 10 delle 27 presenti sulla linea sono accessibili. E nelle altre cosa accade? Puoi utilizzarle solo e soltanto se hai la fortuna di avere un accompagnatore. Ma non uno qualunque, deve avere bicipiti allenati, e sentirsela di sollevarti in carrozzina con tutta la forza che ha per decine e decine di scalini, o, se ti va meglio, a sorreggerti con estrema attenzione sulle scale mobili.
Claudio Palmulli, figlio di Maurizio, il popolare Mister Ok che da 26 anni, ogni Capodanno, si tuffa nel Tevere, ha questa fortuna, e usa le braccia di Simone Carabella, suo compagno di battaglie, per dimostrare a tutti che no, Roma non è una città per disabili. 
Il viaggio di oggi è l'ennesimo per mostrare al mondo intero che le stazioni della metropolitana della Capitale, le stesse che accompagnano ogni giorno i turisti nei luoghi più visitati del pianeta, sono off limits per chi ha disabilità motorie. Claudio ha scelto cinque tra le 17 stazioni incriminate - Flaminio, Spagna, Barberini, Repubblica e Vittorio Emanuele - che alternativamente presentano due opzioni possibili di uscita: normali scalini e scale mobili. 

IL VIDEO DEL VIAGGIO IN METRO

In entrambi i casi, per ovvi motivi, un disabile non può salire o scendere da solo. Ma anche se ha un accompagnatore le cose non cambiano granchè: serve qualcuno che abbia molta forza (Simone Carabella è culturista), sia per sollevarti sulle scale normali, sia per tenerti fermo su quelle mobili. 
"Così non può andare bene, è diritto di tutti poter prendere i mezzi del trasporto pubblico - spiega Claudio - voglio che tutti si rendano conto di quel che prova un disabile in situazioni simili. Il sindaco Marino? Ci abbiamo parlato, aveva promesso uno studio di fattibilità per un montacarichi nella metro Spagna, ma ci vorrà del tempo perché i lavori sono complessi. Infatti nel frattempo abbiamo chiesto con Simone che si impegni per Flaminio". 
Già, un impegno per piazza del Popolo, dove gli interventi per l'accessibilità sono più rapidi da fare, chiesto in una lettera inviata in queste ora al primo cittadino. "Dopo aver appreso della necessità di tempi più lunghi per realizzare la sua completa accessibilità, ritengo che si potrebbe rinviare a un secondo momento questo obiettivo (da raggiungere, comunque, entro la fine del mandato elettorale). Nel frattempo, l'Amministrazione Capitolina potrebbe lanciare un segnale concentrandosi su una piazza meno impegnativa ma non per questo meno importante, ovvero piazza del Popolo".
A farsi promotore della causa, il consigliere a Cinque Stelle, Daniele Frongia, che ha già partecipato alla traversata dello scorso giugno, da Acilia a Montecitorio, e al sopralluogo a piazza di Spagna fatto ad agosto.  "Chiediamo che il sindaco Marino risponda al più presto alla richiesta inerente la stazione Flaminio. Sarebbe un segnale forte di cui la città ha davvero bisogno". 

Messico: nuova strage dei narcos.

Sembrerebbe finito il macabro giallo della scomparsa di 43 studenti messicani. E non certo con un lieto fine. Sembrerebbe, secondo la versione ufficiale della Procura Generale della Repubblica, che gli studenti siano stati fermati, secondo le ordini del sindaco della città di Iguala (ora in manette dopo una breve latitanza), da agenti della polizia locale. Sembrerebbe che questi agenti li abbiano consegnati al gruppo di narcos «Guerreros Unidos». Sembrerebbe che questi criminali li abbiano uccisi per poi bruciare i loro cadaveri e spargere le ceneri in un fiume vicino. Fine della storia. Ma la Procura non ha offerto altre prove che le testimonianze di tre dei presunti assassini (sembrerebbe abbiano confessato). I famigliari dei ragazzi non ci credono. E con loro centinaia di migliaia di messicani. 

