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domenica 27 aprile 2014

La scuola in Cina.


Altri video sulla scuola in Cina, dedicati ai responsabili della nostra politica scolastica  (con l'auspicio che ne traggano i dovuti suggerimenti).





















giovedì 24 aprile 2014

I danni provocati sui giovani dai social network.








I nostri ragazzi possono gestire molteplici contatti su Facebook, Twitter o WhatsApp ma non sarebbero in grado di sostenere una classica conversazione. Lancia l’allarme Paul Barnwell, americano, professore di Storia medievale, che racconta accorato nel magazine «The Atlantic» il comportamento dei suoi studenti. I ragazzi, come molti loro coetanei in gran parte del mondo, siedono in classe con le mani sotto al banco e maneggiano furiosamente gli smartphone per controllare quello che accade sui loro social network, o per interagire con i loro contatti online.  


Il docente decide quindi d’interrompere questa loro attività che giudica compulsiva, li richiama all’attenzione e lancia l’idea che vorrebbe impegnarli in una conversazione. Esplode il panico, gli studenti costretti ad alzare gli occhi dai loro display sono presi da crisi d’astinenza preventiva, qualcuno di loro già agguanta il telefonino temendo di doversi separare dalla sua protesi per comunicare.  
 
La preoccupazione del professore è proprio legata all’inseparabile appendice che ogni studente sembra avere incorporata. Lui si chiede come quei ragazzi potranno mai sostenere una vita di relazioni tra esseri umani, quando saranno obbligati a interagire de visu, senza emoticon, senza i binari obbligati di una chat di un messenger, fuori dal loro habitat congeniale, dove basta metter un «like» per esprimere un consenso.  
Il prof Barnwell è preoccupato perché in tutti i laboratori scolastici, in cui vede impegnati i suoi allievi con gli strumenti di produzione di pensiero digitale a loro familiari, non può fare a meno di osservare la loro incapacità di uscire da uno schema di relazione condizionato da quegli oggetti tecnologici. Insomma il professore va alla ricerca dell’equazione umana perduta, perché sono le macchine a stabilire le regole.  
 
È facile immaginare che le sue siano domande che universalmente gli insegnanti si pongono, ogni giorno e in gran parte delle scuole tradizionalmente strutturate. L’impressione è che raramente il fisiologico divario generazionale abbia posto adulti e ragazzi in territori così inesorabilmente distanti. Questo per lo meno sembra ascoltando le grida di dolore di quanti invochino la perdita di senso critico, l’incapacità di relazione profonda in nome di semplice «connessione» (scomodiamo persino il vecchio prof. Zygmunt Bauman, profeta della «società liquida»).  
 
È indubbio che negli ultimi due decenni l’umanità, dal punto di vista delle sue possibilità di relazione, abbia fatto un salto evolutivo mai accaduto nella sua storia precedente. Immaginiamo solamente quale sia la massa di persone che oggi possiamo raggiungere subito, perché memorizzate nella sim card del nostro smartphone, incomparabile con i nomi scritti a penna nell’agendina che si portava nella tasca della giacca un nostro coetaneo fino a metà degli Anni Novanta.  
 
Tutto questo cambia sicuramente la nostra attitudine a comunicare e le nostre regole di comunicazione. Non significa che siamo «meno umani», anzi la nostra umanità viaggia più veloce e si afferma in maniera più potente, perché ci siamo consapevolmente evoluti. Purtroppo i nostri apparati di tradizionale trasmissione del sapere sono rimasti un passo indietro, in gran parte dei casi in mano a chi difende il proprio fortino in nome di un’umanità usurpata.  
 
