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lunedì 10 novembre 2014

Cristiani perseguitati nel mondo.

rapporto-acs-2014Il rispetto della libertà religiosa nel mondo continua a diminuire. È quanto emerge dalla XII edizione del Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. Il rapporto, nato nel 1999, fotografa il grado di rispetto della libertà religiosa in 196 paesi, analizzando le violazioni subite dai fedeli di ogni credo e non solo dai cristiani. «La libertà religiosa è per sua stessa natura un diritto da garantire a chiunque – scrive nella prefazione del volume Paul Bhatti, già ministro federale pachistano per l’Armonia nazionale e gli affari delle minoranze e fratello del compianto Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze ucciso nel 2011 – e, considerata la situazione di moltissimi gruppi religiosi, il Rapporto ci obbliga a guardare con nuovi occhi a questo diritto fondamentale, che è condizione imprescindibile di ogni società libera e giusta».

I cristiani si confermano ancora una volta il gruppo religioso maggiormente perseguitato. Minoranza oppressa in numerosi paesi, molte delle terre in cui i cristiani abitano da secoli, se non da millenni, sono oggi sconvolte dal terrorismo.
Redatto da giornalisti, esperti e studiosi, il rapporto prende in esame il periodo compreso tra l’ottobre 2012 e il giugno 2014. Dei 196 paesi analizzati, in ben 116 si registra un preoccupante disprezzo per la libertà religiosa, ovvero quasi il 60%. Nel periodo in esame sono stati rilevati cambiamenti in 61 paesi, ed è interessante notare come soltanto in sei di questi – Cuba, Emirati Arabi Uniti, Iran, Qatar, Taiwan e Zimbabwe – tali trasformazioni hanno coinciso con un miglioramento della situazione. Peraltro, ad eccezione di Taiwan e Zimbabwe, anche in queste nazioni si riscontrano limitazioni elevate o medie alla libertà religiosa. Inoltre spesso i miglioramenti sono il frutto di iniziative locali, più che segnali di un progresso nazionale.

Schede paese e approfondimenti sono disponibili in italiano su questo sito internet, oppure scaricando la nuova app ACS per smartphone (disponibile per apple e android), e in varie lingue sul sito religion-freedom-report.org.

Quest’anno il Rapporto si accompagna al Focus sulla Libertà Religiosa, una pubblicazione di 32 pagine che, oltre ad una panoramica generale sui dati emersi dall’analisi, contiene una graduatoria che suddivide i paesi in quattro categorie in base al grado di violazione della libertà religiosa: elevatomediopreoccupantelieve. La classifica è ovviamente indicativa, i fattori che condizionano la libertà religiosa sono altamente variabili e poco si prestano ad una valutazione oggettiva. La classifica è stata realizzata prendendo in considerazione gli episodi di violenza a sfondo religioso e indicatori diversi quali il diritto alla conversione, a praticare la fede, a costruire luoghi di culto e a ricevere un’istruzione religiosa.



In 14 dei 20 paesi dove si registra un elevato grado di violazione della libertà religiosa, la persecuzione dei credenti è legata all’estremismo islamico: Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.
Negli altri sei paesi, l’elevato grado di violazione della libertà religiosa è legato all’azione di regimi autoritari quali quelli di Azerbaigian, Birmania, Cina, Corea del Nord, Eritrea e Uzbekistan.

Le violenze a sfondo religioso – che contribuiscono in modo determinante al costante aumento dei flussi migratori – sono legate al regresso della tolleranza e del pluralismo religioso. Il progressivo distacco dal pluralismo religioso è chiaramente documentato nel Rapporto. In varie nazioni del Medio e dell’Estremo Oriente inizia ad appalesarsi il cosiddetto fenomeno degli stati mono-confessionali, in cui il gruppo religioso dominante cerca di prevaricare sulle minoranze, imponendo la sharia o approvando normative quali la legge anti-blasfemia. La recente affermazione dello Stato Islamico in Iraq è un chiaro esempio di tale fenomeno.
Il volume rileva inoltre altre tendenze preoccupanti, quali l’aumento dell’intolleranza religiosa e dell’ ”ateismo aggressivo” in Europa Occidentale; il crescente analfabetismo religioso delle classi politiche occidentali; il numero allarmante di episodi anti-semiti nel Vecchio Continente.

Ulteriore novità dell’edizione 2014 sono le analisi continentali di studiosi ed esperti: sulla situazione della libertà religiosa in AFRICAAMERICA DEL NORDAMERICA LATINAASIAEUROPA OCCIDENTALEMEDIO ORIENTERUSSIA E ASIA CENTRALE. Tutte le analisi sono disponibili online.