Ci sono troppe incertezze, troppe domande ancora senza risposta, a cominciare dall’ordine del sindaco: fermare gli studenti, arrestarli, spaventarli, consegnarli ai narcos, ucciderli? Non si sa. Si sa, invece e da tempo, che questo sindaco (e sua moglie) avevano rapporti con alcuni gruppi criminali. E quindi, si chiedono in tanti, perché non è stato fermato prima? Durante più di un mese, le ricerche dei giovani non hanno prodotto alcun risultato positivo, soltanto il ritrovamento di altre fosse comuni con altri resti di altre persone. Ma non erano gli studenti scomparsi, che in futuro sarebbero diventati maestri nelle scuole rurali del paese. E poi, un sacerdote aveva saputo molti ma molti giorni prima delle autorità che gli studenti erano stati bruciati. Come mai? Secondo padre Alejandro Solalinde, il governo avrebbe cercato di guadagnare del tempo, inseguendo certi indizi fantasmagorici, per placcare le proteste. In fatti, sembrerebbe proprio così. Nel migliore dei casi, e concedendo il beneficio del dubbio, sembrerebbe che le più alte sfere dello Stato non abbiano alcuna possibilità di lottare contro la corruzione e la violenza che da parecchi anni dilagano nel paese. Nonostante, quindi, la versione ufficiale della Procura sull’accaduto, la gente continua a chiedere risposte valide, certezze. 

Il Messico, si sa, ha una lunga tradizione di “sembrerebbe”, di storie che in tanti altri paesi del mondo avrebbero fatto crollare governi, storie mai del tutto chiarite. Ricordiamo solo uno tra i casi più clamorosi. Sembrerebbe che il 23 marzo 1994 uno squilibrato solitario abbia ucciso a Tijuana Luis Donaldo Colosio, candidato alla presidenza e molto probabilmente futuro presidente del Messico, durante un bagno di folla nella corsa finale della campagna elettorale. Fine della storia. Ora, invece, i messicani sembrano veramente stanchi dei dubbi, delle incertezze, dell’insicurezza e della corruzione. Sembrano anche disposti a qualsiasi cosa pur di avere risposte e soluzioni alla sterminata violenza che cancella il futuro dei suoi giovani, il futuro del paese. La rabbia sembra essere scoppiata. Il blocco di aeroporti, centri commerciali e autostrade, l’assalto alle sedi dei partiti politici e dei congressi locali, le mobilitazioni quotidiane -anche violente- in tutto il Messico, le denuncie a livello internazionale e la richiesta delle dimissioni del capo dello Stato sembrano essere soltanto l’inizio. 

Pablo Lombo, 

Messico, esplode la rabbia per i 43 ragazzi uccisi, "La Stampa", 13-11-14.

mercoledì 12 novembre 2014

"La buona scuola". L'ennesimo inganno ?