Spesso non basta mettere nelle aule un po’ di tecnologia per essere al passo; mi ha confessato mio figlio liceale che l’uso migliore della Lim ministeriale, la Lavagna interattiva multimediale che campeggia nella sua classe, avviene durante la ricreazione. L’insegnante esce, mentre addentano il panino gli studenti si sparano YouTube nel grande schermo e commentano tutti assieme i video che più li appassionano. Faranno anche un po’ di casino, ma nelle cinque ore in cui devono solo ascoltare e rispondere a domande su quello che hanno imparato leggendo un libro, è quella l’unica occasione che i ragazzi hanno di «conversare». 



Gianluca Nicoletti,  Perduti dentro un tweet, i ragazzi non conversano più., "La Stampa", 25-04-14.

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Droghe 'leggere'. La Lettonia dà il buon esempio.

Dopo la legge entrata in vigore pochi giorni fa sul divieto della vendita di quelle che venivano finora considerate “droghe legali” in Lettonia, adesso il ministro Rihards Kozlovskis prevede anche pene amministrative per chi affitta edifici in cui vengono vendute “sostanze psicoattive”.
In questi ultimi mesi c’è stata in Lettonia una forte campagna per portare alla luce il fenomeno delle droghe leggere vendute fino a poco tempo fa in modo legale, ma che spesso causano a chi ne fa uso forti malesseri e gravi conseguenze alla salute.
Per questo la campagna contro la vendita e l’uso di queste sostanze ha avuto un forte impatto nell’opinione pubblica lettone, tanto da aver portato a modificare la legge penale che dal 9 aprile prevede sanzioni penali contro chiunque venda “sostanze psicoattive” la cui manipolazione è vietata o limitata.
Ma oltre alle conseguenze penali per chi vende queste sostanze, adesso il governo lettone spinge per colpire almeno a livello amministrativo e pecuniario anche gli affittuari dei luoghi dove si verifica lo spaccio di tali sostanze.
Per questo il ministro dell’interno Kozlovskis avrebbe previsto sanzioni da 280 a 700 euro per le persone fisiche, e da 1400 a 7000 euro per le persone giuridiche, che siano coinvolte nel traffico di queste sostanze, sia affittando stanze o negozi adibiti a questo commercio, sia per chi collabori allo stoccaggio e al trasporto di queste sostanze.


lunedì 21 aprile 2014

Impariamo il linguaggio dei computer.

   
Il linguaggio dei computer e la scuola italiana: qualcosa si muove, tra ritardi delle istituzioni ed esempi virtuosi. Perché è qui che si gioca il futuro (non solo lavorativo) dei giovanissimi

“Non comprate un nuovo videogame: fatene uno. Non scaricate l’ultima app: disegnatela. Non usate semplicemente il vostro telefono: programmatelo”. 
Così, in un recente discorso, il Presidente Barack Obama si è rivolto agli studenti americani per stimolarli a imparare un nuovo linguaggio, quello della programmazione – il cosiddetto “coding” –, sostenendo la campagna “Hour of Code ”, lanciata da Code.org per la diffusione delle scienze informatiche. 


                                            



A fronte di questo quadro come si sta muovendo la scuola italiana? Quanto spazio trova la programmazione nelle aule? Come spesso accade nel rapporto tra scuola e digitale ci si trova di fronte a una realtà molto sfaccettata, lasciata per lo più all’iniziativa individuale o a progetti locali. 

Proprio sull’onda dell’iniziativa “Hour of Code”, Nubess , azienda insediata nel polo tecnologico lucchese, lo scorso dicembre ha portato la programmazione nelle classi dei licei paritari Esedra . “Abbiamo rivolto la nostra attività alle classi quarte e quinte, attraverso il gioco abbiamo cercato di introdurre i ragazzi alle regole basilari della programmazione – spiega Stefano Struia di Nubess –. Si è trattato più che altro di una lezione simbolica, ma l’operazione è stata accolta bene dalla scuola, è stata la scintilla che speriamo possa dare un seguito più strutturato all’iniziativa”. 

