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sabato 13 settembre 2014

Lotta alla disoccupazione. L'ennesimo flop ?

La Garanzia giovani comincia ad apparire come una montagna incantata: crescono le iscrizioni dei giovani Neet (che non studiano e non lavorano), ma non partono le offerte di lavoro e di opportunità. Sono 189.111 i giovani che si sono registrati ad oggi, 49.357 sono stati convocati dai servizi per il lavoro e 31.297 hanno ricevuto il primo colloquio di orientamento; sono solo 11.703 le occasioni di lavoro, per un totale di posti disponibili pari a 16.949. Si sa anche che 101.168 ragazzi si sono iscritti attraverso il sito nazionale www.garanziagiovani.gov.it e 87.943 attraverso i portali regionali. La provenienza geografica (residenza) dei giovani rivela che la maggior parte di loro risiede in Sicilia con 32.681 unità, pari al 17% del totale, in Campania con il 14% (26.854 unità) e nel Lazio con il 7% (13.040 unità). Queste tre regioni insieme assorbono quindi circa il 35% delle adesioni. Per titolo di studio, i giovani registrati sono così suddivisi: il 21% ha conseguito una laurea, il 56% risulta essere diplomato, infine il rimanente 23% risulta avere un titolo di studio di terza media o inferiore. Quello che appare come una fatica di Sisifo o un supplizio di Tantalo è la sproporzione tra domande e offerte reali di opportunità. Tra l’altro, secondo la rilevazione relativa a Garanzia giovani di fine luglio realizzata dall’associazione delle agenzie private (Assolavoro), infatti, su 9.424 posti di lavoro complessivi, 8.715 venivano dalle Agenzie per il Lavoro (solo 606 direttamente dalle aziende, solo 103 dai Centri per l’Impiego). Molti ragazzi del sud si sono iscritti nelle proprie regioni di residenza, chiedendo di ricevere un'offerta nei loro territori, che, si sa, sono più in difficoltà a offrire lavoro. Il 71,2% delle occasioni di lavoro è infatti concentrato al Nord, il 14,9% al Centro e il 13,8% al Sud. E’ vero anche che la residenza dei giovani non è preclusiva per la scelta della regione dalla quale ricevere il portafoglio di servizi, ma persistono ostacoli. Per esempio, proseguono le attività di presa in carico dei giovani registrati: 49.357 sono stati chiamati dai servizi per il lavoro per il primo colloquio e la profilazione, e tra questi 31.297 hanno ricevuto il primo colloquio di orientamento. Ma per spostarsi in giro per l’Italia e sostenere colloqui di orientamento un giovane deve pagare di tasca propria viaggi, trasporti e soggiorni: ciò che fa sfumare i viaggi della speranza, dal momento che il colloquio di orientamento non è un’offerta concreta di lavoro e risulta quindi scarsamente attrattivo per giovani che da tempo cercano lavoro. Insomma, c’è qualcosa che non va. E siamo a oltre quattro mesi dalla partenza (primo maggio). La stessa comunicazione appare insufficiente: un recente sondaggio rivela che l’85% dei giovani non sa nulla o quasi nulla della Garanzia giovani. Senza cercare capri espiatori, non è che il punto debole della catena possono essere proprio quei servizi all’impiego, pubblici e privati, e quella rete su cui poggia la montagna gigantesca di iscrizioni, che sono destinate a crescere? E che cosa potrebbe fare il ministero del Lavoro per attrezzare, formare, sostenere la rete dei servizi, senza la quale la Garanzia giovani rischia di diventare un flop? 

Walter Passerini, La garanzia giovani non decolla, "La StaMPa", 12-09-14.

Quando si dice parlar chiaro.

«Basta con i palloni gonfiati che promettono nuovi posti di lavoro» che non arrivano. L’alt è del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che spiega: si promettono posti attraverso riforme «da cinque governi e non ne esce mai nulla. È l’economia che va gestita».  

«Anche noi saremo in piazza con le nostre proteste e le nostre proposte» continua Bonanni, rispondendo ai giornalisti sulle manifestazioni dei sindacati, a margine della convention Udc «per la costituente popolare».  

«Se si chiede flessibilità e mobilità, queste vanno pagate. Non meno, ma pagate in più, come accade in tutto il resto del mondo» aggiunge il segretario della Cisl, che ai giornalisti che gli domandano dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, premette: «possiamo discutere di tutto». Ma poi aggiunge: la discussione in corso è «una discussione che non mi convince. Al massimo si va verso meccanismi di invidia sociale», sottolinea ancora. 

Al momento non si ha un job act, un piano del lavoro del governo, ma un «job ghost» conclude «Nessuno ha potuto leggere la proposta dettagliata», sottolinea ancora Bonanni e a chi gli domanda se la strada intrapresa dall’esecutivo per uscire dalla crisi sia la strada giusta, netta arriva la replica: «quale sia la strada non si sa. Vorremmo conoscere i dati. Ciò che è stato deciso e che si sta decidendo. Spero si recuperi in trasparenza e che vi sia una discussione alla luce del sole. Non farla è perdere tempo 
- osserva ancora Bonanni - le forze politiche e sociali hanno il dovere e il diritto di sapere quello succede. Ne va della tenuta sociale ed economica» del Paese. 


giovedì 11 settembre 2014

In Grecia, scoperta archeologica senza precedenti.


Eccezionale scoperta ad Anfipoli: trovata forse la tomba di Alessandro Magno.




Sistemi scolastici: un confronto tra diversi paesi.


Alla ricerca dei modelli scolastici più rispondenti alle esigenza di crescita dei singoli paesi e alle aspettative degli studenti.










mercoledì 10 settembre 2014

Prevenire il bullismo: l'esperienza danese.


In Danimarca, la lotta contro il bullismo inizia sin dall'infanzia, con un innovativo programma di prevenzione che ha già dato buoni risultati.



Gli animali dello zoo di Mosca in pericolo per le sanzioni da parte dell'Occidente.

L’embargo commerciale all’importazione di alcuni cibi in Russia sta colpendo anche gli animali dello zoo di Mosca. In particolare gli orsi della struttura stanno letteralmente morendo di fame e gli operatori stanno cercando rapidamente di sostituire la carne, pesce, frutta e verdura di cui gli animali si sono sempre nutriti. Fra questi anche il miele polacco di cui gli orsi vanno ghiotti, ma anche le mele che vengono consumate in grande quantità. 

«Molti dei cibi di cui si nutrono gli animali sono di importazione, perché più economici, magari rari o non disponibili in Russia - spiega Anna Kachurovskaya, portavoce dello zoo -. Non è possibile smettere di nutrire gli animali a causa delle sanzioni. Sono in corso discussioni per nuovi contratti con altri fornitori e nuove modalità di approvvigionamento. Ma questo potrebbe incidere sugli ospiti della struttura, non tutti sono pronti per cambi e modifiche: alcuni mostrano preferenze specifiche date dalla provenienza geografica». 

Un esempio è dato dall’alimentazione dei pinguini, che prediligono il pesce pescato al largo del Sud America, mostrando apertamente di non gradire una tipologia differente. Al momento, questo tipo di embargo non ha colpito la fascia più fragile della Russia, ovvero i bambini, i quali possono avvalersi di cibi specifici, adatti per la loro salute e crescita. Mentre lo stesso riguardo non è stato rivolto agli animali, che ora si trovano a lottare contro le difficoltà alimentari. 

Questa settimana il Primo Ministro Dmitry Medvedev ha assicurato che il divieto verrà leggermente modificato, consentendo l’accesso a qualche alimento proveniente da UE, Stati Uniti, Australia e Canada. L’embargo alimentare è una conseguenza delle sanzioni imposte alla Russia dall’Occidente, in risposta alle scelte politiche di Vladimir Putin nei confronti dell’Ucraina. 
Fulvio Cerutti, Mosca, gli orsi dello zoo soffrono la fame, "La Stampa", 7-09-14.

Per la gloria di chi ?


Barzelletta russa: si incontrano Putin e Obama. Il presidente russo chiede a quello americano: “Sai cosa devi fare se vedi un televisore che vola di notte?” Obama non lo sa. Risposta: “Devi sparare, è un negro che ti sta fregando il televisore”. La barzelletta circola sotto forma di vignetta digitale sui social-network russi. 
Navigando tra i 331 post su VKontakte di Anton Tumanov, Antonio Delle Nebbie potremmo tradurre, il soldato russo caduto in Ucraina la cui storia è emersa negli ultimi giorni, viene fuori un'immagine leggermente diversa rispetto a quella del ragazzino sorridente che abbraccia la fidanzatina 17enne, Nastja, diminutivo di Anastasia. Niente di sconvolgente, sia chiaro, ma solo il comune autoritratto online di teenager russo, che come tanti connazionali non va troppo per il sottile con il politicamente corretto, nonostante il retaggio sovietico della družba narodov. Del resto Anton Tumanov è nato nell'ottobre del '93, quando l'Urss si era dissolta da un paio di anni.

Il profilo di Anton su VKontakte è pubblico, non mi sento quindi un macabro voyeur a curiosare nella sua vita, non sono post riservati agli amici: si cerca di capire cosa passa per la testa degli altri. Sono pubbliche anche le foto che lo ritraggono in mimetica a servizio di leva e poi durante l'addestramento recente, finalizzato alla missione in Ucraina. La sua storia ha colpito il pubblico perché la madre ha raccontato dei sospetti che lo mandassero a combattere nella Novorossija, come i ribelli chiamano l'Ucraina dell'Est e l'autoproclamata repubblica. Ha raccontato delle rassicurazioni del figlio, ma soprattutto dei moventi che lo hanno spinto a combattere. Cioè la mancanza di un lavoro. Come tanti giovani della provincia russa Anton si è trovato con le spalle al muro. Ha tentato di andare nella ricca Mosca per cercarsi un lavoro, ma senza successo – è ancora in vigore in Russia il passaporto interno e in teoria non si può spostare la residenza come si vuole -, quindi si è arruolato per mancanza di alternative. Con altri 1200 commilitoni è entrato in Ucraina, dopo avere tolto ogni segno di riconoscimento, consegnato il cellulare e così via. La colonna è stata bombardata dagli ucraini e Anton è morto per le ferite di una granata alle parte inferiore del corpo e il relativo dissanguamento, insieme ad un altro centinaio di compagni.
Le foto che lo ritraggono insieme ai commilitoni sono foto di ragazzini innocui, non di corpi speciali, quasi gracili. E del resto l'esercito russo, l'ex Armata Rossa, soprannominato “Armata Rotta” nel periodo di crisi finanziaria posto-sovietico, sta cercando di rimodernarsi per passare a una forza di professionisti ben addestrati e ben pagati. Ma il programma richiede anni. Intanto può far comodo anche un po' di “pušennyj mjaso”, di carne da cannone. Ragazzi con non troppi muscoli attaccati alle ossa che hanno donato alla patria, più per la speranza di una vita normale, paradossalmente, che per voglia di avventura o spirito nazionalista. Non che manchi uno sciovinismo, fisiologico tra i ventenni russi soprattutto in un momento in cui la propaganda è forte e la posta in gioco è salita parecchio. Tra i post di Anton non mancano le vignette su Vitalyj Kličko, il pugile ucraino diventato sindaco di Kiev, che sono un po' come quelle di Totti. In una dice: sono nato oggi, per questo è il mio compleanno. C'è poi una mappa della presenza militare americana nel mondo. Una vignetta con la mappa della Crimea e una innocua frase di sfottimento nei confronti degli ucraini che l'hanno persa. Niente di trascendentale. C'è pure un Putin che sculaccia Janukovič. O che dice: “È stato Janukovič a dirmi di invadere l'Ucraina, ma sono stato io a dirgli di dirmelo”.
Non è certo il ritratto di un esaltato ma quello di un normale ventenne russo. Una vignetta mostra un ragazzino con una bottiglia di birra in mano in mezzo alla neve e dice: “Non sei stato bambino se non hai bevuto birra a sette anni”. In un'altra ci sono due giovani abbracciati e la scritta: “Amore è annusare il profumo di vodka nei suoi capelli”. Ce ne sono altre ancora dove il mondo appare in due vesti, grigio e orribile, e più colorato. Quest'ultima versione deriva sempre dall'assunzione di vodka o da qualche tiro di erba. C'è anche la foto di un pitbull – o un cane simile a quello di Anton – che dorme con un neonato e la domanda se sia da temere una bestiolina così. Ci sono molte foto del cane di Anton, col pelo corto, la muscolatura evidente, in mezzo alla neve.
La profonda provincia russa non è Mosca o San Pietroburgo, ma una terra ben più povera e marginale dove forse per vedere la steppa meno grigia bisogna buttar giù un goccio. In una vignetta si mostra la realtà dell'esercito russo: da un lato militari super armati che scendono da un elicottero e dall'altro soldatini che tolgono il fango da una pozzanghera in una strada sconnessa. A quell'immagine bisogna cambiare la seconda immagine, li hanno mandati a combattere. Anton mostra l'addestramento, prima di entrare in Ucraina, mentre confeziona una bomba, e da lontano poi fotografa l'esplosione, la colonna di fumo che si leva in mezzo al nulla. Con la madre e la fidanzata si lamentava della paga che non era ancora arrivata, del cibo scarso, degli alloggi di fortuna, si faceva mandare soldi da casa. Alla fidanzata Anton Tumanov ha detto che dovevano privarsi di ogni segno di riconoscimento e spacciarsi per separatisti, prima di entrare in Ucraina. Che potevano rifiutarsi di sconfinare ma ormai erano lì e comunque erano sottoposti a pressioni psicologiche. La madre dice che se incontrasse Putin gli chiederebbe se è stato lui a dare l'ordine di entrare in Ucraina. Più in là, politicamente parlando non si spinge la sua disperazione. Gli ucraini accusano i russi di tutto, nelle vignette pubblicate da Anton. Accusano persino Putin di avere ucciso il Mar Morto. Quest'ironia oggi suona diversa da quando Anton ha pubblicato il post e cioè solo qualche mese fa.

lunedì 8 settembre 2014

Roma Capitale: di cosa ? 4.

                                                                                                                                                               
Fa ormai parte del parco la macchina abbandonata all'interno del Santa Maria della Pietà. Una vecchia Citroën ‎scura, parcheggiata vicino al Padiglione 13 e qui ferma dallo scorso mese di maggio. Una situazione segnalata più volte dalla vigilanza e dagli stessi frequentatori dell'ex manicomio provinciale, oggi sede di alcuni uffici e realtà associative locali.
"Tutti lo sanno ma nessuno fa nulla", commenta rassegnata una cittadina. Eppure "si tratta solo di spostare una macchina", come fa candidamente notare un altro. Comune di RomaMunicipio XIV o ASL Roma E: di chi è la competenza? Ma soprattutto: può un rimbalzo di responsabilità tra istituzioni comportare tutto questo tempo, a discapito del decoro e della sicurezza di un luogo pubblico?
Nel frattempo, infatti, sono già passati 4 mesi e attorno alla vettura è già cresciuta una folta vegetazione. Il risultato? L'ennesimo colpo a suon di incuria e degrado inferto a un'area verde che è anche un luogo simbolo del territorio e sua memoria storica e che come tale dovrebbe essere rispettato e manutenuto.   
Maria Romana Barraco,  "C'è da spostare una macchina": i mesi passano, il degrado resta",  Roma Today, 8 settembre 2014.   

sabato 6 settembre 2014

Bullismo: ancora un caso eccellente.

Un'ulteriore, drammatica denuncia su uno dei fenomeni più devastanti della scuola, già denunciato da questo blog.  
Stupisce  (come spesso accade in questi episodi)  la sanzione adottata nei confronti dei soggetti colpevoli di atti penalmente rilevanti: a quanto pare, sono stati sospesi ... per mezza giornata. 
Forse non è ancora chiaro che certi problemi andrebbero affrontati con sistemi ben diversi.

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Bulli, razzismo e saluti romani al liceo Chateaubriand di Roma, una delle istituzioni francesi all'estero più prestigiose, frequentata da rampolli di famiglie ricche e famose: è quanto denuncia la moglie dell'ex console di Parigi nella capitale, il cui figlio di 13 anni è stato vittima di violenze da parte di compagni poco più grandi e ha dovuto cambiare scuola. Un istituto da 5mila euro l'anno di retta, frequentato da figli di diplomatici, professionisti, artisti, giornalisti, intellettuali e imprenditori. E tra gli ex alunni figurano cognomi come Comencini, Vanzina, Eco e il ministro Marianna Madia. 

Ma la moglie dell'ex console francese a Roma ha voluto denunciare le vessazioni subito dal figlio. "A febbraio mio figlio, che aveva 12 anni e da tempo tornava spesso con segni di contusioni, ha avuto dolori fortissimi all'addome e l'abbiamo portato in ospedale - racconta la madre, fino a poche settimane fa dipendente del consolato francese - Era l'effetto di una tensione psicologica prolungata e fortissima. Ci ha confessato che da quattro mesi tre compagni di classe italiani di un anno più grandi lo colpivano a schiaffi e calci, insultandolo, almeno due-tre volte a settimana nella pausa delle lezioni. Lo abbiamo messo in malattia e ad aprile ha cambiato scuola, perdendo l'anno. Ha subito danni psicologici accertati. E ci sono molti altri casi simili".


Secondo la moglie dell'ex console, lo Chateaubriand non ha fatto nulla se non costringere i tre ragazzini a un compito sul bullismo. "Non è vero, abbiamo formato una commissione interna sul caso con una psicologa esterna - dice il preside Joel Lust, 25 anni di esperienza tra Canada e Madagascar, a Roma da due anni - All'unanimità ha concluso che si è trattato di episodi di intimidazione fisica e non di 'harcelement' (persecuzione sistematica). I tre sono stati sospesi per mezza giornata e abbiamo fatto incontri formativi in tutte le classi". La psicologa Sara Di Michele, membro esterno della commissione, dice che sarebbe stato utile convocare i quattro ragazzi e farli dialogare, "ma la famiglia della vittima non ha voluto".

Il preside ammette che ci sono casi di bullismo e di razzismo, ma limitati. "Come in tutte le scuole, non di più - dice Lust -. Lo scorso anno 3-4 come quello del figlio del console, uno di razzismo, uno di uso di slogan fascisti. Siamo sempre intervenuti con l'educazione". Ma per alcuni genitori membri di associazioni - la storica Ape (Associazione genitori alunni) e la nuovissima Upel (Unione dei genitori), pur con accenti diversi "il fenomeno è molto più diffuso, molti non denunciano per paura e la scuola fa troppo poco". Come hanno scritto in una lettera inviata mesi fa all'Agenzia per l'insegnamento francese all'estero (Aefe) a Parigi. La presenza di famiglie facoltose e importanti renderebbe più difficile intervenire. "E' falso - secondo il preside -, i genitori e le associazioni sono in competizione tra loro per questioni di potere e di protagonismo".



"Il razzismo e la violenza sono pratica quotidiana allo Chateaubriand - afferma invece la moglie dell'ex console francese -. 'Brutto negro' e 'Viva il duce' sono espressioni comuni. E molti lasciano ogni anno la scuola perché non vengono tutelati". 


Che succede in Russia ? La testimonianza di Vladimir Sorokin.


Vladimir Sorokin, ospite al Festival di Todi di qualche giorno fa, spiega che cosa sta accadendo in Russia e quale sarà il futuro del paese.





Qui per un'altra intervista allo scrittore russo, autorevole rappresentante della letteratura distopica.

Donetsk come Danzica? Un appello di intellettuali polacchi.


Russia No Mistral
Pubblichiamo la traduzione dell’appello degli intellettuali polacchi, apparso su Le Monde del 1° settembre 2014, in cui si traccia un parallelo tra l’attuale conflitto in Ucraina orientale e due episodi della storia europa dell’interguerra, la guerra civile spagnola e l’occupazione di Danzica, chiedendo a Germania, Francia ed UE di trarne le conseguenze.
Un testo molto forte, che vale da documento circa le conseguenze che il conflitto in Ucraina ha sulle percezioni della Russia nei paesi dell’Europa centrale ed orientale.
East Journal pubblica dunque questo documento come “fonte primaria” di interesse per l’attualità. I suoi contenuti non riflettono l’opinione della redazione.
(traduzione a cura di Claudia Bettiol).
Morire per Danzica“. Ecco la frase che simboleggia l’atteggiamento dell’Europa occidentale nei confronti dellaguerra scoppiata 75 anni fa. La Francia e il Regno Unito diedero il via libera tre volte al dittatore tedesco. Né l’annessione dell’Austria (Anschluss), né l’occupazione dei Sudeti, né lo smantellamento della Cecoslovacchia provocarono conseguenze gravi per Hitler e lo stato tedesco. E quando il 1° settembre 1939, come conseguenza logica della firma del patto Molotov-Ribbentrop, risuonarono i primi spari sulla città di Danzica, le potenze occidentali non si risolsero che ad una “guerra simulata” (drôle de guerre). Ed è così che diedero il via libera a Hitler per la quarta volta, pensando di salvarsi la pelle al solo prezzo della fine di Danzica.Risultato? La capitale successiva sulla lista ad essere occupata fu Parigi; poco dopo le bombe caddero su Londra. Solo allora si cominciò a urlare “Basta” e “Mai più!“.
Questa politica egoista e a breve termine degli europei di fronte all’agressore non deve più ripetersi. Tuttavia, la recente evoluzione della situazione mondiale assomiglia stranamente all’anno 1939. La Russia, stato agressivo, occupa una parte del territorio del suo vicino: la Crimea. L’esercito e i servizi speciali del presidente Putin, che intervengono solitamente in incognito, operano nell’est dell’Ucraina, sostenendo coloro che terrorizzano la popolazione locale e minacciandola apertamente di invasione.
Si nota, tuttavia, una novità rispetto al 1939: l’aggressore in questione è riuscito, nel corso degli ultimi anni, ad attirare nell’orbita dei suoi interessi molti politici e uomini d’affari, mentre i suoi partner occidentali credevano ancora nel suo “volto umano”. La lobby così formatasi influenza e continuerà a influenzare la politica di molti Paesi. Si è parlato di Russia First (“La Russia prima di tutto”) e anche di Russia only (“Solo la Russia”). Oggi, quest’ultima è crollata. L’Europa ha ormai un bisogno urgente di una nuova Ostpolitik. Lanciamo quindi ai nostri vicini e concittadini europei e ai loro governi un appello urgente:
1. François Hollande, presidente della Repubblica francese, e il suo governo si trovano davanti al tentativo di fare un passo che sarebbe molto più grave della passività che ha caratterizzato la Francia nel 1939. Nelle prossime settimane Parigi è sul punto di diventare il solo Paese europeo ad aiutare l’agressore, con l’intenzione di consegnare alla Russia di Putin due navi portaelicotteri “Mistral” nuove di zecca. La cooperazione in questo ambito è iniziata nel 2010, e già all’epoca non mancarono le proteste. Nicolas Sarkozy,il presidente di allora, aveva l’abitudine di tagliar corto ripetendo “la guerra fredda è finita”. Oggi la guerra è aperta, ed è bella e dichiarata. Non c’è quindi alcuna ragione di onorare i vecchi impegni. Alcuni politici e Bernard-Henri Lévy hanno già proposto alla Francia di vendere le sue navi all’ONU o all’Unione Europea. Se il presidente Hollande non cambia idea, i cittadini d’Europa dovranno convincerlo boicottando le merci francesi.
2. Fin dal 1982 la Repubblica Federale Tedesca ha cominciato sempre di più a dipendere dal gas russo. Già all’epoca intellettuali polacchi, tra cui Czeslaw Milosz e Leszek Kolakowski, la misero in guardia contro l’installazione dei nuovi gasdotti, qualificandoli come potenziali “strumenti di ricatto” nei confronti dell’Europa: i presidenti successivi della Repubblica polacca, da Aleksander Kwaniewski a Lech Kaczynski, l’hanno ricordato anch’essi a più riprese. Ma i politici tedeschi, vuoi a causa del famoso complesso di colpevolezza tedesco o perché credevano al “miracolo economico russo” e speravano di trarne profitto, accettarono la cooperazione con il potere russo. Il tutto nel nome di un’infelice tradizione tedesca, secondo la quale all’est si discute esclusivamente con un unico partner: la Russia. Nel corso degli ultimi anni, le imprese appartenenti allo Stato russo o ai suoi oligarchi, nell’ambito delle risorse energetiche, del calcio o del settore turistico, hanno trovato sede in Germania. Berlino dovrebbe frenare questo tipo di dipendenza, dietro la quale si nascondono sempre delle pressioni politiche.
3. Tutti gli europei e ogni Paese individualmente dovrebbero prendere parte alle azioni di sostegno all’Ucraina minacciata. Centinaia di rifugiati dei territori dell’est dell’Ucraina e della Crimea hanno bisogno diaiuti umanitari. L’economia ucraina è stata resa esangue dagli anni del contratto a condizioni draconiane con Gazprom, che occupa una posizione di monopolio sul mercato delle risorse energetiche e che impone all’Ucraina, il suo cliente più bisognoso, la tariffa più alta. L’economia ucraina ha terribilmente bisogno di nuovi partner commerciali e di nuovi investitori. Il settore della cultura, dei mezzi d’informazione e delle iniziative civiche, dinamico e di straordinaria ricchezza, ha anch’esso bisogno di sostegno.
4. Per molti anni l’Unione Europea ha fatto capire all’Ucraina di non avere alcuna chance di farne parte, né tantomeno di beneficiare di un aiuto anche solo simbolico. La politica del “partenariato orientale” non ha cambiato molte cose. Un ripiego? Tuttavia, da un giorno all’altro, tutte queste questioni hanno sviluppato una propria dinamica, principalmente grazie alla determinazione dei democratici ucraini. Per la prima volta nella storia, i cittadini di un paese cadono sotto le pallottole con una bandiera europea tra le mani. Se l’Europa non dimostra alcuna solidarietà verso di essi, questo significa che gli ideali per la libertà e la fraternità, eredi della rivoluzione francese, non rappresentano più nulla per essa.
L’Ucraina ha il diritto di difendere il proprio territorio e i propri cittadini e di rispondere ad un’aggressione esterna tramite l’intervento delle forze di polizia e dell’esercito, anche nelle regioni di confine con la Russia. Poiché nella regione di Donetsk, come in tutto il resto del paese, ha regnato finora una pace stabile, e non si è mai visto un conflitto violento, nemmeno nell’ambito delle minoranze. Vladimir Putin, liberando i demoni della guerra e testando un nuovo tipo di agressione, trasforma l’Ucraina in un campo militare, come è successo alla Spagna durante la guerra civile, quando le unità fasciste, grazie all’appoggio della Germania hitleriana, attaccarono la giovane repubblica. Coloro che oggi non diranno a Putin “no pasarán!” ridicolizzano l’Unione Europea e i suoi valori, permettendo al tempo stesso la destabilizzazione dell’ordine mondiale.
Nessuno sa chi dirigerà la Russia fra tre anni. Nessuno sa cosa ne sarà dell’attuale élite al potere, responsabile di questa politica avventurosa e contraria agli interessi del proprio popolo. Sappiamo, invece, una cosa: colui che continuerà a fare del “business as usual” rischia la morte di migliaia di nuovi ucraini e russi,l’esodo di centinaia di migliaia di nuovi rifugiati, nonché nuovi attacchi dell’imperialismo putiniano nei confronti di nuovi giovani Paesi. Ieri Danzica, oggi Donetsk: non si può permettere che l’Europa viva i prossimi anni con una piaga aperta e sanguinante.
Appello firmato a Danzica il 1.9.2014 da: Władysław Bartoszewski, Jacek Dehnel, Inga Iwasiów, Ignacy Karpowicz, Wojciech Kuczok, Dorota Masłowska, Zbigniew Mentzel, Tomasz Różycki, Janusz Rudnicki, Piotr Sommer, Andrzej Stasiuk, Olga Tokarczuk, Eugeniusz Tkaczyszyn-Dycki, Magdalena Tulli, Agata Tuszyńska, Szczepan Twardoch, Andrzej Wajda, Kazimierz Wóycicki, Krystyna Zachwatowicz. 

Da Danzica a Donetsk. Appello degli intellettuali polacchi all’Europa, "East Journal", 3-09-14.

Il punto sulla crisi ucraina.

Su  "East Journal", si può trovare una dettagliata ricostruzione della crisi in Ucraina.
Tutto quello che è necessario sapere per comprendere  (e giudicare)  quella che si sta rivelando sempre di più come il più grave elemento di tensione internazionale degli ultimi due decenni.

UCRAINA: Cosa succede? Tutti i fatti, tutte le analisi, dall’inizio delle proteste ad oggi.


Si vedano anche i seguenti video  (il secondo fa capire molte cose sulla propaganda russa: tra l'altro, si apprende che le due guerre mondiali sarebbero state frutto della volontà ... degli americani).




mercoledì 3 settembre 2014

Il mondo al contrario. Rom e istruzione.

Mandare i bimbi rom a scuola? Un’impresa (vana) da 3 milioni di euro. Precisamente 3.341.154 euro, ovvero la somma spesa dal Comune di Roma nel 2013 per i «progetti di scolarizzazione» dei minori che abitano negli 8 campi attrezzati e nei 3 centri di raccolta della Capitale. Di questi soldi, circa 1,2 milioni vengono spesi soltanto per il trasporto scolastico, benché ogni giorno le navette messe a disposizione dell’Atac partano praticamente vuote. I risultati di questi progetti di scolarizzazione? Basta farsi un giro la mattina nella Metro A: una banda di borseggiatrici composta da 32 ragazzine di massimo 16 anni. Potete parlarci tranquillamente: vi diranno che vengono dal campo di Castel Romano, che portano tutti i soldi a casa e che, una volta beccate, se ne stanno buone qualche giorno e poi ricominciano.
Prendiamo l’esempio del campo situato sulla via Pontina. Qui la cooperativa Arci Solidarietà nel 2013 ha gestito ben 654.962 euro per la scolarizzazione, il 12,2% dei fondi assegnati al campo. Di questi soldi, ben 306.705 sono stati utilizzati per pagare all’Atac le 7 linee che ogni giorno fanno su e giù fra il campo ed i 63 plessi scolastici «frequentati» dai 411 minori iscritti (di questi soltanto 3 vanno alle scuole superiori). «Quando va bene si parte al massimo con una decina di bambini - assicura un autista assegnato al servizio - Più o meno sono sempre gli stessi, ogni tanto se ne vede qualcuno diverso». Secondo l’ultimo rapporto stilato dall’Associazione 21 Luglio, il tasso di inclusione sociale in questo campo è pari allo 0%. Uguale percentuale è riscontrabile in 10 delle 11 strutture esistenti: solo il campo di Candoni, nell’ex XV Municipio, può «vantare» un risultato lievemente superiore: lo 0,8%. Un fallimento inevitabile, guardando il tasso delle frequenze: ad oggi sono iscritti alla scuola dell’obbligo quasi 2.000 minori, ma solo il 5% va alle superiori. Non solo. Fino al 2011 la frequenza era pari al 60%: ciò significa che 1.200 bimbi rispondono all'appello delle insegnanti appena 3-4 mesi l’anno e altri 600 non vanno proprio a scuola. E tutto questo nonostante il Comune spenda ben 50mila euro l’anno per monitorare le presenze. Ma chi dovrebbe occuparsi di «emancipare» le famiglie rom? Le cooperative appaltatrici sono sempre le stesse: Eureka, Arci Solidarietà, Ermes e Casa Diritti Sociali. «Il 21 settembre - assicura il presidente della Commissione capitolina ai Servizi Sociali, Erica Battaglia - verrà avviato un tavolo regionale su questo argomento».

In Danimarca, wi-fi gratis con i lampioni.


I lampioni possono diventare stazioni wi-fi ?
In Danimarca sì, come conferma questo video.

E in Italia ?   

Lessico europeo: Banca Centrale Europea.


La Banca Centrale Europea (BCE) è una delle istituzioni dell'Unione Europea (UE). Istituita con il Trattato di Maastricht (1992) e costituita il 1° giugno 1998, ha sede a Francoforte. Dal 1° gennaio 1999 gli Stati membri dell’UE aderenti all’area dell’euro le hanno trasferito la sovranità monetaria. Insieme alle banche centrali nazionali degli Stati membri dell’UE che hanno introdotto l’euro nella terza fase dell’unione monetaria europea (18 nel 2014) costituisce l’Eurosistema, che è governato dal Consiglio direttivo e dal Comitato esecutivo della BCE. Insieme alle banche centrali nazionali di tutti gli Stati membri dell’UE (inclusi quelli che mantengono la moneta nazionale), costituisce il più ampio Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC). Obiettivo primario della politica monetaria condotta dal SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi.

Statuto della BCE. - Alla BCE è riconosciuta personalità giuridica distinta da quella dell’UE e piena indipendenza sia dai governi dei paesi membri, sia dalle altre istituzioni e dagli organi comunitari (art. 282, n. 3 del Trattato sul funzionamento dell’UE). I componenti dei suoi organi direttivi godono di garanzie che li mettono al riparo da qualsiasi pressione esterna. Essa gode inoltre di autonomia finanziaria, in quanto fa fronte alle spese di gestione (e d’investimento) con i proventi della propria attività.
Compiti della BCE. - Alla BCE sono riservati: il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno dell’area dell’euro, la gestione delle riserve valutarie ufficiali dei paesi nell’area dell’euro, la politica del cambio con paesi terzi e la promozione del buon funzionamento del sistema dei pagamenti. Unitamente alle banche centrali nazionali partecipanti al SEBC, la BCE formula la politica monetaria per l’area dell’euro, in coerenza con l’obiettivo primario della stabilità dei prezzi, individuando le linee strategiche da seguire, le modalità con cui condurre la politica monetaria, gli strumenti da utilizzare. Adotta gli indirizzi e le decisioni necessari ad assicurarne l’attuazione.
Struttura. - Il Consiglio direttivo, composto dai membri del Comitato esecutivo e dai governatori delle banche centrali nazionali del SEBC, è l’organo decisionale supremo della BCE. L’attività corrente è gestita dal Comitato esecutivo (presidente, vicepresidente e 4 membri), che dà attuazione alle decisioni di politica monetaria e agli indirizzi del Consiglio direttivo e impartisce le istruzioni relative alle banche centrali nazionali. 

Enciclopedia Treccani, Banca Centrale Europea.

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Sotto, una serie di video sulla BCE:








lunedì 1 settembre 2014

La più piccola repubblica italiana: Cospaia

E’ stata la più piccola repubblica italiana e probabilmente del mondo: una striscia di terra larga 500 metri e lunga circa due chilometri. Indipendente dal 1441 al 1826. Nasce per un’incidente della storia: quando papa Eugenio IV nel febbraio 1441 cede San Sepolcro alla Repubblica Fiorentina (poi Granducato di Toscana)  le due parti sbagliano a tracciare il confine che doveva essere posto sul “rio”, un affluente del Tevere. Ma in quella zona per alcuni chilometri il rio si biforca. Le autorità pontificie da un lato e quelle fiorentine dall’altro riconoscono il braccio dell’affluente più vicino e rimane fuori da entrambi i confini la striscia di terra tra i due corsi d’acqua.
Foto tratta da www.repubblicadicospaia.it
Gli abitanti  non se lo fanno ripetere due volte e fondano la Repubblica di Cospaia. In quel momento né le autorità pontificie né quelle fiorentine vogliono toccare i difficili equilibri raggiunti e poi una zona cuscinetto fa sempre comodo.
La repubblica,  che assumerà il motto di “Perpetua et firma libertas”, aveva un governo molto particolare, anzi non ce l’aveva proprio (vedi voce wikipedia). Decideva tutto il Consiglio. Ciò era possibile perché gli abitanti erano poche centinaia. E’ passata quindi alla storia come una “repubblica anarchica”.
L’assenza di tributi e dei divieti presenti altrove consentì ai cospaiesi di iniziare una proficua coltivazione di tabacco e di godere di tutti i vantaggi di una zona franca. Con il passare degli anni però divenne la base di un gran numero di contrabbandieri e cominciò a dare fastidio.
L’esperienza della repubblica di Cospaia si concluse nel 1826 (aveva già perso l’indipendenza durante il periodo napoleonico) quando venne riassorbita nello Stato pontificio (che però consentì di continuare a coltivare il tabacco).
Per ulteriori informazioni:


La libera repubblica di Cospaia, la più piccola.


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Di seguito, una serie di video sulla minuscola Repubblica:












Valutazione scolastica: voti o altri sistemi ?

Sistemi scolastici a confronto: Uruguay e Danimarca.
Il primo con  voti sin dai primi anni di istruzione; il secondo con giudizi e altri elementi di valutazione durante la scuola dell'obbligo.


domenica 31 agosto 2014

Dormire di più per vivere meglio.


Sono anni che gli esperti insistono sull'importanza del sonno nella vita quotidiana e sull'assoluta insensatezza di fare entrare i ragazzi a scuola prima delle nove del mattino, obbligandoli di fatto a sonnecchiare sui banchi per almeno le prime due ore di attività didattica  (a meno che non abbiano Educazione Fisica).                                                           Vanno accolti quindi con grande favore i risultati della ricerca condotta dall' American Academy of Pediatricians, risultati che ribadiscono quanto già affermato, per esempio, dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale nel 2011 .
Sull'argomento riporto un articolo della  "Stampa"  di ieri  (corsivo mio).
Qui per il testo sul portale dell' AAP.

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E’ uno di momenti più complicati nella giornata di ogni genitore: svegliare i figli adolescenti la mattina, perché arrivino in tempo a scuola. Sbagliamo tutto o quasi, però, secondo l’American Academy of Pediatricians (AAP), perché la strategia da adottare non è quella delle secchiate d’acqua, ma piuttosto quella di ritardare l’orario d’inizio delle lezioni

Il sonno è prezioso, e nella nostra società lo spazio che gli concediamo diminuisce in continuazione, per giovani e adulti. Nel caso degli adolescenti, però, privarli delle otto o nove ore necessarie di riposo significa compromettere la loro salute fisica e mentale, e di conseguenza le prestazioni scolastiche.  

L’Adolescent Sleep Working Group della AAP ha appena condotto uno studio in materia, da cui risulta che la mancanza di sonno contribuisce a problemi come l’obesità, il diabete, e anche i problemi umorali e comportamentali. Inoltre spinge all’uso di sostanze come caffé, tabacco e alcool. Dunque non si tratta solo di un problema di rendimento accademico, ma di salute. 

Il rimedio sembrerebbe ovvio: mandare i figli a letto prima. Non è così facile, però, e non solo perché vogliono restare svegli a farsi gli affari propri. Il problema, secondo l’AAP, è fisiologico: i mutamenti che avvengono nel corpo durante l’adolescenza cambiano anche i ritmi della stanchezza. I giovani in questo periodo della loro vita sono portati ad andare a letto più tardi perché il loro fisico lo richiede, e di conseguenza si svegliano più tardi la mattina. Tirarli giù a forza significa solo privarli del riposo necessario, perché tanto poi la notte successiva non andranno comunque a dormire prima, perché il loro corpo si stanca con una velocità diversa da quella dell’infanzia. 

Lo studio dell’AAP dimostra che anche mezzora di sonno in più fa la differenza, tanto nel rendimento scolastico, quanto nella salute e nell’umore. Non solo, ma i ragazzi che restano a letto più a lungo la mattina, sono poi portati anche ad andarci prima la sera. Secondo i pediatri americani, quindi, la soluzione del problema è chiara: la scuola non dovrebbe mai cominciare prima delle 8,30 del mattino, o magari anche una mezzora più tardi. Gli effetti fisici e mentali sarebbero così positivi, da superare nettamente quello che si perderebbe invece rinunciando a qualche minuto di lezione in più. 

Il problema andrebbe posto anche per gli adulti, che dormendo poco spingono il cervello ad invecchiare più in fretta, ma qui ci sono gli obblighi professionali a creare dei limiti difficili da superare. Secondo un altro studio pubblicato dal Wall Street Journal, la città dove si dorme meno è Tokyo, con 5,44 ore in media al giorno; la più pigra invece è Melbourne, con 6,58 ore. In entrambi i casi, quindi, si riposa meno delle sette ore che i medici consigliano come minimo indispensabile per gli adulti. Mosca è la città che si alza più tardi dal letto, in media alle 8,08, ma è anche quella che va a dormire più tardi, e quindi i suoi abitanti sono privati del sonno necessario come tutti gli altri.