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mercoledì 14 maggio 2014

Sono davvero dei 'mattoni' ?


Il Ministro dell’Istruzione, presente al Salone del Libro, ha consigliato ai professori di non imporre i libri ai ragazzi per evitare l’effetto contrario e allontanare i ragazzi dalla lettura. Ma per gli studenti quali sono i 5 mattoni più impegnativi di? Ecco quelli la cui recensione è più cercata sul sito specializzato Skuola.net 
Il monito del ministro Giannini parla chiaro: un libro imposto non sempre avvicina lo studente alla letteratura.  Da sempre a scuola, infatti, vengono affrontate letture di  opere importanti ma tremendamente impegnative, a tratti tragiche: gli studenti sanno bene di cosa si tratta, sono i cosiddetti “mattoni”. Questi volumi sono riconoscibili già a prima vista, anche solo per le loro innumerevoli pagine. Pesantissimi, spesso non solo in senso figurato. Tuttavia, si può incappare anche in trabocchetti:  alcuni dei testi più indigesti, infatti, si nascondono in libretti apparentemente  innocui che poi si scatenanoi in un linguaggio obsoleto e difficile o nell’infinita tristezza della storia. E cos, gli studenti si precipitano su internet per scoprirne il significato, trovare un riassunto o, solamente, un po’ di consolazione: ecco i 5 peggiori nemici della lettura per i ragazzi, le cui recensioni sono più cercate sul sito specializzato Skuola.net. 


MATTONE #1: I PROMESSI SPOSI – Sale sul podio, di diritto.  C’è chi lo ama e chi lo odia, chi lo maledice e chi invece rimane da sempre affascinato dalla dolce Lucia, l’indomito Renzo e il resto dell’allegra, o giù di lì, compagnia. Non si poteva negare la medaglia d’oro come  mattone numero 1 per eccellenza, compagno di vita di tante classi di scuole superiori e medie. Vista l’onnipresenza del testo ottocentesco nel programma di scuola di italiano. Da Manzoni non si può scappare. Tuttavia, il web può dare una mano: sul sito Skuola.net, infatti, i Promessi Sposi sono tra i primi posti degli appunti più cercati. 

MATTONE #2: ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS -. Quel libriccino così piccolo, che sembra così facile da finire in poco tempo, nasconde lo scherzo del suo autore. Infatti sono pochissimi i personaggi della letteratura italiana depressi quanto Jacopo Ortis. Se si è vicini al finale, è il momento di prepararsi psicologicamente e salutare per sempre il nostro amico. Con un finale che lascia poco spazio alla speranza. 

MATTONE#3: LA STORIA – Questo è un mattone riconoscibile dalla mole, mette già un po’ di ansia fin dall’inizio. Tuttavia, siamo già un po’ più vicini ai giorni nostri. L’autrice, Elsa Morante, racconta di una mamma e dei suoi figli in pagine e pagine di libro sullo sfondo dell’occupazione nazista a Roma. Non si può non amare il dolce Useppe e la sua cagnetta Bella, con tutti i loro infiniti disagi e le loro innumerevoli sfighe. Non si può. L’ignaro studente comincerà ad appassionarsi e non sentirà più il peso delle pagine che scorrono fra le dita, coinvolto dall’affetto per quella creatura innocente. Mai lettori si preparino alla doppia mattonata tragica, tra capo e collo. 

MATTONE#4: I MALAVOGLIA – Il mattone si sente già dal nome: si comincia male e la voglia è già passata. Tuttavia, la mole è ragionevole e ci si sente incoraggiati almeno da questo. Niente di più sbagliato. Innanzitutto lo studente  dovrà fare i conti con il siciliano stretto di Padron ‘Ntoni & co. Quando l’avrà decifrato grazie a note a piè di pagina, comincerà a districarsi tra l’enorme sfortuna, tristezza e disagio di una famiglia intera, emanati dalle pagine. Si può sperare in un finale di riscatto? Ovvio che no. 

MATTONE#5: DELITTO E CASTIGO – Per il genere “mattone” da leggere per scuola, in quinta posizione tra le ricerche sul sito Skuola.net c’è Delitto e Castigo. La letteratura russa per gli studenti è il culmine più alto della noia, concentrata in libri, spesso usata per tormentarli sotto la veste di “lettura di svago per le vacanze”. Ebbene,  Il torbido crimine dell’impronunciabile protagonista del libro, Rodion Romanovič Raskol'nikov si svolge nella prima parte, con motivazioni quanto meno particolari. Dopo di che, la mattonata si sente forte e chiara: lo studente che seguirà i contorti pensieri dell’innominabile per le centinaia e centinaia di pagine a seguire, dopo aver imparato tutti i nomi dei personaggi, sarà un vero eroe.   