Sicuramente più strutturata e articolata la situazione in Piemonte, dove una grossa spinta all’insegnamento e all’utilizzo del coding nelle classi arriva dal lavoro congiunto di CSP e dell’Associazione Dschola . “Dopo aver puntato nel 2010 su processing e schede open source Arduino , ci siamo accorti che si trattava di un linguaggio non adatto a ragazzi di 14 anni – spiga Eleonora Pantò , Direttore di Dschola e Digital Media and Content Manager al CSP –. Così siamo passati a Scratch , che si è rivelato decisamente più abbordabile, soprattutto se abbinato all’idea del videogioco”.  

Il canale per entrare nelle scuole è l’Italian Scratch Festival , nato nel 2012 con l’intento di “incentivare l’insegnamento e l’apprendimento dell’Informatica avvicinando alla programmazione in modo creativo gli studenti del biennio delle scuole secondarie superiori”. I ragazzi partecipanti sviluppano videogiochi (qui un esempio dei lavori realizzati nel 2012) e dopo una selezione nazionale si confrontano nella finale in occasione dello Scratch Day (quest’anno il 17 maggio all’ITI Majorana di Grugliasco). 

Tra i più assidui partecipanti all’evento, l’Istituto Istruzione Superiore Vallauri di Fossano, dove la programmazione è di casa da almeno 4 anni. “Usiamo Scratch fin dal primo anno, per permettere ai ragazzi di impratichirsi dei concetti base in modo semplice e ludico – spiega Alberto Barbero, docente di Informatica –. Realizziamo videogiochi come sparatutto, tennis, ping pong, corse delle macchine; per farlo si deve ricorrere a strutture informatiche di base, si impara quasi senza accorgersene”. Dal secondo anno si lavora con App Inventor , fratello maggiore di Scratch, anch’esso sviluppato dal MIT di Boston , fino a sconfinare nei fondamenti della robotica, attraverso la programmazione di Arduino, sempre utilizzando Scratch.  

Mentre Oltreoceano Stem Center ha lanciato una campagna su Kickstarter per Pi-Bot , un robot basato su Arduino utilizzabile per insegnare agli studenti come costruire e programmare il proprio robot, il Bel Paese non sta a guardare. Come dimostrano i vincitori dell’edizione 2013 del premio organizzato dal CSP, Innovation & Creativity 4school : il team dell’ITI Fauser di Novara ha presentato il WiFi Kinetic Rover, controllato, grazie a una scheda Arduino, tramite controllo vocale e attraverso i movimenti della mano. 
Altri interessanti esempi di applicazione di Scratch alla robotica, sono offerti da CoderDojo Roma, che ha partecipato alla Roma Cup di robotica, dando vita a laboratori di programmazione specifici all’interno delle scuole secondarie della capitale, ma anche dall’IC Marco Polo di Fabriano. Qui, nel 2013, Maria Beatrice Rapaccini, attualmente insegnante di matematica in una scuola professionale di Jesi, ha avviato laboratori di programmazione applicata alla robotica, che hanno riscosso grande entusiasmo tra gli studenti.

 

Linguaggio di programmazione estremamente duttile, Scratch viene utilizzato tanto nelle superiori quanto nella scuola primaria. Si rivolgono proprio ai bambini dai 7 anni gli appuntamenti di CoderDojo , movimento nato in Irlanda nel 2011, che si occupa di organizzare incontri gratuiti per insegnare ai ragazzi a programmare. “Usiamo il metodo ‘learning by doing’: dopo un breve tutorial introduttivo, si impara facendo le cose – spiega Agnese Addone, membro di CoderDojo Roma e maestra presso l’Istituto Comprensivo Alfieri Lante della Rovere di Roma –. L’aspetto più interessante è che i bambini sono immersi in un ambiente logico matematico, ma possono dare libero spazio alla creatività e alla fantasia. Il commento tipico dei bambini al termine di un ‘dojo’ è: mi sono costruito un gioco da solo”. E ritorna il passaggio caldeggiato da Obama: da utenti passivi della tecnologia a produttori attivi di contenuti.  

L’Addone ha portato l’esperienza accumulata con CoderDojo all’interno delle sue classi: “Scratch è un linguaggio open source e permette dunque condivisione e remix, ossia il riuso del codice sorgente realizzato da qualcun altro. Si tratta di due elementi fondamentali, con la condivisione posso mostrare quello che ho creato, col remix posso copiare in modo creativo, non rubo un’idea, riconosco il valore dell’attività dell’altro e l’arricchisco”. Inoltre i bambini si trovano a familiarizzare con la logica e, pur non avendolo ancora studiato, si muovono con disinvoltura sul piano cartesiano. “La programmazione diventa uno strumento prezioso nella didattica, non solo per le competenze digitali anche molto avanzate che i bambini acquisiscono già dal quarto anno della scuola primaria, ma perché li stimola moltissimo, li rende più autonomi e spesso anche quelli che sembrano ostacoli, diventano elementi stimolanti – spiega l’Addone –. In classe, ho un computer per 20 bambini, ci siamo organizzati, è diventato un importante esercizio di didattica collaborativa e funziona. Quando vogliamo lavorare tutti assieme facciamo attività di coding unplugged , offline, usando oggetti concreti al posto delle linee di codice”. 

Condivide lo stesso percorso tra scuola primaria e CoderDojo, Caterina Moscetti , che insegna all’Istituto Comprensivo di Sigillo , in provincia di Perugia. “A scuola uso la programmazione per far passare contenuti didattici; con i bambini di terza abbiamo realizzato animazioni in Scretch per sviluppare l’apprendimento della lingua inglese – racconta la Moscetti –. Basta fornire le prime basi di programmazione, poi i bambini vanno avanti da soli”.  




  
Insomma, gli esempi virtuosi non mancano, nemmeno i risultati, quello che manca è fare sistema di tutte queste esperienze. “La programmazione non esiste nel curricolo scolastico, questo è un gap da colmare – sottolinea Agnese Addone –. I programmatori scrivono una lingua che si parla in tutto il mondo, non possiamo permetterci di rimanere isolati”. 

La “lingua” del coding, nella scuola, non si declina solo su Scratch. È molto utilizzato, soprattutto nel scuole del centro Italia, il manuale “Passo dopo passo impariamo a programmare con Python” , nato nel 2009 dal lavoro di Aurora Martina, Angelo Raffaele Meo, Clotilde Moro e Mario Scovazzi e testato con gli alunni della scuola media Peyron – Fermi di Torino, che, come si legge nei ringraziamenti: “hanno fatto allegramente da cavie, tuffandosi per la prima volta nel profondo mare della programmazione. P. S.: nessuno è annegato”. 

L’iniziativa è partita da un’idea del Professor Meo, che voleva trovare un modo per valorizzare l’importanza della logica e del ragionamento nei processi di apprendimento. La programmazione risponde proprio a questa esigenza. “Abbiamo scelto Python innanzitutto perché è un software open source – spiega Mario Scovazzi –. Sicuramente è un linguaggio più complesso rispetto a Scratch, soprattutto all’inizio i ragazzi devono faticare un po’, ma offre poi grandi potenzialità”. “Python oggi viene usato per scrivere moltissime app, è impiegato in attività di robotica e importanti software del Cern sono programmati in Python”, aggiunge il Prof. Meo. 

La scelta si è rivelata lungimirante e le risposte sono state positive fin da subito. “Non si insegnano gli algoritmi ai ragazzi, ma dando loro gli elementi per sviluppare un ragionamento logico è il ragazzo stesso che arriva a creare l’algoritmo che gli serve; e questo mi sembra un ottimo risultato – sottolinea Clotilde Moro –. Se poi vogliamo riuscire a colmare il grave gap informatico che ci caratterizza, temo che non basti la riforma del sistema scolastico; bisognerebbe rivedere la mentalità di chi ha potere decisionale e di molti docenti, ancora troppo analogica”.

Luca Indemini,  Programmare ?  E' un gioco da bambini., "La Stampa" del 16-04-14.

domenica 20 aprile 2014

Borse di studio per l'Università "Niccolò Cusano".


Da Unicusano Borse di studio per i primi 600 iscritti

Parte il conto alla rovescia per il 'Click Day'. L'Università Niccolò Cusano lancia un'iniziativa a favore del futuro degli studenti, offrendo 600 borse di studio per un valore di 19.200.000 di euro ai maturandi dei Comuni di Roma e Fiumicino. Come fare per aggiudicarsele? Basta essere veloci: avranno infatti diritto all'assegnazione delle borse di studio per l'iscrizione ad un "Corso di Laurea con percorso Plus" esclusivamente le prime 600 domande che a partire dalle ore 16.00 del giorno 15 maggio 2014 perverranno via Pec all'indirizzo unicusano@pec.it, dalle Pec private dei candidati.
L'iniziativa è stata presentata questa mattina presso l'aula magna dell'Ateneo alla presenza di Stefano Bandecchi, Ad dell'Universita' Niccolo' Cusano, del Presidente del Cda, Stefano  Ranucci; del Rettore dell'Unicusano, Fabio Fortuna; del responsabile del sito www.skuola.net., Daniele Grassucci. Hanno portato i loro saluti Mirko Coratti, presidente dell'assemblea  capitolina; Paolo Masini, assessore allo Sviluppo delle Periferie, Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma Capitale; Mario Rusconi, vicepresidente nazionale e presidente del Lazio  dell'Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola.    Nello specifico saranno 175 le borse di studio erogate per la facoltà di Economia e altrettante per quella di Giurisprudenza; 150 per Scienze Politiche; 50 per Ingegneria Industriale e 50 per Ingegneria Civile. Ogni borsa di studio coprirà  totalmente la retta d'iscrizione prevista per i 5 anni di corso (2.400 euro l'anno) a cui si aggiungeranno i due corsi di lingua straniera (inglese e cinese) dal valore annuo di 2.000 euro ciascuno, che i borsisti seguiranno nell'arco dell'intero percorso accademico.
Cosa offre la borsa di studio - Coloro che riusciranno ad accreditarsi tra i 600 borsisti avranno diritto all'esonero (con esclusione della tassa regionale annuale per il Diritto allo  Studio) dal pagamento delle rette per l'anno accademico 2014-2015 e per i 4 anni accademici ad esso successivi, utili per il conseguimento della laurea triennale piu' biennio specialistico o della laurea magistrale a ciclo unico.
Che requisiti bisogna avere per accedere alla borsa di studio - Potranno accreditarsi per conseguire una delle suddette seicento borse di studio coloro che conseguiranno il diploma di istruzione  secondaria superiore nell'anno accademico 2013-2014 presso un istituto del Comune di Roma o di un Comune confinante (Fiumicino, Ciampino, Fonte Nuova, Formello, Riano, Sacrofano, Monterotondo, Mentana, Frascati, Castelnuovo di Porto, Marino, Grottaferrata, Morlupo, Albano Laziale, Capena, Castel Gandolfo, Pomezia,  Campagnano di Roma, Guidonia Montecelio, Monte Porzio Catone, Anguillara Sabazia, Ariccia, Fiano Romano).
Che cos'è un corso di laurea con percorso Plus - I Corsi di Laurea con Percorso Plus della Niccolò Cusano sono corsi di laurea tradizionali corredati da una serie di attività didattiche che ne accrescono l'efficacia. Tali attività riguardano corsi di lingua inglese e cinese che lo studente avrà la facoltà di frequentare in presenza, secondo un calendario stabilito; corsi e attività mirati a sviluppare le competenze trasversali e risorse personali che permetteranno di tradurre le conoscenze in comportamenti efficaci; attività di comunicazione e divulgazione sviluppate sotto la guida di esperti del settore della comunicazione.

Redazione Roma Today, Da Unicusano borse di studio per i primi 600 iscritti, Roma Today del 18-04-14.

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Sotto, quattro video sull' Università  "Niccolò Cusano"   (i primi due sono dedicati in modo specifico all'iniziativa): 



sabato 19 aprile 2014

Bestiario giovanile. La 'moda' del knockout.


L’ennesima moda violenta, quella “importata” dall’estero da alcuni giovani della Capitale. Si chiama “Knockout”  e consiste nello stendere a terra con un pugno un passante inconsapevole, filmare tutto e pubblicare on line il video.
Una moda made in Usa che sta prendendo piede soprattutto nelle vie di Trastevere tra ragazzini dai 15 ai 18 anni e che si verifica quasi quotidianamente.
“Sono giovanissimi, italiani. Si sballano, bevono, fumano canne e poi sbucano da quella via e partono con le aggressioni ai passanti”, spiega Alex, gestore dell’ osteria “Il Vicolo” in vicolo del Cinque a Repubblica.it.
I bulletti quindi si ubriacano, poi partono in gruppetti e colpiscono i passanti senza nessun motivo particolare: un pugno in faccia e li lasciano stesi a terra sanguinanti. E nel quartiere tra commercianti e residente cresce notevolmente il malcontento,  Stefania Porcelli, titolare del ristorante “Da Checco” sempre a Repubblica, denuncia la troppa elasticità di alcuni commercianti nel vendere alcool ai minorenni:
“…negli ultimi sei mesi qui a Trastevere hanno aperto sei mini supermarket che vendono unicamente alcolici, soprattutto a minorenni. Qui i controlli vengono, eccome. E se qualcuno sgarra la Municipale, giustamente fa multe. Peccato che sbaglino gli orari degli interventi. Perché il vero inferno nel quartiere avviene dall’una alle cinque del mattino, quando noi commercianti storici chiudiamo e restano aperti gli altri locali. Lo sballo commerciale è la vera piaga che dà modo a queste schiere di ragazzini, che vomitano da ogni parte e li vedi in condizioni da far accapponare la pelle, di fare ciò che vogliono. Noi residenti siamo pronti a metterci al tavolo con le istituzioni per portare avanti una legalità che ormai qui è un ricordo lontano”.
Ancora una volta, insomma, dall’estero importiamo sempre il peggio.

Trastevere, è di moda il Knockout: pugni in faccia ai passanti senza motivo,  Roma Blogosfere, 31-03-14.

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Segnalato da Sara Neri  (1^ As)
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Scuole a confronto: Danimarca e Cina.


Due video su altrettanti sistemi scolastici.
Il primo riguarda l' Ørestad Gymnasium di Copenhagen, che ha deciso di adottare una sperimentazione in versione Disneyland  (e con uno schema architettonico quantomeno discutibile), tra l'altro abolendo le classi, i libri cartacei e utilizzando soltanto supporti digitali.
Il secondo esamina il ruolo dell'istruzione in Cina, dove le classi in genere sono molto numerose, ma con allievi educati, vestiti in modo decoroso, collaborativi, fortemente motivati e decisi a conseguire risultati brillanti (risultati che spesso raggiungono, come dimostrano i test internazionali di profitto scolastico).
È troppo chiedere ai responsabili della nostra politica scolastica di seguire con attenzione il sistema educativo cinese, per trarne i dovuti insegnamenti, in particolare sotto il profilo del pieno e assoluto rispetto delle norme disciplinari da parte degli studenti ?
La domanda sembra retorica, vista la decisione dell'Indire di presentare il liceo danese come un modello educativo.






mercoledì 16 aprile 2014

Gli Alfieri della Repubblica: un esempio per tutti i giovani.



Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha consegnato questa mattina al Quirinale a tredici ragazzi l'Attestato d'onore che attribuisce il titolo di Alfiere della Repubblica. La benemerenza, introdotta dal Presidente Napolitano dal 2010, è riservata ai minori italiani e stranieri nati nel nostro Paese o che abbiano frequentato con profitto le scuole italiane per almeno cinque anni. Premia le eccellenze conseguite nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive e nel volontariato, ma anche singoli atti e comportamenti ispirati ad altruismo, solidarietà, coraggio nell'affrontare difficoltà personali e ambientali. 

Durante la cerimonia, condotta dal giornalista Beppe Severgnini, sono intervenuti i nuovi Alfieri della Repubblica, il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini e il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con delega alle Politiche giovanili, Giuliano Poletti.
Il Capo dello Stato ha quindi rivolto un indirizzo di saluto ai presenti.

I nuovi Alfieri della Repubblica, con le seguenti motivazioni, sono: 

Manuel De March, 18 anni - Per la sua predisposizione ad affrontare la vita con spirito positivo, per il suo impegno che gli hanno consentito di raggiungere eccellenti risultati sportivi e di sviluppare capacità manuali. 
Fano - PU

Erik Mus, 18 anni - Per le sue doti di ricercatore in fieri testimoniate anche dalla vittoria al concorso nazionale 'Lo studente ricercatore' sulla ricerca oncologica molecolare. 
Chambave - AO

Christian Durante, 17 anni - Per il suo talento nel gioco della dama, al quale affianca un costante impegno scolastico e l'attività di volontario nella protezione civile.
Castronuovo di S. Andrea - PZ

Alex Pedrini, 17 anni - Per lo straordinario coraggio e il senso civico dimostrati intervenendo nel corso di un'aggressione ai danni di una donna e trattenendo l'omicida fino all'arrivo delle forze dell'ordine.
Guardamiglio - LO

Chiara Damasco, 17 anni - Per la dedizione dimostrata nell'assistenza agli anziani e per la sua capacità nell'intercettare il loro bisogno di ascolto e i loro stati d'animo.
Verona

Tommaso Scquizzato, 17 anni - Per aver realizzato un'applicazione informatica per dispositivi mobili che offre un primo soccorso in caso di attacco di cuore.
Piombino Dese - PD

Simone Francalanza, 16 anni - Per l'ingegno dimostrato nell'invenzione di un prototipo di occhiali interattivi con funzioni simili a quelle dei dispositivi elettronici mobili. 
Catania

Mariarita Benassi, 15 anni - Per l'impegno sui temi della legalità e della conservazione della memoria e per l'entusiasmo con cui è riuscita a coinvolgere nel 'Laboratorio delle Meraviglie' molti studenti in difficoltà o con disabilità. 
Marzabotto - BO

Matteo Rosales Huerta, 14 anni - Per la dedizione con cui si impegna nella costruzione del suo futuro e nel sostegno al processo di integrazione della sua famiglia.
Roma

Giulia Barattini, 14 anni - Per il talento versatile e la personalità dimostrati nella scrittura e nella fotografia, testimoniati anche dalla vittoria nel Campionato Nazionale Repubblica@Scuola. 
Pietrasanta - LU

Marwa Amir, 13 anni - Per l'altruismo e la sensibilità con cui, nonostante le iniziali difficoltà linguistiche, assiste una compagna affetta da autismo e per il sostegno costante alla sua famiglia.
Pontedera - PI

Cristiano Tariciotti, 13 anni - Per essere un esempio di merito solidale. Per aver saputo unire alle sue molti doti e ai suoi importanti successi personali il desiderio e la capacità di aiutare un compagno di classe in difficoltà.
Roma

Alice Guerrini, 12 anni - Per le sue doti di leadership associate a uno spiccato senso di solidarietà dimostrato da numerosi episodi in cui non ha esitato a prendere con determinazione le parti dei più deboli. 
Milano

Roma, 15 aprile 2014



Di seguito, il video della cerimonia con la consegna dell'onoreficenza:




Qui il video integrale dell'incontro.

Qui  il sito della scuola frequentata da uno degli "Alfieri" 2014.

Sotto, altri filmati relativi a precedenti premiazioni  (con un video sullo straordinario talento di Daklen Difato):


 


 




Infine, un video sui migliori diplomati italiani del 1964:

lunedì 14 aprile 2014

Bestiario linguistico. 1.

Il sindaco di Roma ha ordinato di cancellare la parola "nomadi" dagli atti del Comune e di sostituirla con quella di "camminanti" (o sint o rom).
Il Presidente dell'Opera Nomadi gli  risponde che ha sbagliato.

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«La parola nomade non è un insulto, cancellare il nome è stato un errore storico e antropologico, il sindaco Marino ha sbagliato e deve ritirare la circolare». A dirlo è il presidente dell’Opera Nomadi, Massimo Converso, che accende la polemica sulla circolare che vieta la parola nomadi dagli atti comunali sostituita da rom, sinti e camminanti, in nome dell’inclusione culturale.
Presidente Converso, per lei è stata una gaffe?
«È un errore storico e antropologico».
Perché?
«Il sindaco ha sbagliato, è stato superficiale, a Roma i nomadi ci sono, per motivi economici, legati ad attività ultra tradizionali millenarie, semi-nomadi perché non lo sono 12 mesi l’anno, ma in primavera ed estate. Erano nomadi anche i giostrai sinti ammazzati dalla banda della Uno bianca».
Non si offendono se li chiamano nomadi?
«La parola nomadi non è un insulto, loro non vogliono essere chiamati zingari».
Chi sono e quanti sono a Roma i nomadi?
«Circa 2mila, seminomadi, perché si spostano in alcune stagioni per lavoro. Sono i sinti giostrai, diventati italiani, insieme ai profughi di Fiume e dell’Istria, i parenti "poveri" delle grandi famiglie degli Orfei, dei Togni e dei Medrano. Poi ci sono i camminanti siciliani, i rom kalderasha che vanno in giro annunciandosi come "ombrellaio, arrota coltelli", lavorano il metallo, fanno tornare lucide le pentole di ristoranti, e chiese e caserme. Allora io dico che il sindaco poteva stare zitto».
Poteva evitare la circolare?
«Non ha consultato il suo ufficio, e neanche i suoi assessori, in particolare l’assessore Cutini per la presenza dei seminomadi a Roma, che proseguono attività supertradizionali millenarie, in città ci sono 2mila persone, se si inseriscono i rom napoletani, che sono musicisti di strada e anche una parte dei rom romeni».
Poteva dirglielo lei..
«Il sottoscritto non conosce il sindaco Marino mentre è molto legato al vice sindaco Luigi Nieri, mi dolgo profondamente che Nieri che avevo visto poco prima non mi abbia messo a parte a questa decisione che definisco singolare perché non è basata su dati scientifici. L’ufficio comunale, che da due anni ormai non si chiama più ufficio nomadi, ma rom sinti e camminanti, li conosce».
E perché lei non conosce ancora il sindaco?
«Non siamo ancora stati ricevuti, anche se siamo l’unica associazione che rappresenta i nomadi italiani. Viceversa la delegazione ricevuta dal sindaco e dal vicesindaco, dove è nata la vicenda della circolare, l’associazione "21 Luglio" esiste solo da due anni, e soprattutto è completamente sconosciuta ai nomadi».
Vuole dirci che la circolare che ha cancella la parola nomadi è nata durante un incontro con l’associazione 21 Luglio?
«Sì, è nata da una richiesta dell’associazione».
E i nomadi che dicono?
«Mi auguro che domani alle 18 (oggi pomeriggio ndr) quando la presidente della commissione Politiche sociali Erica Battaglia riceve sulla piazza del Campidoglio i commercianti rom e sinti che rivendicano il loro mestiere tradizionale di commercianti ambulanti, ad accoglierli ci sia il sindaco Marino in persona».