L’Asia si conferma il continente dove la libertà religiosa è maggiormente violata. Nei paesi in cui vi è una religione di maggioranza si riscontra un incremento del fondamentalismo non soltanto islamico, ma anche indù e buddista. Analizzando la situazione del Medio Oriente si nota come i paesi in cui la libertà religiosa è negata offrono un terreno fertile all’estremismo e al terrorismo. Se in Russia il crescente numero di immigrati musulmani comporta il rischio di una radicalizzazione della presenza islamica, nei paesi dell’Asia Centrale, il timore di rivolte sulla falsa riga delle primavere arabe, ha provocato un inasprimento delle restrizioni imposte ai gruppi religiosi.
In Africa, la tendenza più preoccupante degli ultimi due anni è senza dubbio la crescita del fondamentalismo islamico – sotto l’impulso di gruppi come Al Qaeda nel Maghreb islamico, Boko Haram e al Shabaab – e si riscontra un aumento di casi di intolleranza religiosa in Egitto, Libia e Sudan. Non mancano tuttavia esempi di dialogo e cooperazione religiosa in Camerun, Nigeria, Centrafrica, Uganda, Zambia, Sudafrica e Kenya.

In Europa Occidentale si registrano minacce sia alla libertà religiosa che alla libertà di coscienza. In numerosi paesi vi è inoltre una tendenza laicizzante che cerca di escludere la religione dalla vita pubblica. Anche in America del Nord si riscontrano casi relativi all’obiezione di coscienza.
In America Latina gli ostacoli alla libertà religiosa sono quasi sempre causati dalle politiche di regimi apertamente laicisti o atei, come quelli di Venezuela ed Ecuador, che limitano la libertà di tutti i gruppi religiosi, senza alcuna distinzione di credo

Rapporto ACS 2014 sulla libertà religiosa nel mondo, 28-10-14.  

Voci d'autore per lo "Zingarelli 2015" .

Inserire 55 definizioni d’autore: una gran bella idea hanno avuto alla Zanichelli i curatori dello “Zingarelli 2015”, edizione annuale del vocabolario pubblicato per la prima volta in volume nel 1922. Sono anche stati fortunati, perché come autrice della voce “esperimento” hanno scelto Fabiola Gianotti, e da qualche giorno Fabiola Gianotti è stata chiamata a dirigere il CERN, prima donna a guidare il più grande centro di ricerca del mondo in fisica delle alte energie. 

L’esperimento è una domanda che l’uomo pone alla natura. Non conosco definizione migliore e più sintetica, ed è riconducibile – sia pure non letteralmente – a Galileo Galilei. Ma gli esperimenti di Galileo erano una pietra che cade, un lampadario che oscilla, una lente che concentra la luce. Fabiola Gianotti ha contribuito alla scoperta della “particella di Higgs” con un esperimento chiamato Atlas che occupa il volume di un grande edificio, pesa 7000 tonnellate e per funzionare ha bisogno di un anello di magneti lungo 27 chilometri scavato a 100 metri di profondità nel sottosuolo alla periferia di Ginevra.  

Galileo vedeva e toccava i risultati dei suoi esperimenti: in quel tempo scienziato e realtà della natura erano a contatto diretto. Fabiola Gianotti e i 2000 colleghi che con lei hanno realizzato Atlas devono invece accettare molte mediazioni: i protoni che fanno scontare (ovviamente invisibili, come tutti gli “oggetti” della fisica moderna), le miriadi di particelle che i protoni generano nei loro urti, i rivelatori di queste particelle, il software che, girando su centinaia di computer cerca i rari eventi significativi nel groviglio di eventi estranei, infine l’interpretazione di questi eventi tentata partendo dalla teoria che l’esperimento voleva mettere alla prova. 

In sostanza, la scienza contemporanea ha dovuto inserire molti diaframmi tra lo scienziato e la realtà, tra l’osservatore e l’osservato, e ciò ha reso molto più problematico il concetto di esperimento. L’esperimento è ancora una domanda che l’uomo pone alla natura, ma la risposta non è più diretta e l’interpretazione assume una importanza decisiva. Tanto che tuttora i fisici più prudenti parlano di una particella “compatibile con il bosone di Higgs” benché siano passati più di due anni dall’annuncio della sua scoperta e nel frattempo Peter Higgs e François Englert siano passati per Stoccolma a ritirare il premio Nobel. 

Tutto ciò rende particolarmente interessante la definizione di esperimento che Fabiola Gianotti ha dato nello “Zingarelli 2015”. Eccola: “Sembra una parola lontana, appartenente all’ambiente ristretto del mondo scientifico. Eppure è così vicina alla vita di tutti i giorni. Facciamo esperimenti in ogni momento della nostra vita, quando ci cimentiamo con una nuova ricetta in cucina, mettiamo alla prova la fedeltà di un amico, assaggiamo un chicco d’uva dal fruttivendolo. Sperimenta un bimbo appena nato che ha i primi contatti con il mondo, e continuiamo a voler sperimentare alla fine della nostra vita quando, chiudendo gli occhi, ci chiediamo come sarà il ‘dopo’. Per me, personalmente, in quanto fisico, l’esperimento rappresenta il mio approccio con le meraviglie della natura e il modo per appagare la mia curiosità e la mia sete di conoscenza.”.  

E’ una definizione che riporta alla quotidianità e alla concretezza del proverbiale “uomo della strada” e che, anche nel caso dello scienziato, ricupera l’essenzialità dell’interrogazione alla natura guidata dalla curiosità, lasciando ai filosofi e specialmente agli epistemologi i problemi che accompagnano le risposte. 

Tutte le “voci d’autore” dello “Zingarelli 2015” si prestano ad analisi interessanti. Luca Cavalli-Sforza ha scritto una definizione di “vita” strettamente riduzionista ma senza dubbio essenziale: è vita “la capacità di riprodurre altri individui praticamente identici a se stessi. Questo meccanismo è governato da una molecola di cui esiste una moltitudine di tipi diversi, capaci di produrre altre cellule di pari complessità.” Piergiorgio Odifreddi parla del “numero” come del principio cosmico: “è la misura di tutte le cose, e permette di descrivere quantitativamente la natura… Sia l’uomo che le cose sono radicati nel numero, che costituisce la trama in cui è tessuto l’universo.” Vincenzo Balzani ci ricorda i nostri limiti: “… dell’energia sappiamo tutto, ma non sappiamo dire che cos’è: se non che è un qualcosa di natura universale che appare in forme materiali e immateriali e non si può ridurre a nulla di più elementare”.  

L’astronauta Luca Parmitano definendo lo “spazio” si avventura tra filosofia e autobiografia: “Lo spazio contiene tutto ciò che esiste o non esiste, il comprensibile, l’immaginabile, e quel che per nostri limiti non riusciamo a immaginare. Il nero dello spazio non è un colore: è l’assoluta assenza di colore. La luce, colta lì dove sorge, è di una purezza ineguagliabile, onnicomprensiva, incomprensibile…”.  

L’ultima frase di Parmitano ci fa ricordare che il 2015 sarà per decisione dell’Unesco l’“Anno Internazionale della Luce”. La definizione di questa parola è stata affidata non a uno scienziato ma allo scrittore Antonio Moresco, che dopo lo scontato richiamo biblico elude il compito con un’acrobazia linguistica: “…se fossi la luce non mi vedrei. Mentre se fossi il buio non potrei vedere niente che non sia luce, e sarei la luce.” 

Il gioco elegante delle voci d’autore non deve però far tralasciare lo straordinario valore dello “Zingarelli 2015” curato da Mario Cannella e Beata Lazzarini: 144 mila voci con 380 mila significati, 500 nuove parole (tra le quali selfie), 2690 pagine e una versione digitale che contiene, oltre al vocabolario, l’Enciclopedia Zanichelli con 70 mila voci aggiornate all’aprile 2014, il Tommaseo-Bellini e l’analizzatore morfologico. L’editore Zanichelli, gloria della cultura bolognese e italiana, mette tutto ciò nelle vostre mai al prezzo di 81 euro, volume e dvd. 

Piero Bianucci, Cos’è un esperimento per Fabiola Gianotti, "La Stampa", 10-11-14.

Tutto sotto controllo per Ebola ?

Il governo si affanna da mesi ad assicurare che l'Italia è perfettamente attrezzata ad affrontare un'eventuale epidemia di Ebola nel nostro Paese.
Ma è davvero così ?
In rete si trovano parecchie risposte di parere opposto e comunque non in linea con le dichiarazioni ufficiali. Quelli che si propongono in questa sede sono soltanto due esempi, scelti tra i tanti. Il primo servizio è stato trasmesso  il 15 ottobre 2014 ;  il secondo  (quello più specifico, per quanto riguarda il sistema di protezione attivo in Italia),  il 22 ottobre..
Sotto, altri filmati sull'epidemia, che si aggiungono a quelli già proposti su questo blog e al materiale presente nella cartella  "Epidemie e pandemie nella Storia."  .  
Stupisce che le autorità non abbiano ancora avviato un minimo di campagna di informazione nelle scuole su una tragedia che vede alcuni dei massimi leader mondiali  (per citarne soltanto alcuni: il Papa, Obama, Cameron) impegnati da tempo nello sforzo di fronteggiarla. A quanto pare, l'educazione alla salute non rientra tra gli obiettivi dell'azione didattco-educativa della scuola italiana.  Non resta che prenderne atto, tristemente.
Qui e qui  due speciali in continuo aggiornamento, uno di Rai News e il secondo di Euronews.






















domenica 9 novembre 2014

Che politica scolastica è mai questa ?

Doveva essere la stagione del grande rilancio della scuola italiana, con l’annuncio del “rivoluzionario” piano ‘La buona scuola’. Ma una serie di errori e problemi di varia natura stanno trasformando in un incubo l’autunno del Ministero dell’Istruzione. L’incredibile svista del Cinecache ha invertito le domande dei test d’accesso alle scuole di specializzazione a Medicina mettendo a rischio l’intero concorso (leggi), è solo l’ultimo episodio negativo delle ultime settimane. Ci sono anche i ritardi nelle graduatorie d’istituto, che ancora una volta hanno creato confusione nell’assegnazione delle supplenze. O il caos sul secondo bando del Tfa, bloccato per giorni (in particolare in Lombardia) per la controversia tra università telematiche e atenei tradizionali, e adesso a rischio ricorso, con E-Campus che farà causa al Ministero per essere stata esclusa. E ancora: la legge di Stabilità, che ha portato in dote risorse importanti ma anche tagli dolorosi; o i dubbi sulla gestione dei fondi di ricerca emersi intorno alla figura di Antonio Agostini (leggi). Inconvenienti che hanno determinato grande malumore intorno al Miur e indebolito la posizione del ministro. Così adesso si torna al punto di partenza, alla discussione della riforma della scuola, in un clima tutt’altro che sereno, vista anche la delicatezza di alcuni temi (come ad esempio l’abolizione degli scatti d’anzianità, leggi).

GRADUATORIE IN RITARDO E SBAGLIATE: CAOS SUPPLENZE – A settembre il governo Renzi ha annunciato l’assunzione di 150mila precari, la rivoluzione meritocratica delle carriere, il potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro (leggi). Probabilmente, però, per far funzionare meglio la scuola italiana basterebbe un po’ più d’efficienza nella gestione delle procedure ordinarie. Come ad esempio l’assegnazione delle supplenze. Lo scorso maggio il ministro ha firmato il decreto di aggiornamento triennale dellagraduatorie d’istituto, in base a cui avrebbero dovuto essere attribuiti gli incarichi a tempo determinato. C’era tutto il tempo (circa quattro mesi) per prepararsi. Ma a settembre, quando la scuola è ricominciata, le nuove liste non erano ancora pronte. Così i docenti sono stati chiamati in cattedra in base ai vecchi punteggi, per poi essere sostituiti ad anno in corso dagli “aventi diritto”. Colpa delle segreterie, della scarsa chiarezze delle tabelle di punteggio elaborate dal Ministero, della difficoltà di inserimento dei dati nel sistema. Non che sia una novità rispetto agli anni passati. Ma dal nuovo corso ci si aspettava un’inversione di tendenza. Questo si è verificato un po’ in tutta Italia. E in alcune città è andata anche peggio: a Milano, ad esempio, le graduatorie definitive contenevano talmente tanti errori da costringere l’Usr a sospenderle e ripubblicarle, cambiando così gli insegnanti per tre volte in due mesi (leggi). Adesso anche a Roma si stanno verificando molte segnalazioni di anomalie sulle liste, che potrebbero sfociare in ulteriori rettifiche.
TROPPI POSTI RICHIESTI: TFA BLOCCATO IN LOMBARDIA – Non è andata meglio per il secondo ciclo delTirocinio Formativo Attivo, il corso che abilita all’insegnamento. Proprio nelle ultime ore si è sbloccata la situazione in Lombardia, con la decisione del Miur di escludere le università telematiche, dopo settimane di attesa. A settembre, infatti, è successo incredibilmente che gli atenei potessero fare richiesta quasi del doppio dei posti previsti dal bando (3mila invece di 1.900), senza che nessuno controllasse. A monte dell’errore c’è il contenzioso fra E-Campus (l’università privata telematica legata a Cepu) e gli altri atenei pubblici . Comunque sia andata, l’Usr ha dovuto sospendere le prove scritte già calendarizzate per il mese di novembre. Adesso il Miur ha deciso di tagliare fuori dal bando le università telematiche (in Lombardia come nelle altre regioni interessate, la Campania ad esempio). Ma anche qui il concorso è destinato a finire in tribunale: E-Campus farà causa al Ministero per un’esclusione “arbitraria e ingiusta, che il Miur non si è neanche degnato di motivare ufficialmente”: “Chiederemo i danni per aver leso la nostra immagine e i nostri diritti di università riconosciuta”, dichiara al fattoquotidiano.it il direttore generaleAlfonso Vitoli. Sarebbe bastata un po’ più d’attenzione e di chiarezza fin dall’inizio per evitare un pasticcio che rischia di penalizzare gli studenti e costare caro al Ministero.
LEGGE DI STABILITA’ E FONDI DI RICERCA: I CONTI NON TORNANO – Notizie in chiaroscuro anche sul fronte economico. Nella legge di Stabilità il governo ha stanziato le risorse che serviranno ad assumere i 150mila precari: un miliardo nel 2015 e tre miliardi a partire dal 2016, soldi importanti che però potrebbero non bastare a realizzare tutti gli obiettivi del piano ‘La buona scuola’. Senza dimenticare che la manovra contiene anche tagli sanguinosi a università e ricerca (leggi). Pesanti ombre ci sono intorno proprio ai fondi di ricerca: la Ragioneria di Stato, la Corte dei Conti, la Procura di Roma e l’Antifrode europea hanno acceso i riflettori intorno alla gestione delle risorse Ue per la ricerca fra il 2009 e il 2012 da parte di Antonio Agostiniall’epoca al Miur, fresco di nomina alla direzione dell’Ispettorato nazionale sulla sicurezza nucleare (leggi). Si parla di elementi con profili di illegittimità, con possibile configurazione di danno erariale e risvolti penali (leggi). E la cattiva notizia per il Ministero dell’Istruzione è che, in caso venissero accertate le irregolarità, Bruxelles potrebbe anche chiedere indietro i soldi spesi male.
DISASTRO A MEDICINA. E C’E’ CHI CHIEDE LE DIMISSIONI DI GIANNINI – Ma la vicenda più recente e spinosa è sicuramente l’errore nei test di accesso alle scuole di specializzazione in MedicinaStefania Giannini ha scaricato tutte le colpe sul Cineca: “Voglio ricordare che il Cineca ha assunto la responsabilità materiale, diretta ed esclusiva di questa gestione, e che il Cineca non è un organismo interno al Ministero”, ha ripetuto mercoledì 5 novembre alla Camera. Ma il Consorzio interuniversitario è comunque strettamente legato al Miur; così come al Miur fa capo il concorso, che adesso rischia di finire in tribunale. Il Ministero ha deciso di convalidare le prove, pubblicando in settimana le nuove graduatorie. Insieme alle iscrizioni, però, partiranno anche i ricorsi (leggi). E l’obiettivo non è solo quello di ottenere l’ammissione per tutti i partecipanti, ma anche di colpire il Miur. “Le dimissioni del presidente del Cineca non ci bastano: a loro va addebitato quell’errore specifico, ma le vere responsabilità stanno altrove. Vogliamo che salti qualche poltrona importante al Ministero”, spiega a ilfattoquotidiano.itRosalba Di Placido, responsabile scuola del Codacons, che ha già preparato una class action. E anche la pagina Facebook che guida la protesta degli specializzandi, oltre alle 12mila borse, punta alle dimissioni di Giannini.
Una richiesta a cui potrebbero presto aggiungersi altre voci.Medici specializzandi, docenti, personale Ata (duramente colpito dai tagli della manovra): sono in tanti ad avercela col titolare dell’Istruzione, che per il momento non batte ciglio e tira avanti. Ma i nodi stanno venendo al pettine: nelle prossime settimane bisognerà salvare il concorso di specializzazioni, fronteggiare la grana E-Campus in relazione al Tfa. E a novembre si chiuderanno anche le consultazioni sulla riforma, che entrerà finalmente nel vivo. Per la Giannini sarà un banco di prova decisivo, stavolta senzaappello. Perché altri errori potrebbero essere fatali.
Lorenzo Vendemiale, Caos supplenze, pasticcio Cineca e Tfa bloccato: l’autunno nero dell’Istruzione.,  "Il Fatto Quotidiano", 8-11-14.

sabato 8 novembre 2014

La Corona Ferrea.

Carlo Bertelli, stimato esperto di arte medievale, ha parlato spesso dei numerosi misteri legati alla Corona Ferrea. Noto è il volume in tre tomi intitolato “La Corona Ferrea nell’Europa degli Imperi. Alla scoperta del prezioso diadema”, che raccoglie i saggi di ventidue studiosi tra cui Bertelli e che pone l’accento sulla datazione di questa opera d’arte, più antica di quel che si pensava sino allora. Stiamo parlando dell’antica e preziosa corona che venne usata dall’Alto Medioevo fino all’Ottocento per l’incoronazione dei Re d’Italia, compresi gli imperatori del Sacro Romano Impero, e che oggi si trova nel Duomo di Monza.

Lo storico monzese Bartolomeo Zucchi, vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, contò 34 incoronazioni tra cui quelle di Carlo Magno, Adruino d’Ivrea, Corrado II e Corrado III, Federico Barbarossa, Carlo IV, Carlo V d’Asburgo, Napoleone e Ferdinando d’Austria. In lega di argento e oro all’80%, la corona, di 15 centimetri di diametro e di 5, 5 centimetri di altezza, è composta da sei placche legate tra loro da cerniere verticali ed è adornata da 26 rose d’oro a sbalzo, ventidue gemme di vari colori e ventiquattro placchette floerali a smalto cloisonnè. Simbolo di regalità e di potere oltre che sacra reliquia emblema della cittadina brianzola, la Corona Ferrea è un tesoro prezioso dall’origine ignota che nel corso dei secoli si è arricchita di storie e leggende.
 
In base agli studi effettuati da Bertelli e da altri studiosi sembra essere più antica dell’età longobarda e magari appartenuta a Costantino: un ritratto dell’imperatore lo rappresenta con il suo elmo decorato da una serie di placche unite da cerniere e ornate da file verticali di gemme, che ricordano molto la Corona di Monza. Durante il Seicento molto diffusa era la convinzione che questo tesoro fosse stato forgiato con uno dei chiodi della Passione di Cristo ritrovato dall’imperatrice Elena: questo a testimonianza della sottile lamina di ferro che appare al suo interno. La tradizione, infatti, vuole che Sant’Ambrogio, nell'elogio funebre per l'imperatore Teodosio tenuto a Milano nel 395, disse che Elena, madre di Costantino, cercò e trovò i chiodi della Crocifissione e con uno fece un diadema per il figlio: questo sarebbe avvenuto nel XIII anno del pontificato di san Silvestro (326 d.C.) e da allora "il Santo Chiodo è posto sul capo degli Imperatori".

Carlo Bertelli riconosce un’antica raffigurazione della Corona Ferrea nel Sant'Ambrogio di Milano, su uno dei frontoni del ciborio, dove la mano di Dio la posa sul capo di un vescovo, affiancato dagli imperatori Ottone I e Ottone II, che gli rendono omaggio. Sempre lo storico d’arte afferma che nella lunetta del portale maggiore del Duomo di Monza, la regina Teodolinda porgerebbe a san Giovanni Battista proprio la Corona ferrea. Vengono prese in considerazione anche le tesi che affermano che il diadema è tardoantico, realizzato nel V secolo probabilmente a Costantinopoli, anche se le sue origini continuano ad essere incerte.
 
Ciò non toglie che Monza, proprio grazie alla presenza di tale oggetto prezioso, ribadisca la propria importanza e la propria origine regale, tenendo in considerazione l’alta valenza simbolica che possiede: le corone, indossate dai re o donate alla Chiesa, rappresentano la legittimazione del potere. Per questo in numerose raffigurazioni, che siano dipinti, miniature, mosaici o sculture, ci sono santi, martiri o re che vengono incoronati: la loro gloria o il loro potere ricevono la giusta legittimazione tramite quest’oggetto. L’importanza di questo simbolo è tale che persino Hitler pretese che la Corona Imperiale fosse conservata a Vienna: per fortuna il fuhrer ne ricevette solo una copia.

Informazioni utili
Museo e Tesoro del Duomo di Monza
Corona Ferrea:
da martedì a sabato: 9.00-13.00 e 14.00-18.00 e compatibilmente con le funzioni liturgiche domenica: 14.00- 18.00 e compatibilmente con le funzioni liturgiche
lunedì: per gruppi e solo su prenotazione, compatibilmente con le funzioni liturgiche del Duomo di Monza.


Monza: i segreti della Corona dei Re d'Italia, "La Stampa", 7-11-14.

Governo vs disabili ?

Ci sono quelle che ti contano le proteine dei pranzi vegani, quelle per sapere quanto forte russi la notte, per vedere se la mensola della cucina è perfettamente orizzontale, [...] quelle per mandar via le zanzare senza fare niente, per simulare il rumore delle tue puzze mattutine, per utilizzare l’alfabeto Morse col flash metti caso ti perdi in Amazzonia, per imparare una nuova lingua ma soprattutto quelle per poi, una volta imparata quella lingua, comunicare attraverso pollici alzati, cuoricini fluo o peggio ancora scimmiette…  

Il numero di Applicazioni per smartphone che possiamo trovare su qualunque Store online è ormai impressionante. D’altra parte si sa, in un’epoca dove tutto viaggia ad una velocità supersonica noi non possiamo far altro che armarci di sofisticati strumenti che ci permettano di compiere le più elementari operazioni, purché a tempo record.

Suvvia, non fate quelli che sono appena sbarcati dal Medioevo con la DeLorean di “Ritorno al Futuro”: mica possiamo ancora, nel 2014, cercare di “infilare un gettone in un iPhone”…!
Eccoci… APPUNTO.