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Sotto, una serie di video che cercano di fare il punto sul perché in Italia si legge poco  -e talvolta in modo maldestro e comunque non corretto.
Alla luce dei dati che emergono, certi consigli non sembrano quindi necessari e, anzi, rischiano di allontanare ancora di più soprattutto i giovani dal mondo dei libri.












domenica 11 maggio 2014

I giovani italiani fuggono dal loro Paese.


Assume i contorni di una vera e propria “invasione” l’espatrio di italiani in Gran Bretagna, secondo i  dati ufficiali Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), che la trasmissione di Radio 24 “Giovani Talenti”, condotta da Sergio Nava, rivela in esclusiva nella puntata di sabato 10 maggio, in onda alle 13.30.

Nel 2013 la Gran Bretagna e’ diventato il primo Paese mondiale di emigrazione per gli italiani, con 12.904 espatri ufficiali (segnalati all’ufficio Aire). L’incremento rispetto al 2012 e’ stato del 71,5%. Il vero boom di espatri verso il Regno Unito si registra soprattutto nella fascia 20-40enni: lo scorso anno sono approdati Oltremanica 8487 italiani in quella fascia d’età, con un incremento dell’81%, rispetto al 2012. Più numerosi i 20-30enni (4351), rispetto ai 30-40enni (4136).
A livello generale, anche il 2013 ha visto crescere l’emigrazione ufficiale italiana verso l’estero: 94.126 i connazionali espatriati, con un incremento del 19,2% rispetto al 2012 (anno nel quale la crescita era stata pari al 30%). Oltre a sfiorare quota 100mila unità, l’emigrazione ha fatto registrare in soli due anni un incremento del 55% (dai 60.635 del 2011).
Per dare un’idea comparativa, è come se -nel 2013- l’intera città di Alessandria si fosse trasferita all’estero. Anche se e’ più ragionevole ritenere che -poiché circa un italiano su due non comunica il proprio trasferimento oltreconfine- sia stato l’equivalente della città di Prato (188mila abitanti) ad emigrare, nel 2013.
Caratteristiche generali: boom di emigranti dal Lazio. Si espatria sempre più dal Centro-Nord Italia.
A livello di provenienza regionale, resta ampiamente primatista la Lombardia, con 16.418 espatri (+24,7% sul 2012), seguita dal Veneto (8743 emigrati). La vera sorpresa è però il Lazio, che in un solo anno sale di due posizioni e scalza la Sicilia dal terzo posto: 8211 gli emigranti laziali, con un incremento del 37,9%.
L’emigrazione all’estero assume sempre di più i connotati di un fenomeno del Centro-Nord del Paese: nella “top ten” regionale degli espatri 2013 troviamo al quarto posto la Sicilia (7818), al quinto il Piemonte (7267), al sesto l’Emilia-Romagna (6682), al settimo la Campania (6249), all’ottavo la Toscana (5159), al nono la Calabria (4716) e al decimo la Puglia (4665).
L’Europa resta il “porto sicuro” dei nostri emigranti: nel 2013 si sono trasferiti nei Paesi del Vecchio Continente 60.066 italiani, il 63,81% sul totale degli espatriati.
Come anticipato, la Gran Bretagna passa dal terzo al primo posto, tallonata dalla Germania (11.731 emigrati nel 2013), dalla Svizzera (10.300), dalla Francia (8342) e dall’Argentina (7496). Nella “top ten” dei Paesi di emigrazione da segnalare il sorpasso del Brasile (sesto Paese di destinazione) sugli Stati Uniti (ora settimi).
Anche nel 2013 gli uomini hanno costituito il 56% degli espatriati, le donne il 44%.
Fascia 20-40enni. La “fuga dei talenti” non cala: un emigrante su due ora è “under 40″.
Gli “under 40″ italiani fanno registrare una maggiore propensione alla fuga: lo scorso anno sono emigrati in 45.516. In percentuale, il 48,3% sul totale. Praticamente uno su due. Più numerosi i 30-40enni (24.001), rispetto ai 20-30enni (21.515).
Rispetto al 2013, l’incremento di espatri in questa fascia d’età e’ stato del 28,4%, superiore dunque alla media generale di quasi dieci punti. Nessun calo rispetto al 2012, quando l’incremento era stato del 28,3%.
Anche per i 20-40enni l’Europa fa la parte del leone quale Continente di approdo, “assorbendo” il 70,3% della nostra emigrazione: la Gran Bretagna stacca tutti, seguita dalla Germania (6023 20-40enni, +17%) e dalla Svizzera (5016, +22%). Interessante notare come la Germania attiri la fascia più giovane degli emigranti (3270 i 20-30enni), mentre la Svizzera costituisca un porto di approdo per quella più matura (2667 i 30-40enni).
Le prime tre regioni di provenienza degli “under 40″ sono, nell’ordine: Lombardia, Veneto e Lazio.
Tra i giovani il gruppo più numeroso di espatrio è quello dei 30-40enni lombardi (in 4421 hanno lasciato lo scorso anno la regione), seguiti dai 20-30enni lombardi (3596 espatriati), dai 30-40enni laziali (2360), dai 30-40enni veneti (2145) e dai 20-30enni siciliani (2069).
Infine, sempre secondo dati Aire, gli espatriati italiani al 31/12/2013 hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 2.379.977 (calcolata a partire dall’1/7/1990). Gli italiani complessivamente residenti all’estero alla stessa data erano invece 4.482.115. 