Quando è stato pubblicato il rapporto governativo su “La buona scuola” abbiamo parlato di un progetto coraggioso con luci e ombre, spingendoci a valutare come positiva la decisione di cancellare dalla scuola italiana i precari e le Gae (Graduatorie a esaurimento) per poter finalmente dar corpo a un piano di sviluppo intenso e di dimensioni inusuali, come promesso più volte. Altre voci avevano invece criticato come contraddittorio con il tanto declamato premio al merito fare l’ennesima immissione in ruolo di migliaia e migliaia di docenti che non hanno mai superato un concorso e, in certi casi, non insegnano da anni. Ora che è possibile mettere l’uno accanto all’altro il rapporto su “La buona scuola” e la legge di stabilità e quindi confrontare le intenzioni con i fatti, la delusione è totale. Cosa dice uno sguardo anche sommario alle cifre? Che la legge di stabilità destina circa un miliardo di euro per il 2015 e 3 miliardi a partire dagli anni successivi per attuare gli interventi previsti nel piano “La buona scuola”, con prioritario riferimento a un piano straordinario di assunzione di docenti e al potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro. Ma tale somma non deriva da stanziamenti freschi bensì da tagli realizzati nello stesso comparto, e nei campi più disparati (incluso quello stesso dell’alternanza scuola-lavoro), senza un criterio riconoscibile se non quello di far cassa per la detta assunzioni di precari. Uno di questi tagli ha sollevato un’immediata e vasta reazione ed è stato fortunatamente ritirato: si trattava dell’idea peregrina di ridurre le commissioni per la maturità a membri tutti interni. Ora nessuno nega che gli esiti dell’esame di maturità non depongono a favore del sistema in corso, visto che praticamente tutti vengono promossi, ma questo rientra in un generale andazzo permissivista che solleva un problema generale di rigore e di responsabilità nel giudizio e che non può essere certamente risolto riducendo le commissioni a soli membri interni, che non fa che andare nella direzione opposta, e oltretutto è pura ipocrisia, perché tanto varrebbe dire chiaro e tondo che si vuole cancellare l’esame di maturità riducendolo allo scrutinio finale. Questo taglio è stato ritirato ma non c’è affatto da star certi che non venga riproposto in altra sede e che si cerchi anche di far cassa con una sconsiderata riduzione dei licei a quattro anni, presentata come una “riforma”.
Diversi esperti hanno analizzato i due documenti mettendone in luce le contraddizioni e non intendiamo entrare nei dettagli tecnici evidenziati. Ci limitiamo ad alcuni casi emblematici. Il documento “La buona scuola” critica i tagli al Fondo per il miglioramento per l’offerta formativa mentre la legge di stabilità lo riduce di 30 milioni a partire dal 2015. Altri fondi volti alla valorizzazione dei docenti che si dimostrano attenti al miglioramento della qualità dell’insegnamento in classe sono tagliati. In linea generale, i pomposi propositi del piano “La buona scuola” vengono ridotti dalla legge di stabilità a una serie di tagli a pioggia in cui è difficile riconoscere alcun criterio razionale se non quello di rastrellare denaro per l’assunzione di precari. In tal modo, si da ragione a chi sostiene che tutto rischia di ridursi a un’operazione clientelare con cui si conquista il consenso di alcune centinaia di migliaia di persone, con le loro famiglie, a spese di un sistema allo stremo che viene ulteriormente affamato e umiliato.
Resta l’aspetto della valutazione e del premio al merito su cui le intenzioni governative destano ampie riserve, non solo perché il premio al merito dovrebbe avere effetti concreti sugli stipendi soltanto tra diversi anni producendo intanto altri cospicui risparmi a spese del comparto, ma perché non crediamo minimamente nel valore delle autovalutazioni basate su una massa enorme di scartoffie (sia pure informatiche). Chiunque non voglia ingannare sé stesso e gli altri sa benissimo che non vi sono indicatori per autovalutarsi – quale che sia la competenza dei tecnici dell’Invalsi in merito, finora tenuta al riparo da qualsiasi valutazione – che non possano essere agevolmente aggirati. Tutta questa gigantesca operazione si ridurrà assai probabilmente nel precipitare sulla testa della scuola l’ennesimo aggravio di un’inutile burocrazia, a spese, come al solito, dell’impegno didattico, che sembra ormai divenuto l’ultimo degli optional. E oltretutto c’è da capire se anche questo discutibile sistema vedrà la luce nei tempi previsti, dato che oggi scade al termine per la consegna degli indicatori. L’unico sistema accettabile, e cioè quello dei nuclei di valutazione ispettivi è rinviato al 2015/16 per massimo del 10% degli istituti, il che è quanto dire che siamo nella nebbia più fitta.
Questa deprimente situazione si verifica in un contesto in cui il ministero dell’istruzione sembra essere allo sbando. Ne è testimonianza l’ultima surreale vicenda dei numeri del TFA (Tirocinio formativo attivo) che sono fissati dal ministero e ripartiti tra le università da apposite commissioni. Risulta che in alcune regioni l’intero numero sia stato occupato da un’università on-line, che ovviamente non ha problemi di aule e può offrire anche rette convenienti, col risultato che il numero previsto dal ministero è raddoppiato e ci si trova di fronte a un caos ingestibile, con il prevedibile contorno di ricorsi e di blocchi infiniti.
Frattanto, c’è chi è andato alla Leopolda a dire che la cultura umanistica ha fatto il suo tempo e la scuola deve diventare “cool” e “figo”. Purtroppo è una profezia già avverata: qui di cultura, umanistica e non, non resta più nulla. Ma non c’è neppure nulla di “cool” e di “figo”. Non c’è affatto bisogno di essere un gufo, ma soltanto a un allocco può scappare da ridere ignorando la depressione che invade l’intero settore dell’istruzione, incluso quello dell’università che, come se non bastasse, è anch’esso sottoposto a ulteriori tagli a pioggia.

Giorgio Israel,  Scuola e legge di stabilità: c'è solo spazio per la depressione…, "Blog di Giorgio Israel", 3-11-14.

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Sotto, due video relativi ad Israel:



Piattaforme web per comprare e vendere libri usati.

Per alleggerire gli scaffali della propria libreria, liberarsi di vecchi libri che non sapete più dove mettere o vendere i vecchi volumi di scuola e dell’università, non è più necessaria la processione tra le librerie dell’usato, portando la croce di pesanti scatoloni. Basta accendere il computer o lo smartphone. 
PickMyBook  
Particolarmente interessante la proposta di PickMyBook , piattaforma web pensata per comprare e vendere libri usati, che dall’esordio nel mese di settembre, ha già superato i 2200 iscritti e i 6400 volumi disponibili. Da poche settimane inoltre, il progetto della diciottenne Arianna Cortese è diventato anche un’app disponibile per iOS e per Android. 
Il funzionamento è semplice: il venditore può caricare i libri da vendere, senza limiti su anno di pubblicazione, numero di volumi e genere, spaziando dalla narrativa alla saggistica, alla scolastica. Unico vincolo per il venditore, caricare le fotografie di tre pagine scelte in modo casuale, per permettere di valutare lo stato del libro. Chi è in cerca di un determinato titolo potrà inserire diversi parametri, quali prezzo e distanza, attraverso un sistema di geolocalizzazione dei volumi. PickMyBook non prevede spedizioni, ma lo scambio manuale: chi acquista contatta direttamente il venditore e si mette d’accordo su data e luogo della consegna e del pagamento. 

Booketplace  
Una filosofia simile a quella di PickMyBook è alla base di Booketplace che si propone di creare un mercato per libri e manuali usati, mettendo in contatto diretto chi vende e chi cerca un libro. 
Booketplace è una piattaforma online, accessibile anche su AppStore per iOS e a breve anche su Google Play, per gli utenti Android. Il target di riferimento sono gli studenti, dalle scuole alle università. 
Il sistema permette di filtrare le ricerche a seconda dell’ateneo, dall’istituto o del polo universitario, offrendo i risultati migliori anche da un punto di vista territoriale. Inoltre l’app presenta una vocazione sociale, “virale”, che ruota attorno alla piattaforma, ma anche fisica, favorita dalla rete di contatti e incontri che Booketplace può instaurare in un polo universitario. 
Il funzionamento è immediato e intuitivo: ci si registra, creando un nuovo profilo privato o accedendo via Facebook, e si accede a una schermata, che presenta sei icone: Profilo; Ricerca libri, per chi deve acquistare un volume; Vendi libri, dove inserire il codice ISBN del volume e il prezzo di vendita; Transazioni, Notifiche e Crediti, dove è possibile monitorare le proprie attività. 

BookSkool  
È invece indirizzato a scuole e università BookSkool , un’applicazione web che funge da mercatino dei libri scolastici online, dove gli studenti delle scuole che hanno aderito al servizio possono scambiare e vendere i libri usati. 

Una volta attivato il servizio dall’Istituto, gli studenti possono registrarsi gratuitamente e accedere alla propria bacheca, dove potranno inserire e modificare gli annunci di vendita, aggiungere i propri dati personali per essere contattati dagli studenti interessati; cercare in modo semplice e intuitivo i libri che servono, valutando le condizioni del volume e la vicinanza del venditore. E i mercatino è aperto 24 ore su 24. 

ComprovendoLibri  
Comprovendolibri è uno dei decani del settore, attivo dall’autunno del 2000. Il sito offre un servizio gratuito e senza intermediari per la compravendita di libri usati, una sorta di motore di ricerca di titoli e autori. 
Per vendere libri ci si deve registrare e creare la propria lista di titoli di cui ci si vuole liberare. Inoltre per i venditori, le pagine Spedire un libro Metodi di pagamento offrono consigli utili su come affrontare l due questioni. Per chi cerca un volume è sufficiente inserire titolo o autore nel campo di ricerca, se il titolo è disponibile verrà visualizzato in un elenco, in cui sarà indicata anche la città in cui è messo in vendita e il suo stato di conservazione. Nella sezione “Chi cerca trova”, a cui si accede previa registrazione, è possibile inserire un titolo non in catalogo, in una lista di desiderata; non appena il volume sarà disponibile, verrà inviato un messaggio al potenziale acquirente. 

Libraccio  
Filosofia simile per il Libraccio , che nasce da un’iniziativa congiunta di Libraccio, la più grande catena di librerie specializzate sui testi scolastici, e IBS.it, la più grande libreria italiana online. 
La piattaforma permette di acquistare testi scolastici nuovi a prezzi più bassi e libri usati con scoti fino al 55%. Per navigare sul sito è possibile usare la rapida funzione di ricerca oppure, per i libri scolastici, grazie a un accordo con l’Associazione Italiana Editori, è sufficiente selezionare la classe frequentata e visualizzare i titoli adottati. 

Luca Indemini,  Il mercatino dei libri usati diventa virtuale , "La Stampa", 11-11-14.

martedì 11 novembre 2014

Roma Capitale. Di cosa ? 9.

Si è guadagnato il titolo di incompiuta più costosa d’Europa. Ieri il metrò del Giubileo è partito con quattordici anni di ritardo e un imprevisto: il convoglio delle 5,30 si è bloccato quattro fermate prima del capolinea di Pantano-Montecompatri (zona Castelli romani). Uno stop di 11 minuti alla stazione Due Leoni-Fontana Candida. «Il treno si è fermato alcuni minuti per consentire la soluzione di un problema tecnico proprio per evitare limitazioni e completare la corsa», si è poi giustificata l’Atac.  

C’è sempre stato troppo ottimismo sulla linea C. Quando negli Anni 90 fu messo a punto il progetto in preparazione dell’Anno Santo, nelle periferie romane le case guadagnarono subito valore. Errore. C’era ancora da scavare quasi un quarto di secolo dribblando scandali e bocciature tecniche degli standard di qualità. Sarà forse per lo stupore che ieri centinaia di curiosi hanno immortalato con selfie l’esordio della metro C. Un’opera all’avanguardia gravata da due inchieste: una dei pm della Capitale, una della Corte dei Conti per un danno erariale di 364 milioni di euro. Tra polemiche e carte bollate, i suoi cantieri sono parte del paesaggio delle borgate romane. L’obiettivo è aprire la seconda tratta (Centocelle-Lodi) nei primi mesi del 2015 e poi fino a San Giovanni. Poi ancora Colosseo, piazza Venezia fino a San Pietro. L’opera, ultimata, potrebbe raggiungere i 4 miliardi di costi e i 25 km di percorso: 160 milioni a chilometro. Ma è comunque una svolta storica per la mobilità urbana: i pendolari non dovranno più districarsi tra coincidenze di autobus e tragitti alternativi.  

Una rivoluzione per i popolosissimi quartieri-dormitorio attorno all’Urbe. Per curiosa coincidenza Roma inaugura con 14 anni i di ritardo la sua terza linea metropolitana (la più lenta e costosa d’Europa), mentre Milano festeggia il mezzo secolo della «mm rossa».  

La linea doveva essere pronta per il Giubileo, ma tra ritardi, variazioni di percorso, inchieste della magistratura, costi schizzati (per ora) a due miliardi di euro, solo ora migliaia di passeggeri possono viaggiare sul tratto che collega Pantano sulla Casilina a Centocelle, periferia est. Ieri ha aperto i battenti la strada ferrata finora paralizzata da stop della commissione tecnica del ministero dei Trasporti e inchieste della procura. Un calvario burocratico: autorizzazioni del ministero, convocazioni della direzione generali per il trasporto pubblico locale, verifiche sul campo, passaggi alle commissioni sicurezza e agibilità, abilitazione dei dipendenti, sopralluoghi dell’ufficio Ustif delle Infrastrutture. Sono collegati quartieri finora confinati ai margini della capitale. 

Centocelle, Alessandrino, Torre Spaccata, Torre Maura, Borghesiana, Finocchio. L’intero tracciato si sviluppa parallelo alla via Casilina. I treni non hanno conducente e sono controllati da una postazione remota. Ma prima di essere inaugurata, la C si era allagata con il nubifragio che ha colpito Roma la scorsa settimana: l’acqua è arrivata negli atri delle stazioni Giardinetti e Grotte Celoni. Il procuratore della Corte dei Conti del Lazio ha contestato un danno per l’erario tra il 2006 e il 2010 a causa del rinvio dei lavori e di un aumento dei costi di 364 milioni. Negli snodi di San Giovanni e Colosseo, Italia Nostra certifica ritrovamenti archeologici nel sottosuolo e rischi per la stabilità del monumento più famoso di Roma.  

Giacomo Galeazzi, Roma, ecco il metrò più caro: 160 milioni al chilometro, "La Stampa", 10-11-14-

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E’ l’opera pubblica più costosa dal dopoguerrama è impraticabile per i disabili con carrozzina. Un dislivello di quasi otto centimetri fra la banchina e il treno della Metro C di Roma impedisce alle carrozzine l’accesso ai vagoniSe non con l’aiuto di un addetto o un accompagnatoreE’ la triste scoperta a pochissimi giorni dall’inaugurazione (con l’inconveniente di un treno fermo per quattro stazionidella nuova linea di metropolitana della Capitale. Le telecamere de ilfattoquotidiano.it hanno accompagnato Alessandro Crescenzi, disabile in carrozzina elettrica, nel viaggio sul primo tratto della linea verde: 15 stazioni per12,5 km per un costo complessivo stimato attorno ai 3,7 miliardi di euro (nel 2007 l’appalto fu aggiudicato per un prezzo di 2,7 miliardi poi il costo è lievitato fra rallentamenti e ricorsi). Si parte dalla fermata Finocchio, a pochi passi dall’abitazione di Crescenzi. Una volta in banchina è necessario chiamare un addetto dell’Atac, l’azienda del trasporto locale romano,  per salire il gradino ed entrare finalmente nel treno.  “Ma con tutto quello che è costata questa maledetta metro – si infuria Crescenzi – ci avrebbero pagato il taxi e pure il maggiordomo”. Per non parlare degli ascensori, quello di Grotte Celoni, ad esempio, è fuori servizio. “Ieri è venuto mio padre a trovarmi in stazione e ha notato subito il gradino, qui per ora un disabile da solo non sale. E’ un problema lampante – dice un addetto dell’azienda – lo abbiamo segnalato e credo che cercheranno di risolverlo”. “Ci credo poco – è il commento di Crescenzi – se si volesse eliminare questo dislivello, i costi lieviterebbero ancora di più. Quello che so è che non prenderò la Metro C, se non mi aiuta qualcuno sul treno non salgo”. Tra i primi a esprimere critiche sulle barrire architettoniche era stato a La Repubblica l’assessore allo Sport del Comune di Roma Luca Pancalli (anche lui disabile in carrozzina) che aveva ha spiegato: “Difficile la fruizione per chi non è autonomo, il dislivello tra la banchina e il treno crea problemi alle persone disabili. Quando c’è tanta gente però non c’è il dislivello perché il peso mette allo stesso livello la banchina con il treno”. Ma gli addetti dicono il contrario.
Annalisa Ausilio,  Metro C di Roma, disabili in carrozzina: ‘Impossibile salire, dislivelli e ascensori fuori uso’,  "Il Fatto Quotidiano", 11-11-14.
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Sotto, filmati sulla metro C e su quella di New Delhi :