Se la frase evidenziata non vi suona poi così nuova, vi tranquillizzo: non l’avete letta per sbaglio in un libro di Dostoevskij ma l’ha semplicemente pronunciata il nostro Primo Ministro, Matteo Renzi, Domenica 26 Ottobre alla Leopolda 5.

Lui che l’amato iPhone non lo abbandona mai, proprio come Linus la sua coperta. Lui che la sua politica l’ha fondata a colpi di tweet, che ha collezionato più cancelletti di tutti i fabbri di Rignano sull’Arno messi insieme. Il solo ad aver scalato la vetta di Montecitorio con un camper tricolore (peccato solo che il verde fosse blu). Lui che ha insegnato ai nostri signori imbellettati a comunicare 2.0, ma soprattutto Lui poliglotta, masticatore di un inglese disinvolto fino ad azzardare neologismi come “SHISH”, suo grande cavallo di battaglia.
Uno che dovrebbe sapere quello che dice, ma soprattutto quello che fa. E magari, se non chiediamo troppo, far combaciare le due cose.

Se anche la politica ha smesso di infilarsi tra le persone, di toccare con mano i disagi degli ultimi e ascoltare coi propri orecchi le loro richieste di aiuto; se i nostri leaders non agiscono più politicamente e socialmente provando sulla loro pelle cosa significhino rassegnazione, sofferenza, discriminazione, delusione, sacrificio, sdegno; se tutto adesso viene filtrato da uno schermo, dai social network, da magazine online o blog dell’ultima ora.

Sì, insomma: se la nostra società è passata, gradualmente ma neppure troppo, dal reale al virtuale… Sembra che noi non possiamo far niente, se non adattarci.

Tutto diventa asettico, freddo, sterile. Apparentemente distante.

Si prendono provvedimenti perché si deve, per senso di un “giusto” senza più sapere cosa questo voglia dire oggi. Si cercano di rattoppare ferite profonde ventenni, ma con un senso di smarrimento tacito e pericoloso.
Quello stesso smarrimento morale che ha portato il Premier Matteo Renzi, iPhone-munito, a un taglio di cento milioni per le persone non autosufficienti, congelando così il fondo per le politiche sociali.
Per chi non ne avesse ancora l’idea, cento milioni sono esattamente così:
100.000.000 €

Smarrimento e incoerenza, dunque, visto che il 5 per mille era stato da poco stabilizzato e, dal 2015, il tetto massimo di risorse che lo Stato avrebbe potuto girare ad associazioni di volontariato o onlus per la ricerca era stato alzato a 500 milioni.

A che serve avere un portafoglio più grande, in grado di contenere più soldi, se poi questi ultimi ci vengono sottratti?
L’impressione che si ha è quella di tante promesse come specchietti per le allodole, per poi sottobanco togliere ogni minimo stralcio di dignità rimasta a chi, ancora una volta, aveva finito per fidarsi in preda a disperazione o rassegnazione.

Mi chiedo allora a cosa servano docce gelate di sensibilizzazione, anch’esse occasione di spettacolarizzazione propagandistica e figlie di un egocentrismo americano che a noi toscani proprio non appartiene. A cosa è servita una catena solidale contagiosa se poi i malati di SLA si sono visti tagliare ogni speranza, ancora una volta, finendo col dover utilizzare le loro forze precarie per scendere in piazza per l’ennesima volta e farsi sentire.

Possibile che ci debba essere sempre bisogno di alzare la voce per vedere i propri diritti tutelati

iTaglia, l’App preferita da Matteo Renzi, è dunque passata dalla fase Beta a quella ufficiale, iniziando a dare i suoi frutti (marci). Peccato che uno Stato civile dovrebbe accompagnare e assistere il cittadino, sopperendo alle sue esigenze involontarie: perché, ripetiamolo in caso non fosse chiaro, non si è disabili per scelta. Peccato che le risorse di assistenza siano indispensabili per permettere non solo una vita autonoma e libera ad un ragazzo con problemi motori, ma anche di alleviare un certo “peso” alla sua famiglia. Intendiamoci, un figlio non è mai un peso, ma la sofferenza di una malattia o il non poterlo vedere indipendente e realizzato sì, lo è.

Tagliare fondi per la non autosufficienza significa abbandonare famiglie intere a loro stesse, calpestando quel rispetto che solo chi affronta ogni giorno la vita a testa alta, per quanto colma di ostacoli possa essere, può meritarsi. Il non-ascolto e l’indifferenza sono la violenza più grossa che si possa fare in casi del genere.
Mi auguro quindi che da questa politica fantasy possa presto nascere un’altra Applicazione, quella risolutiva. “Un’App per domarle tutte, un’App per trovarle, un’App per ghermirle…e nell’oscurità incatenarle”.

Mi piacerebbe vedere così i nostri Oscuri Signori disconnettersi, spegnere il cellulare, staccare il wifi.

Scendere dal Cloud per tornare coi piedi per terra: iniziare a ragionare con la propria pelle.
Magari è davvero #LaVoltaBuona che la politica #CambiaVerso, passando a quello dei cittadini e dei loro diritti…
Sì, insomma, diamoci un taglio Matteo. Un taglio UMANO, però.

iTaglia: la nuova App di Matteo Renzi "Iacopo Melio Blog", 5-11-14.

giovedì 6 novembre 2014

Una scienziata italiana alla guida del CERN.

Con una rapidità che ha stupito tutti, il Consiglio del Cern ha preso la decisione ed eletto il nuovo Direttore generale: Fabiola Gianotti, la ricercatrice-icona della fisica mondiale, se non addirittura della scienza. La discussione finale sembra essere durata appena 15 minuti, dalle 9,30 alle 9,45, e lei, con l’ironia che la contraddistingue, avrebbe commentato in un sms: «Già fatto?». Eppure la decisione era tutt’altro che scontata. Fino a quest’estate in molti avrebbero scommesso su un Direttore inglese, ma come spesso avviene le certezze dei «bene informati» sembrano fatte per essere smentite. E infatti ad agosto la commissione incaricata di segnalare al Consiglio del Cern i candidati più adatti ha proposto una rosa di tre nomi: l’olandese Frank Linde, l’inglese Terry Wyatt e, appunto, Fabiola Gianotti. La decisione finale dunque è rimasta aperta fino all’ultimo. 

Professoressa, nei giorni in cui lei diede l’annuncio del Bosone di Higgs, ci disse che difficilmente avrebbe potuto vivere un’emozione paragonabile nel corso della sua vita. Si è ricreduta?  
«Una scoperta per uno scienziato è un’emozione unica. Quella di oggi è sicuramente diversa, ma in effetti è molto speciale».  

Qual è l’aspetto della sua visione del futuro del Cern che ha più convinto il Consiglio?  
«I miei sforzi si concentreranno nel far sì che il Cern mantenga un ruolo di primo piano in campo scientifico, tecnologico e didattico e che continui a essere un luogo in grado di unire scienziati di tutto il mondo. Dal punto di vista scientifico la nostra missione è cercare risposta alle domande fondamentali sulla natura dell’Universo. Molte rimangono aperte: non sappiamo cosa sia la materia oscura, che pure rappresenta quasi un quarto della materia nel cosmo, e neppure perché nell’Universo sia quasi assente quella forma di materia chiamata “antimateria”». 

La scoperta del Bosone è stato un momento di trionfo per i fisici: il Cern potrà mantenere il ruolo di primo piano che ha avuto in questi anni?  
«E’ stato un punto di arrivo, ma anche di partenza, perché nella conoscenza ogni avanzamento non fa altro che aprire nuove prospettive. Abbiamo appena iniziato a sfruttare il potenziale degli strumenti straordinari di cui dispone il Cern, come l’acceleratore Lhc. Naturalmente i risultati a cui arriveremo dipendono in buona parte dalla Natura, cioè dalle caratteristiche di ciò che dobbiamo scoprire. Ma di certo non smetteremo di lavorare all’aspetto tecnologico degli strumenti, in modo da migliorarli. A motivarci, del resto, è anche il fatto che ciò che sviluppiamo ha, spesso, applicazioni in altri campi, come la medicina».  

Il Cern è nato come un laboratorio europeo, ma accoglie ricercatori di tutto il mondo. Diventerà ancora più mondiale?  
«Senza dubbio e per vari motivi. Le nostre ricerche sono così complesse che non basta più unire le risorse di una sola regione del mondo, sia dal punto di vista intellettuale che da quello economico: occorre uno sforzo globale. Inoltre ciò che ha sempre reso speciale il Cern, e una delle ragioni del suo successo, è il fatto di essere un luogo dove chiunque ami la conoscenza può sentirsi a casa».  

Lei sarà il primo Direttore donna e una delle pochissime donne a ricoprire un simile incarico nella fisica. La sorprende questa scelta?  
«In un certo senso trovo naturale che questo sia avvenuto al Cern. Il nostro laboratorio è un luogo che celebra la diversità e che ha una totale apertura verso tutte le differenze, non solo di sesso ma anche di età, etnia, religione, tradizioni. Ricordo poi che in questo momento è una donna anche il Presidente del Consiglio, la scienziata polacca Angieszka Zalewska»

E’ un po’ preoccupata per la sfida che la aspetta?  
«Ho molto da imparare, ma anche molte nuove energie». 


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Sotto, video sulla scienziata italiana: