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giovedì 9 ottobre 2014

Premio UE per la letteratura per la seconda volta ad un lettone.

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Il romanzo d’esordio “Jelgava 94″ dello scrittore lettone Jānis Joņevs ha vinto il premio per la letteratura dell’Unione Europea. Un riconoscimento molto importante per uno dei libri più interessanti editi in Lettonia negli ultimi mesi, e che ha già vinto in patria il prestigioso premio delle Literatūras balvas come migliore debutto letterario del 2013.

In passato solo in un’altra occasione il premio era andato ad un autore lettone: nel 2011 lo ha ottenuto Inga Žolude  con la raccolta di racconti “Mierinājums Ādama kokam”.

Oltre a Joņevs hanno ottenuto il premio della Ue per la letteratura quest’anno anche altri dodici autori: Ben Blushi (Albania),Milen Ruskov (Bulgaria), Jan Němec (Rep. Ceca), Makis Tsitas (Grecia), Oddný Eir (Islanda), Armin Öhri (Liechtenstein),Pierre J. Mejlak (Malta), Ognjen Spahić (Montenegro), Marente de Moor (Paesi bassi), Uglješa Šajtinac (Serbia), Birgül Oğuz (Turchia) and Evie Wyld (Regno Unito).

I premi sono stati assegnati durante la fiera del libro di Francoforte.

Il romanzo di Joņevs “Jelgava 94″ ambientato nella città dello Zemgale, racconta la vita, la cultura alternativa e la ricerca di se stessi di un gruppo di adolescenti nella Lettonia a metà degli anni novanta.

Il premio per ogni autore è di 5000 euro e la possibilità di accedere a finanziamenti per gli editori stranieri che intendano pubblicarne la traduzione in altre lingue europee.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal ministro della cultura Dace Melbārde, per la quale il premio per la letterature della UE non è solo un riconoscimento alle qualità di Joņevs ma anche un riconoscimento per la Lettonia e la sua letteratura.
“Questo non è solo un onore e un premio in denaro per l’autore – afferma la Melbārde – ma comprende anche la possibilità concreta che l’opera sia tradotta in diverse altre lingue europee”.
Il progetto dell’Unione Europea è infatto indirizzato a sostenere i nuovi autori dei vari paesi europei e di aiutare la diffusione delle loro opere al di fuori dei confini della propria nazione e della propria lingua.
La Melbārde ha anche sottolineato che per la diffusione e la conoscenza della letteratura lettone oltre ai propri confini sono necessarie buone traduzioni, questione particolarmente attuale in vista del London Book Fair del 2018, in cui i paesi baltici avranno lo status di ospiti dell’evento, con la possibilità di traduzione in inglese di circa 100 opere, lettoni, estoni, lituane, sia classiche che contemporanee. “Il premio della UE può diventare un grande stimolo verso questa direzione” afferma la ministro della cultura.

Jānis Joņevs con il suo romanzo d’esordio “Jelgava 94″ ottiene il premio della UE per la letteratura, "Baltica", 9-10-14.


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E l'Italia ?

mercoledì 8 ottobre 2014

Che lingua è mai questa ?

 Uno stralcio del decreto pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale"
Signor Ministro Franceschini, 
la scorsa settimana, in un discorso tenuto a Londra, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che è giunta l’ora di “semplificare la nostra burocrazia”. Lei stesso, in una nota diffusa domenica dal Suo ministero, ha scritto che “serve un cambio di passo a favore della modernizzazione” delle regole che governano il nostro mondo dello spettacolo. 

Obiettivi che è impossibile non condividere. Confortato da queste indicazioni, ho iniziato la lettura delle 113 pagine del Decreto emesso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali lo scorso 1 luglio, da Lei firmato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 191 del 19 agosto.  

Un testo molto atteso dalle centinaia di migliaia di italiani che lavorano nella musica, nel teatro, nel cinema, nella danza, nello spettacolo viaggiante, nei circhi: le domande per accedere ai fondi pubblici vanno infatti compilate secondo i rigorosi parametri qui stabiliti. 