Parla inglese la nuova emigrazione italiana. Boom di espatriati Oltremanica nel 2013: +71,5% .  Cresce del 19% l’emigrazione complessiva: lo scorso anno gli italiani fuggiti all’estero hanno sfiorato quota 100mila. , "Fuga dei talenti", 11-05-14. 


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Lunga vita alla Vijećnica, finalmente risorta dalle ceneri della guerra.

Oggi, 9 maggio, festa dell'Europa, rinasce uno dei più importanti simboli della città di Sarajevo. La Vijećnica riapre le porte al pubblico dopo 18 anni di lavori, a 22 anni dalla sua distruzione, avvenuta sotto le granate incendiarie dell'esercito serbo bosniaco nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1992
"L'Europa ha scelto il 9 maggio come sua festa perché in quel giorno era stato battuto il fascismo. La costruzione dell'Unione europea ha fatto superare il fascismo delle società dei suoi paesi, stabilendo nuove fondamenta di libertà, tolleranza, parità tra popoli, solidarietà e democrazia. Tutto questo è sintetizzato dalla Vijećnica. Lei è il simbolo della vittoria sul fascismo". Sono le parole del sindaco di Sarajevo , Ivo Komšić, pronunciate alla conferenza stampa di ieri sull'apertura della biblioteca nazionale della città che si terrà nel pomeriggio di oggi.
La Vijećnica oggi
La Vijećnica fu distrutta nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1992 dalle granate incendiarie dell'esercito serbo bosniaco e nel rogo bruciarono migliaia di libri. A 118 anni dalla sua apertura, 22 anni dalla sua distruzione e 18 dall'inizio dei lavori di ricostruzione, la biblioteca riapre - parzialmente - i battenti al pubblico con una serie di eventi. Infatti, come dichiarato dal sindaco Komšić al quotidiano Oslobodjenje, si tratterà di un'apertura "simbolica" perché in alcune parti del palazzo - come ad esempio le sale della pasticceria e del ristorante - i lavori di ricostruzioni non sono ancora terminati e proseguiranno fino al 28 giugno.
Ma comunque oggi la Vijećnica viene restituita ai suoi cittadini perché è parte della loro identità, ha concluso il sindaco. Con il progetto di ricostruzione si è previsto un uso multifunzionale del palazzo: non sarà solo la sede del Comune ma anche sede di parte del Fondo nazionale e del Fondo universitario della Bosnia Erzegovina, oltre a fungere da museo e da luogo di ritrovo.
Il programma degli eventi è denso. Alle ore 17.00 tutti i cittadini sono invitati a raccogliersi presso il parco di fronte alla biblioteca. Mentre studenti dell'Accademia di Belle Arti di Sarajevo disegneranno un "murales in tela" lungo 20 metri, nell'atrio della Vijećnica si terrà il discorso di apertura con la partecipazione di diverse autorità nazionali e internazionali. Il programma proseguirà poi con eventi artistico-culturali: alle ore 19.00 il concerto della Filarmonica di Sarajevo su conduzione del direttore Samro Gulamović, a cui seguiranno le performance di altri solisti, musicisti e cantanti.    
L'intera inaugurazione verrà mandata in onda su un megaschermo, e sulla facciata della biblioteca verrà proiettata la mappa in 3D degli interni. In contemporanea, nel centro storico di Sarajevo, la Baščaršija, gli artigiani mostreranno ai passanti le lavorazioni tradizionali di tessuti, metalli e legno.










  




  
  






La foto del violoncellista Vedran Smailović , che durante l'assedio della città suona l'Adagio di Albinoni nell'atrio della Vijećnica distrutta, ha fatto il giro del mondo. 

La rinascita della biblioteca, che viene festeggiata oggi, finalmente farà sbiadire quell'immagine.

La Vijećnica risorge "Osservatorio Balcani e Caucaso", 9-05-14.

giovedì 8 maggio 2014

Bestiario giovanile. 2. I cosiddetti 'writer'.


Nove incappucciati, vestiti di nero, attivano i comandi di sicurezza e imbrattano con delle bombolette spray i vagoni della metropolitana della Linea 2 milanese alla stazione di Villa Fiorita. Uno di loro grida «attentato, attentato», mentre i passeggeri vivono momenti di terrore, pensando che di vero attentato si tratti. Il conducente del convoglio, che cerca di impedire l’azione, viene bloccato con della vernice spruzzata in faccia, è colpito violentemente al volto con la bomboletta. I fatti risalgono al 20 aprile del 2013 ma stamattina i writers hanno ricevuto la visita degli agenti della polizia locale di Milano che li hanno perquisiti, notificando loro un avviso di garanzia per associazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di servizio pubblico, violenza privata aggravata e imbrattamento.
Le perquisizioni sono state 17 ma gli indagati sarebbero una quarantina, perché sospettati di altri tre imbrattamenti ai convogli della metro tra il 2012 fino a poco tempo fa. Gli agenti del Sio (Servizio informativo operativo) della Polizia locale stanno analizzando altri filmati autoprodotti dalla crew che rappresenta una saldatura di altre, con componenti di varie città: Torino, Genova, Roma, Lecce, tutti giovanissimi, quattro minorenni. Ed è stato proprio grazie all’analisi del video da loro girato e a un monitoraggio avviato da tempo nel mondo dei writers che, con sofisticati «software forensic» a disposizione della Procura di Milano, gli investigatori sono arrivati all’identificazione del «commando» entrato in azione a Villa Fiorita. Quest’episodio rappresenta un salto di qualità rispetto alle precedenti imprese dei writers: un assalto pianificato nel dettaglio e che costa loro la pesante accusa di associazione a delinquere, nel solco di una prassi inaugurata qualche mese fa dalla Procura di Milano. «Perché né noi né gli agenti della Locale ci siamo svegliati ora - ha spiegato il pm Riccardo Targetti che conduce l’inchiesta con il collega Elio Ramondini e, per quanto riguarda i minori, con il sostituto procuratore Anna Maria Fiorillo -, solo che fino al 2009 l’imbrattamento era punito con pene irrisorie mentre ora sono consentiti bel altri strumenti d’indagine». Il salto di qualità delle crew, ha spiegato invece il comandante della polizia locale Tullio Mastrangelo, è rappresentato anche dall’uso di vernici indelebili, spesso tossiche, e da arnesi che incidono la lamiera dei vagoni in profondità, in modo tale che le scritte rimangano permanenti. E per contrastare il fenomeno che «rischia di assumere caratteristiche criminali», per gli inquirenti, l’assessore alla sicurezza del Comune di Milano, Marco Granelli, ha spiegato che il nucleo che si occupa di queste indagini è stato rafforzato e conta ormai oltre 20 agenti.

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Sotto, i video sull'episodio di Milano e su altre imprese di mentecatti che pretendono di imporre con la violenza la loro miseria mentale :

























 

sabato 3 maggio 2014

Un modo concreto di affrontare il teppismo studentesco.



Studenti della Teaneck High School davanti al giudice.
Quando la pattuglia della polizia è arrivata alla Teaneck High School dove era scattato l'allarme alle 2 e mezza di ieri notte, gli agenti non potevano credere a quanto stavano assistendo all'interno della scuola mentre impazzava la burla di fine anno. Considerato il grande numero di ragazzi che la stavano vandalizzando, gli agenti hanno richiesto rinforzi che sono giunti da 17 agenzie di polizia dei dintorni che hanno provveduto a far scattare le manette a 62 studenti.

Al termine dell'anno scolastico spesso le scuole diventano bersaglio dei cosiddetti "prank" che alla Teaneck High School si è trasformato in un'invasione del complesso scolastico, non si sa bene da parte di quanti studenti senior, che hanno vandalizzato classi e corridoi.
Secondo quanto riferito ieri mattina in conferenza stampa da Robert Carney, capo della polizia di Teaneck, gli agenti sono intervenuti nel pieno della notte perché era scattato un allarme antifurto all'interno della scuola e la pattuglia attraverso le finestre poteva vedere diverse dozzine di giovani vandali in azione.
Carney ha precisato che alla fine sono stati arrestati 62 studenti, compresi 24 adulti e 38 minori riconsegnati ai rispettivi genitori.
Per il gran numero di ragazzi in azione all'interno della scuola la polizia locale ha chiesto l'intervento di altre di 17 unità di località vicine che hanno circondato la scuola impedendo che gli studenti se la dessero a gambe, come tuttavia qualcuno è riuscito a fare.
Il portavoce dello sceriffo della Bergen County, David Martinez ha raccontato che una unità cinofila che ha partecipato agli arresti durante un giro nelle classi ha pizzicato otto studenti che per evitare l'arresto si erano nascosti negli sgabuzzini e negli armadi della scuola.
Verso le 3,30 di notte veniva ultimato il trasferimento degli studenti arrestati a bordo di furgoni cellulari dello sceriffo che li ha condotti al quartier generale della polizia per le formalità.
I "pranksters" avevano organizzato la sortita da tempo e molti senior student avevano ricevuto notizia dell'evento con testi su telefonino, ma soltanto i più scalmanati hanno deciso di mettere in pratica la burla che costerà loro per le conseguenze che comporta.
Ieri pomeriggio la polizia in gruppetti di tre o quattro ha trasportato i 24 studenti adulti nell'aula della Teaneck Municipal Court dove il giudice James Young li ha informati che la loro bravata sarà esaminata dall'ufficio del procuratore della contea, mentre dovranno presentarsi entro due giorni alla Central Municipal Court di Hackensack.
Secondo quanto si è appreso, la scuola che è stata vandalizzata con pittura spray, urina, tavoli e sedie rivoltate, è dotata di un impianto di telecamere di sicurezza e le immagini registrate saranno all'esame del procuratore per verificare responsabilità, mentre altri arrestati auspicano che il video invece possa discolparli, almeno dai maggiori capi d'imputazione.
La procura dal canto suo non ha ancora stabilito quanti e quali reati sono stati commessi e da chi, affidandosi appunto alla visione di numerose angolature di ripresa, prima di passare all'azione legale.
I danni - tuttavia - non sono permanenti, tanto che ieri la scuola ha svolto le normali attività accademiche e sportive, dopo che il personale in poche ore era riuscito a riportare le classi alla normalità.
E tra le mura della high school l'argomento ieri sulla bocca di tutti, studenti e insegnanti, era la stupida bravata degli studenti più anziani che volevano finire col botto l'anno scolastico.
Ci sono riusciti e anziché uno, di botti ne hanno prodotti due: uno che avrà conseguenze legali e l'altro ancora non definito, sarà il provvedimento che assumerà la direzione della scuola stessa.
Ora, mentre alcuni genitori hanno protestato asserendo che dopo tutto si tratta di una bravata, un rituale tradizionale senza gravi conseguenze e che quindi la polizia non avrebbe dovuto arrestare i ragazzi  [.],  viene il dubbio che questi genitori siano gli stessi che non si sono chiesti dove erano i propri figli - 28 dei quali minori - in giro nel cuore della notte.

Riccardo Chioni, Teaneck. Studenti devastano la scuola: 62 arrestati , "America Oggi", 2-05-14. 

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Sotto, una serie di video sulle devastazioni compiute dai teppisti e sulle giuste (e auspicabili anche per l'Italia)  conseguenze delle loro azioni  (le manette):












 


 










mercoledì 30 aprile 2014

La crisi della democrazia è irreversibile ?

La democrazia se la passa male. E’ davvero entrata in una fase calante? E perché è sempre più disprezzata, specialmente da coloro che vivono in paesi democratici e ne godono le libertà? Proviamo a ragionare disordinatamente su alcuni aspetti.
Anzitutto, esiste una democrazia reale e una democrazia ideale. La seconda è quella cui ogni paese democratico dovrebbe tendere, costantemente aggiornando le proprie istituzioni in modo da favorire inclusione e partecipazione alla vita civile, oltre che equilibrio tra i poteri in reciproco controllo. Il voto, massima espressione della democrazia, da solo non vale granché se manca la volontà di tenere al guinzaglio la bestia del despotismo: concentrazioni di potere politico o economico nelle mani di singole persone o ristretti gruppi non sono certo la democrazia cui è lecito aspirare. Ecco perché regimi come la Russial’Egitto, la Turchia, il Venezuela, non rientrano a pieno titolo nella categoria delle “democrazie” Essi sono ibridi necessari, in alcuni casi, a guidare paesi in momenti di transizione o frutto di particolari condizioni economiche e geopolitiche.
Il caso della Russia è assai interessante. Il regime di “democrazia controllata“, di fatto un despotismo soft, fa proseliti tra i cittadini dell’Europa delle democrazie liberali e in molti guardano a Mosca come a un modello di stabilità e sviluppo economico. Certo, mancano le tutele a molti diritti (politici, come la libera associazione partitica; sociali, come un un welfare state sviluppato e paritario; civili, come la libertà di autodeterminazione per molte minoranze) ma – dicono i sostenitori – non mancano anche nella “libera” Europa o persino negli Stati Uniti? Insomma, l’arroganza con cui il cosiddetto “occidente” ha sempre guardato al resto del mondo sta venendo punita dai suoi stessi cittadini: la democrazia ha perso il suo appeal, perché?
Forse l’emergere di potenze, come la Russia e soprattutto la Cina, in cui il benessere è in aumento malgrado il potere politico non sia democratico né liberale. La dottrina del partito unico cinese insegna come “la democrazia sia troppo complicata e troppo superficiale e permette ai politici di ingannare il popolo”, meglio un ferreo controllo delle attività economiche, politiche e sociali poiché “i valori democratici portano le società nel caos”.
La crisi economica ha profondamente danneggiato l’immagine della democrazia mettendone a nudo la fondamentale debolezza nel garantire equità e distribuzione delle ricchezze: così mentre a milioni perdono il lavoro, la corruzione politica e la forbice degli stipendi si allarga rendendo più ricchi chi già era ricco, e più povero chi si è trovato in una situazione di povertà. La mancanza, in molti casi, di ammortizzatori sociali, il collasso del modello economico neoliberista (quello che alcuni, a sinistra, hanno chiamato “finanz-capitalismo”) ha scosso alle radici il consenso verso la democrazia.
Più indietro nel tempo, la guerra in Iraq ha segnato un passaggio fondamentale della crisi della democrazia che stiamo vivendo: nel 2003 il presidente americano Bush giustificò l’invasione dell’Iraq come una battaglia per la libertà e la democrazia. Non era solo mero opportunismo, la leadership americana credeva davvero che il Medio Oriente sarebbe sempre stato un covo per terroristi senza la fiaccola della libertà a stelle e strisce. Ma l’inganno con cui quella guerra è stata motivata (complici anche le false prove della presenza di armi chimiche) ha gettato un discredito difficile da sanare sulla democrazia americana. E non è forse quella americana la democrazia “modello” per l’Europa?
L’unico tentativo di affrancamento concreto, che puntava a una “partnership of equals” con il vicino americano, è stata l’Unione Europea: realizzare una grande unità continentale, favorendo la diffusione di diritti civili e sociali, in nome della solidarietà e della fratellanza tra i popoli, è stato il sogno della generazione dei “padri fondatori” che videro con i loro occhi lo sfacelo della Seconda guerra mondiale.Ma fin dall’inizio l’Unione Europea ha difettato in democrazia. Si giustificò il deficit democratico come un problema insito nella creazione stessa dell’unità: un male necessario e temporaneo. Ad oggi non è stato superato concretamente malgrado le novità del Trattato di Lisbona.
La decisione di introdurre l’euro, come moneta unica, nel 1999 fu presa da tecnocrati: solo due nazioni, la Danimarca e la Svezia, tennero un referendum sulla sua introduzione ed in entrambi i casi i cittadini votarono contro. Gli altri paesi europei non ritennero necessario interrogare gli elettori trattando i cittadini alla stregua di bambini incapaci di decidere il proprio futuro. Nei giorni più neri della crisi economica, i governi eletti di Grecia e Italia – i due paesi maggiormente a rischio di default – vennero rimpiazzati dopo le pressioni di Bruxelles. Le persone scelte per guidare i due paesi fuori dal pantano erano espressione dell’élite europeista. In molti hanno visto in quel passaggio di poteri un’ingerenza europea negli affari di due stati sovrani e hanno mal digerito la nomina di nuovi leader non eletti.
Partiti populisti, abili a cavalcare il malcontento, si sono diffusi ovunque in Europa e sembrano destinati a ottenere risultati considerevoli alle prossime elezioni europee. Si tratta di compagini reazionarie, ultranazionaliste, neofasciste, xenofobe, ma anche neomarxiste, anticapitaliste e antiliberali, capaci di dar voce all’uomo della strada e alla sua frustrazione verso Bruxelles. Come scrive l’Economist, in What’s gone wrong with democracy, il progetto europeo, disegnato per addomesticare la bestia del populismo, sta spingendo il continente verso le sue fauci.
C’è poi un ultimo problema che rende le democrazie sempre più deboli. La globalizzazione economica ha cambiato profondamente la politica degli stati e molti politici nazionali hanno accettato di rinunciare a un numero sempre maggiore di poteri in favore di istituzioni sovranazionali come il Fondo monetario internazionale, il WTO, l’Unione Europea. Queste istituzioni si sono però dimostrate incapaci di affrontare la crisi (le misure di austerità da essi imposte l’hanno piuttosto aggravata) ma i governi si sono trovati senza gli strumenti necessari a cambiare rotta: il timone non era più nelle loro mani. La perdita di sovranità spinge molti cittadini europei verso più piccole realtà statali in cui poter esercitare una sovranità diretta: il diffondersi di regionalismi e indipendentismi va letto in questo senso.
Dalla fine della Seconda guerra mondiale il numero di democrazie è costantemente aumentato, complice la decolonizzazione. Oggi vediamo che le primavere arabe, nate dal sincero malcontento verso i regimi autoritari precedenti, sono fallite e involute in altri regimi: quando in Egitto si è votato, l’esercito ha deciso che si era votato in modo sbagliato e ha preso il potere con un colpo di Stato che molti, nei paesi democratici, hanno visto con favore poiché toglieva il potere al partito islamico dei Fratelli Musulmani. Il caso della “rivoluzione” ucraina è solo l’ultimo in cui, in nome della democrazia, si rimuove un leader democraticamente eletto.
Le democrazie di oggi sono, in buona misura, oligarchie mascherate. Ma i cittadini confondono la maschera con la realtà e – attaccando la democrazia – si trovano a fare il gioco dell’oligarchia o, peggio, delle forze oscure dell’intolleranza e della rabbia. Come uscirne? C’è un solo modo: la riappropriazione della sovranità politica da parte dei cittadini evitando, in ogni modo, la tentazione del maggioritario – la nozione per cui chi ottiene la maggioranza dei voti governa e fa quello che vuole. E la disponibilità a sacrificarsi per ottenere maggiori diritti perché, come cantava Gaber, “il giudizio universale non passa nelle case in cui noi ci nascondiamo”. Esempi concreti, dai plenum bosniaci alle indignazioni madrilene, dalle commissioni no-partisan fatte da cittadini che consigliano i governi in Finlandia e in Svezia, ce ne sono.
La democrazia corre il rischio di vedersi schiacciata da nuove forme di potere despotico od oligarchico mascherate per democrazie “moderne” e “funzionali”. E in epoca di crisi molti cittadini sarebbero disposti a rinunciare a fette di democrazia in cambio di lavoro e sicurezza economica. Uno scambio che nessun cittadino dovrebbe essere costretto a fare. La democrazia non è obsoleta, la democrazia è ancora in buona misura da realizzare. Accusare la democrazia come sistema, quando le colpe dei suoi fallimenti sono da imputare a chi ne abusa, è un gioco pericoloso perché, al momento, una alternativa alla democrazia non c’è. La democrazia però va costruita e ricostruita e non bisogna permettere che venga chiamata “democrazia” cioè che democrazia non è. Dire che la democrazia non funziona è come dire che non funziona la terra perché non ci crescono le piante: bisogna bagnarla la terra. E la democrazia non è il deserto, la democrazia è fertile.
“La democrazia, come la concepiamo e la desideriamo, in breve, è il regime delle possibilità sempre aperte. Non basandosi su certezze definitive, essa è sempre disposta a correggersi perché tutto può sempre essere rimesso in discussione. In vita democratica è una continua ricerca e un continuo confronto su ciò che, per il consenso comune che di tempo in tempo viene a determinarsi modificandosi, può essere ritenutoprossimo al bene sociale”. (Gustavo Zagrebelsky)
Matteo Zola, La democrazia è in crisi. Un modello obsoleto ?, in "East Journal", 29-04-14.

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Sotto, alcuni video sull'argomento.










Anna Pan: la piccola italiana di origini cinesi campionessa di neuroscienze.


A conferma di quanto gli allievi cinesi e comunque di origini cinesi si applichino nello studio con uno spirito e un impegno ben diversi da quelli della maggioranza dei loro coetanei italiani, si propone un video su Anna Pan. Nata in Italia da venditori ambulanti cinesi, studentessa del Liceo Scientifico Statale  "Alessandro Antonelli"  (3^ H)  di Novara, è risultata la vincitrice della gara di selezione nazionale per le Olimpiadi delle Neuroscienze 2014 e rappresenterà il nostro Paese nelle prove mondiali che si svolgeranno a Washington nel mese di agosto, in occasione dell'International Brain Bee (IBB).

Di seguito, dunque, il video su questa brillante allieva, che in precedenza aveva già ottenuto un importante riconoscimento della Regione Piemonte:




Sul tema, cfr. anche :

lunedì 28 aprile 2014

Bestiario linguistico. 2.


Lo studio è un diritto ?  Allora paga la tassa.
E non soltanto a Roma, ovviamente.

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Per poter iscriversi all’Università o rinnovare il proprio anno occorre essere in regola con il versamento delle tasse universitarie.

Lo studente è di norma tenuto a pagare:
·         tassa d’iscrizione annuale (per tutti i Corsi e Master) all’atto dell’iscrizione.
·       tassa regionale per il Diritto allo Studio (solo per i Corsi di Laurea), annualmente, all’atto dell’iscrizione, da versare direttamente a Laziodisu (si veda Tassa Regionale).
·         contributo conseguimento titolo – rilascio pergamena (per i Corsi di laurea e Master): contributo una tantum, da versare prima della seduta di Laurea o dell’esame finale per i Master.

Annualmente il Consiglio d’Amministrazione determina l’importo delle tasse universitarie per l’a.a. successivo (escluse eventuali indicazioni specifiche, contenute in accordi o convenzioni, che possono mantenere bloccato l’importo della tassa per tutta la durata legale del corso di studio).
L’unica modalità di pagamento sarà attraverso un bollettino pre compilato che potrai stampare direttamente dalla tua Area Amministrativa seguendo queste semplici operazioni:
·    nella colonna di sinistra seleziona “segretaria” e poi “pagamenti”, a questo punto, nella tabella sotto la dicitura “Pagamenti non ancora registrati” cliccare sul link del numero fattura ed entrare nella pagina col dettaglio delle voci da pagare dove c'è il pulsante di stampa MAV.
Il pagamento può essere effettuato in qualsiasi sportello bancario o attraverso home banking, non è possibile pagare il bollettino alla posta.

Il pagamento per i Corsi di Laurea e Laurea Magistrale avviene di norma in due rate:
1. La prima rata deve essere versata all'atto dell'immatricolazione/iscrizione.
Per la tassa standard e in convenzione l’importo della prima rata è sempre pari ad € 600,00. Per i dipendenti pubblici (immatricolati nell’ambito del Protocollo d’intesa)  l’importo della prima rata è pari ad € 600,00. Per le tasse d’iscrizione ai Master la prima rata è sempre pari ad € 600,00, la seconda rata sarà della restante parte entro i successivi 60 giorni dalla data di immatricolazione.
2. Per i Corsi di Laurea la seconda rata deve essere versata entro i successivi 90 giorni. L’importo della seconda rata è sempre pari al saldo tra la tassa annuale e la prima rata.
Le altre tasse e contributi universitari (ad esempio: contributo per conseguimento titolo, contributo per sospensione carriera, mora, ecc) non possono essere rateizzati e devono essere versati in un’unica soluzione.

La tassa regionale per il diritto allo studio (€ 140,00 per l'a.a. 2012/2013) è aggiuntiva e deve essere versata all'ente Regionale per il diritto allo studio, LAZIODISU, all'atto dell'immatricolazione/iscrizione esclusivamente da coloro che si iscrivono ai Corsi di Laurea e Laurea Magistrale. Per maggiori informazioni sulla tassa regionale consulta la sezione "Tassa Regionale" della Guida allo studente.
Per essere ammesso agli esami di profitto e all'esame di laurea, lo studente deve risultare in regola con il versamento delle tasse e dei contributi previsti. Il versamento tardivo comporta il pagamento dell'indennità di mora nelle misure previste.

Unitelma Sapienza, Tasse e contributi.