Nuovi criteri per l’erogazione e modalità per la liquidazione e l’anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo: il titolo del decreto promette “novità” nell’assegnazione dei circa 400 milioni di euro che ogni anno lo Stato italiano destina a finanziare le attività dei nostri artisti, incaricati di tenere alta la bandiera della creatività italiana. Le enunciazioni di principio sono entusiasmanti: si indicano gli “obiettivi strategici”, si proclama la necessità del “ricambio generazionale”, la volontà di favorire “la qualità dell’offerta, anche a livello multidisciplinare” , le “competenze artistiche”, “l’interazione tra lo spettacolo dal vivo e l’intera filiera culturale, educativa e del turismo”. La rinascita italiana inizierà da qui. 

Quando sono giunto al fondamentale Allegato A di pagina 39, Signor Ministro, ho letto e riletto, da solo e in compagnia, e con crescente desiderio di comprendere, perché in questa formula si nasconde l’oro, cioè l’ammontare delle somme erogate . Ma non ho capito. Ho maledetto la mia distrazione durante le lezioni di matematica a scuola, ma quella Map (media aritmetica ponderata) mi è rimasta oscura. I nostri lettori, che la vedono pubblicata in questa stessa pagina, potranno aiutarci, o ne saranno anche loro sconvolti? 
Come si calcola il “punteggio massimo attribuibile all’indicatore iesimo per la definizione del valore dimensionale”? Semplice: “VD tot = (VDs1 + VDs2 + … + VD sn)”. Per i puntini di sospensione il decreto ha una vera e propria libido: “1) VD max – 2)… - 3)… - …”? Che cosa significa “verifica del valore dimensionale dei soggetti richiedenti per la costruzione di sotto insiemi omogenei”? Tranquilli: “Nel caso di presenza di un numero non sufficiente di soggetti per la costruzione di 3 sotto-insiemi, si provvederà a costituirne quanti possibile secondo le regole”. 

Signor Ministro, c’è chi sta impazzendo nel tentativo di capire l’astrusità delle “regole” dell’Allegato A”. I più ottimisti, sono persuasi che un pirata informatico sia entrato nel vostro sito web, divertendosi a creare la formula pazza. Se non è così, qual è il senso di questa metafisica da Azzecarbugli crudele, se non rendere inevitabile l’errore formale e dunque bocciare le domande? E’ così che il Suo Ministero intende “semplificare” e “modernizzare”? 

p.s.: perché il tutto è “fratto 40”? 

Culto della personalità: prove tecniche in Russia ?


Auguri ed omaggi a Putin, per il suo sessantaduesimo compleanno, in uno stile che ricorda i tempi dell'URSS, con scenari da autentico culto della personalità.


martedì 7 ottobre 2014

Gli Italiani fuggono all'estero per lavoro.

Quasi 95mila nel 2013, poco meno di 80mila nell’anno precedente: non si ferma l’esodo degli italiani che vanno all’estero, un «esercito» le cui file si ingrossano di anno in anno in questo periodo di crisi economica. Infatti a partire sono soprattutto i giovani, alle prese in Italia con percentuali di disoccupazione da capogiro. A confermare questa generale percezione è il IX Rapporto Italiani nel Mondo 2014 della Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma. La cifra ha superato i flussi dei lavoratori stranieri immigrati in Italia, che sono ogni anno circa la metà di questa cifra, precisamente 43 mila nel 2010.  

Lungo il corso del 2013 si sono trasferiti all’estero 94.126 italiani - nel 2012 sono stati 78.941 - con un saldo positivo di oltre 15 mila partenze (+16,1%). Per la maggior parte uomini sia nel 2013 (56,3%) che nel 2012 (56,2%), non sposati nel 60% dei casi e coniugati nel 34,3%. La classe di età più rappresentata è quella dei 18-34 anni (36,2%), a seguire quella dei 35-49 anni (26,8%), a riprova di quanto evidentemente la recessione economica e la disoccupazione siano le effettive cause che spingono a partire. I minori sono il 18,8% e di questi il 12,1% ha meno di 10 anni. 

Il Regno Unito, con 12.933 nuovi iscritti al’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) all’inizio del 2014, è il primo Paese verso cui si sono diretti i recenti migranti italiani, con una crescita del 71,5% rispetto all’anno precedente. Seguono la Germania (11.731, +11,5%), la Svizzera (10.300, +15,7%) e la Francia (8.402, +19,0%). A sorpresa, è una regione del Nord, la Lombardia, quella che ha subito la maggiore `emorragia´, con 16.418 partenze, seguita dal Veneto (8.743) e dal Lazio (8.211). 

L’aumento in assoluto dei cittadini italiani iscritti all’Aire è di 141 mila nel corso del 2013, il 3,1% in più rispetto all’anno precedente. Nel mondo sono 4.482.115 i connazionali residenti all’estero iscritti all’Aire al primo gennaio 2014. L’Argentina è il primo Paese di residenza per tutti gli italiani, seguita da Germania, Svizzera e Francia. Il 52,1% degli italiani iscritti all’Aire è di origine meridionale. I minori iscritti all’Aire al primo gennaio 2014 sono 691.222, in lieve calo rispetto all’anno precedente (673.489), ma se il numero dei minori continua a decrescere, è in aumento quello delle iscrizioni per nascita: si passa, infatti, dal 38,8% dell’anno passato al 39% di quest’anno. Sono in aumento anche gli over 65, che sono 878.209 (+0,8% dal 2010) e la maggior parte risiede in Sud America. 

Non ci sta a parlare di «fuga» degli italiani il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, che oggi ha partecipato alla presentazione del Rapporto di Migrantes. «Quella degli italiani che si trasferiscono all’estero non è una fuga come chi scappa da guerre e persecuzioni religiose, percorre deserti e mare e arriva a Lampedusa, ma è una scelta» ha sostenuto, per poi ricordare che «gli italiani che migrano all’estero non rischiano la vita, come non l’hanno rischiata i nostri nonni». Per il sottosegretario, bisogna «tenere anche presente che oggi, rispetto al passato, migrare significa spostarsi per mantenere un contatto costante con la famiglia grazie a skype e la possibilità di tornare. Non si parte più definitivamente»  

Fuga all’estero per lavoro, gli emigrati italiani sono il doppio degli stranieri che arrivano., "La Stampa", 7-10-14.

lunedì 6 ottobre 2014

Informazione: la rivincita dei canali tradizionali sulle nuove tecnologie.

Siamo immersi nelle informazioni, più spesso ne siamo sommersi. E forse non è un caso che i talk show, proliferati e spesso con medesimi format, conoscano un calo di ascolti e un esperto come Santoro annunci una sua sospensione. Oltre alla tv e alla radio, è la diffusione degli smartphone e dei tablet con l’integrazione dei social network a connetterci con il mondo. 
È il frutto delle nuove tecnologie della comunicazione. 

Le dimensioni dello spazio e del tempo si contraggono progressivamente, fino quasi ad annullarsi. Grazie a una connessione a internet possiamo essere aggiornati su quanto accade ovunque in qualsiasi momento. Ci inviamo messaggi ad ogni ora del giorno e della notte: siamo on line, viviamo un presente continuo. Così, la quantità di informazioni di cui disponiamo si è ampliata in modo esponenziale. Tuttavia, paradossalmente, la massa di dati che possiamo ottenere con questi mezzi, più che aiutarci a comprendere, spesso disorienta. A ben vedere, il volume di nozioni di cui disponiamo è inversamente proporzionale alla nostra capacità di scegliere e decidere. Abbiamo bisogno di selezionare una grande quantità di informazioni che giungono quotidianamente per poter costruire un nostro giudizio.  

Ma come fondiamo le nostre opinioni? Attraverso quali mezzi? L’indagine LaST (Community Media Research in collaborazione con Intesa Sanpaolo, per La Stampa) ha affrontato questo aspetto, non tanto sul versante dell’utilizzo dei mezzi di informazione, ma su come riteniamo di formare le nostre opinioni, con quali modalità prevalenti. Gli esiti raccontano di prassi non scontate o che si potrebbe pensare ancorate a un passato che non c’è più.  

Eppure, sono due i modi principali mediante i quali gli interpellati ritengono di formare le proprie opinioni. Complessivamente (erano previste due scelte) il 57,6% trova nella lettura di quotidiani e riviste lo strumento di gran lunga prevalente per formarsi un’opinione, seguito dal 47,4% che dichiara di farlo riflettendo autonomamente. Più distanti e quasi appaiati troviamo internet e i social network (27,7%) e le discussioni con i familiari (22,2%). Alla televisione (12,6%) e alla radio (4,5%) non viene attribuito un ruolo così fondamentale nella costruzione dell’opinione.  

Come si può osservare, si tratta di una classifica rovesciata rispetto all’effettivo utilizzo. La stessa esperienza quotidiana offre episodi continui di persone che consultano spasmodicamente i telefonini o i tablet per seguire i fatti di cronaca. Per non dire dei televisori costantemente accesi. I veicoli odierni delle notizie sono sicuramente la tv, i social o la radio, ma non costituiscono uno strumento (l’unico) utile ad articolare una valutazione, un’opinione. Perché per sedimentarla ci vuole tempo, uno spazio dedicato e individuale di apprendimento. Viceversa, le nuove tecnologie di comunicazione si strutturano sullo scambio veloce e limitato (i famigerati 140 caratteri di un tweet): una forma quasi impressionistica e lapidaria di descrivere un evento. E in virtù della loro velocità, sono altrettanto rapidamente deperibili. A maggior ragione per la grande quantità che ne viene veicolata. Sbaglieremmo, però, se definissimo le nuove tecnologie dell’informazione solo per lo scambio rapido delle notizie. Perché esse tendono a integrare e connettere tanto le nuove forme della comunicazione, così come le più tradizionali. Nel tablet possiamo trovare i social, la radio, la televisione, i libri e i quotidiani: le vecchie con le nuove forme di trasmissione delle conoscenze. Queste interconnessioni spiegano, in realtà, gli esiti della ricerca CMR-Intesa Sanpaolo dove emerge come la formazione delle opinioni non avviene con modalità unidimensionali, ma seguendo molteplici canali. Sommando le diverse preferenze espresse, affiorano quattro tipologie di modalità di costruzione delle valutazioni.  

La più diffusa è quella del “multitasking” (37,7%): si tratta di quanti – per formarsi un’opinione – prediligono mixare discussioni con familiari e amici, letture di quotidiani e riviste con la consultazione di internet e dei social. I più propensi sono i giovani, i laureati, le donne, ma anche i pensionati. Il secondo gruppo è costituito dai “riflessivi” (32,4%): in questo caso annoveriamo quanti prima si attivano nel ricercare fonti di informazione multiple (discussioni, letture, internet), per poi riservarsi uno spazio autonomo di riflessione. In questo gruppo spiccano in particolare le generazioni più giovani (fino a 24 anni) e i 60enni. Gli “autodiretti” rappresentano il terzo gruppo (22,8%): per questi, la costruzione dell’opinione avviene in modo autonomo, senza accedere a fonti di informazione se non attraverso la fruizione passiva (tv, radio). Gli uomini, i lavoratori autonomi e i disoccupati e delle fasce di età centrali (35-54 anni) più di altri manifestano un simile comportamento. Infine, incontriamo i “passivi” (7,1%): si tratta di una quota marginale, non esigua, che ha nelle donne, casalinghe, ultra 65enni e con un basso titolo di studio, la prevalenza. 

La diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione amplia la possibilità di accedere a fonti informative. La formazione delle nostre opinioni passa attraverso questi strumenti, ma senza un’adeguata educazione alla loro fruizione possono essere utili a costruire un pre-giudizio, non un’opinione. 

domenica 5 ottobre 2014

Glossario economico: deflazione.

Riduzione del livello dei prezzi, associata di norma a una flessione accentuata dell’attività economica e dell’occupazione. Differisce dalla disinflazione, che è una politica economica adottata per contenere l’inflazione, senza che ciò debba necessariamente tradursi in una diminuzione dei prezzi. La d. può verificarsi quando una caduta della domanda aggregata crei pressioni per un calo dei prezzi e salari, poiché i produttori con un eccesso di capacità produttiva cercano di sollecitare la domanda con prezzi più bassi. La d. è ritenuta molto più costosa per un’economia rispetto all’inflazione per due motivi principali. Il primo è che se la riduzione dei prezzi genera aspettative di una loro ulteriore flessione, imprese e famiglie hanno convenienza a posporre gli acquisti non indispensabili, contribuendo così ad accentuare il declino dell’attività economica e dei prezzi e a innescare una spirale deflazionistica. Il secondo motivo è che la progressiva decrescita dei ricavi e dei redditi monetari compromette la solidità patrimoniale dei debitori, il cui debito è da restituire al valore monetario iniziale. Questo causa insolvenze diffuse tra le imprese, con ripercussioni negative innanzitutto sul capitale delle banche creditrici, secondo il meccanismo di crisi finanziaria delladebt deflation già descritto nel 1933 da Irving Fisher.
Lessico del XXI secolo (Treccani).

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Sotto, una serie di video sull'argomento: 







Un giovane cervello in fuga (ma non troppo).

Ha 17 anni e studia all’istituto tecnico ‘Panella-Vallauri’ di Reggio Calabria. Ma Carlo Scirtò ha vinto già il primo premio di un concorso sulle nanotecnologie indetto dal professore Mauro Ferrari, un luminare che fa ricerca a Houston e che ora ospiterà lo studente calabrese per un periodo di studio negli Stati Uniti. Il progetto realizzato dal giovane chimico si basa su di una capsula che serve per il rilascio istantaneo dei farmaci direttamente all’interno dell’organismo. Un metodo che deve essere ancora sviluppato e che potrebbe servire per l’utilizzo dell’adrenalina nei soggetti che soffrono di allergie gravi o problemi di cuore. Tra pochi giorni, Scirtò partirà per Houston: “Va bene lavorare fuori. Ma non sarò mai un cervello in fuga”  .




sabato 4 ottobre 2014

Ebola: un vaccino made in Italy.

Dopo i 3.439 morti dei 5 Paesi dell’Africa occidentale: Sierra Leone, Guinea, Liberia, Nigeria e Senegal e i forse due ormai sospetti malati degli Stati Uniti si corre ai ripari. E si fa sul serio accelerando su un vaccino prodotto qui da noi nei laboratori di Pomezia, a pochi chilometri da Roma. Noi di www.researchitaly.it il portale della ricerca italiano del Miur che si occupa appunto di informare e collegare questo mondo nascosto tra alambicchi e provette e che sappiamo tutti che esiste ma non ne conosciamo né i risultati né gli effetti, siamo stati lì a verificare di persona a che punto sono questi test, come sono nati e da quando ci si studia. E soprattutto quando potranno essere utilizzati da tutti senza rischi secondari. 
Il vaccino anti-Ebola italiano è frutto della ricerca pluriennale del prof. Riccardo Cortese che è uno dei più brillanti scienziati a livello mondiale nel suo campo, il quale ha lavorato insieme al suo team di ricerca alla creazione di una nuova tecnologia “ibrida” in grado di unire immunoterapia e terapia genica, che ha permesso di mettere a segno importanti scoperte farmacologiche per malattieper le quali i metodi tradizionali hanno sempre fallito. Concepito e realizzato dall’italiana Okairos in collaborazione con l’americano National Institute of Health è grazie a una joint-venture fra l’azienda italiana e Irbm che la produzione del nuovo vaccino sperimentale anti-Ebola è nel Lazio.
Già testato in Usa con risultati sorprendenti su modelli animali – ci hanno spiegato in azienda – i trial clinici sull’uomo sono iniziati a fine agosto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, una volta ottenuta l’approvazione dalla Food and Drug Administration. Non ci poteva andare meglio. Malattia a parte su cui ovviamente bisogna intervenire il prima possibile, il vaccino è quindi un successo tutto italiano e destinato a portare nel Lazio occupazione qualificatissima, investimenti importanti e rilevanti potenzialità di sviluppo industriale.
Attualmente in questi laboratori Irbm Science Park di Pomezia vi lavorano più di 100 scienziati, molti sono italiani, ma tanti vengono un po’ da tutto il mondo. L’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline è oggi la proprietaria intellettuale del progetto messo in vendita a suo tempo da Okairos e ha quindi chiesto alla società Advent del gruppo Irbm di procedere alla preparazione dei primi lotti clinici nei laboratori di Pomezia per poter iniziare la sperimentazione su soggetti umani volontari.
Ma da oggi sappiamo che gli Stati Uniti hanno chiesto proprio di accelerare su questa fase e di cominciare a testare il vaccino sugli uomini forse proprio su quelle due persone trasportate in tutta fretta a Washington. 
Mariassunta D'Alessio, Ebola, il vaccino è pronto e porterà investimenti nei nostri laboratori,  "Il fatto quotidiano", 4-10-14.

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Sotto, video sul vaccino in questione e su altri trattamenti anti-ebola:




















Virus Ebola: conoscerlo per prevenirne la diffusione.

Di fronte al sostanziale silenzio delle autorità italiane su quella che viene ormai definita dagli esperti come una delle più gravi epidemie di tutti i tempi, si propongono alcuni video e riferimenti bibliografici, che dovrebbero fornire almeno gli elementi di base per conoscere quanto sta accadendo :














 













































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Il Ministero della Salute ha dedicato al virus una serie di FAQ che, per essere troppo rassicuranti, non sempre risultano credibili  (soprattutto quando si parla del piano di prevenzione).  Stupisce, inoltre, il ritardo con cui è stata avviata l'iniziativa  (il 9 settembre 2014, cioè quando ormai l'epidemia aveva assunto dimensioni quasi catastrofiche)  e il tardivo aggiornamento  (alla data in cui viene pubblicato questo post, l'ultimo aggiornamento risulta essere del 19 settembre 2014). 

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Si vedano inoltre i seguenti articoli:

http://www.focus.it/scienza/salute/otto-cose-da-sapere-su-ebola ;

http://focus.it/speciali/speciale-virus-ebola ;

http://www.focus.it/scienza/salute/ebola-epidemia-in-numeri ;

http://www.lastampa.it/2014/07/30/esteri/che-cos-lebola-tutto-quello-che-c-da-sapere-sulla-malattia-ycguIc9P4OZovUrDw9DNBL/pagina.html ;

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/La-mappa-Ebola-Ecco-come-il-virus-si-sta-diffondendo-nel-mondo-2382ba84-0196-4c74-9cb6-22b016c0e960.html ;

http://espresso.repubblica.it/visioni/scienze/2014/09/02/news/ebola-cosa-succedera-in-italia-1.178250 ;

http://www.focus.it/scienza/salute/ebola-il-punto-sul-paziente-contagiato-negli-usa

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/03/ebola-loms-sceglie-un-vaccino-italiano-per-sconfiggere-il-virus/1143166/

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/07/21/caccia-a-ebola_7ddb450f-2a8e-46ee-aec2-1eb7fe14271f.html

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/08/12/ebola-da-zmapp-a-vaccini-i-trattamenti-in-studio_d5f70889-f23a-4cac-bdeb-7d5a6e2f81ea.html

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/10/01/ebola-cosi-si-trasmette-il-virus_8f6e1075-6992-47b4-b92a-8bcd52dbf4ee.html ;

http://www.lastampa.it/2014/08/14/tecnologia/ebola-il-videogame-della-prevenzione-1Y64FOVQvp6g9ZkUbzzbjL/pagina.html ;

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Sierra-Leone-medico-italiano-ebola-foto-5cbabc5d-2c86-4bd6-819b-b59dfda1b7d3.html ;

http://www.focus.it/scienza/salute/se-il-contagio-vola-sulle-ali-dei-pipistrelli.

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Le epidemie nella storia. (Mostra itinerante) 

http://wol.jw.org/it/wol/lv/r6/lp-i/0/18580


http://www.nationalgeographic.it/scienza/medicina/2014/04/30/news/risolto_il_mistero_della_spagnola_-2117930/ ;

http://www.disinformazione.it/spagnola.htm
(influenza spagnola) ;

http://www.disinformazione.it/spagnola.htm ;

http://www.focus.it/scienza/salute/il-virus-della-spagnola-resuscita ;

http://www.focus.it/scienza/salute/ebola-epidemia-in-numeri ;

http://focus.it/speciali/speciale-virus-ebola. 

mercoledì 1 ottobre 2014

Ricchi sempre più ricchi.

Un esercito di 400 paperoni che ‘vale' quanto il pil del Brasile, paese con 200 milioni di abitanti. I ricchissimi americani si arricchiscono con il rally delle borse e la loro fortuna complessiva nel 2014 sale a 2.290 miliardi di dollari, ovvero 270 miliardi di dollari in più dello scorso anno. A scattare la fotografia dei paperoni americani è Forbes. Il prezzo del ‘biglietto' per entrare in classifica è di 1,55 miliardi di dollari, il più alto da quando Forbes ha iniziato a seguire la ricchezza degli americani nel 1982. Una soglia così alta che 113 miliardari americani non sono riusciti a entrare in classifica.

La ricchezza media dei paperoni in lista è 5,7 miliardi di dollari Bill Gates, si conferma per il 21mo anno consecutivo il più ricco degli Stati Uniti con 81 miliardi di dollari. Warren Buffett mantiene la seconda posizione con 67 miliardi di dollari. Larry Ellison, che ha appena annunciato l'addio al ruolo di amministratore delegato di Oracle, è terzo con 50 miliardi di dollari. Michael Bloomberg è ottavo con 35 miliardi di dollari. Mark Zuckerberg è undicesimo, con una fortuna doppia rispetto al 2013: il fondatore di Facebook può contare su 34 miliardi di dollari, ovvero 15 miliardi di dollari in più rispetto all'anno scorso, con la volata dei titoli del social network. Zuckerberg batte i fondatori di Google, Larry Page e Sergei Brin, rispettivamente al 13mo e al 14mo posto con 31,5 e 31 miliardi di dollari. Jeff Bezos di Amazon è quindicesimo con 30,5 miliardi di dollari, precedendo di due posizioni George Soros, 17mo con 24 miliardi di dollari. La moglie di Steve Jobs, Laurene Powell Jobs, è 28ma con 16,6 miliardi di dollari. Rupert Murdoch è 34mo con 14,2 miliardi di dollari. Murdoch ha ricevuto 29,2 milioni di dollari di compenso nell'ultimo esercizio fiscale da 21st Century Fox.
Nella classifica 11 miliardari under 40. Il più giovane è il 30enne cofondatore di Facebook, Dustin Moskovitz, di otto giorni più giovane di Zuckerberg. Esordio invece per Elizabeth Holmes, fondatrice di Theranos. Fra i giovani più ricchi anche Jan Koum di WhatsApp con 7,6 miliardi di dollari e Travis Kalanick, cofondatore di Uber, con 3 miliardi di dollari.


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Sotto, video sull'argomento: