Cerca nel blog

lunedì 20 ottobre 2014

Bill Gates agli studenti: "Assumetevi le vostre responsabilità".

Nel corso di una cerimonia di diploma, svoltarsi davanti a migliaia di studenti, l'imprenditore più conosciuto del mondo ha enunciato una specie di decalogo di quelli che dovrebbero essere dei punti fermi per ogni giovane che voglia meritarsi il rispetto della società che lo ospita  (e non essere considerato, quindi, un parassita o un perdente).
È interessante notare che la lista è stata proposta da un portale scolastico particolarmente seguito dai giovani.

REGOLA 1 - La vita è ingiusta, bisogna abituarsi.

REGOLA 2 - Al mondo non importa granché della vostra autostima. Piuttosto, si aspetta che combinate qualcosa, prima di poterne gioire voi stessi.

REGOLA 3 - Non si guadagnano 60.000 dollari all’anno appena usciti da scuola. Non ci saranno telefono e auto aziendale per voi, se non ve li sarete guadagnati.

REGOLA 4 - La vostra insegnante è dura con voi ? Aspettate di avere un capo.

REGOLA 5 - Lavorare in un fast food non significa “abbassarsi”. I vostri nonni chiamavano situazioni simili “opportunità”.

REGOLA 6 - Se fate qualche guaio, non date la colpa ai vostri genitori. Basta piagnucolare, prendetevi le vostre responsabilità e imparate dai vostri errori.

REGOLA 7 - Prima della vostra nascita, i vostri genitori erano molto diversi da come li conoscete. Sono decisamente peggiorati a furia di pagare le vostre bollette, pulire i vostri vestiti e ripetere all’infinito quanto siete bravi e intelligenti. Quindi, prima di diventare vegani e andare a salvare le tartarughe, iniziate a pulire la vostra stanza e mettete in ordine tutto ciò che si trova al suo interno.

REGOLA 8 – A scuola può capitare che vi siano state date delle opportunità all’ultimo minuto per non essere bocciati. Scordatevelo nella vita reale !

REGOLA 9 - La vita non è divisa in quadrimestri, e durante l’estate bisogna darsi da fare quanto in inverno. E sono molto pochi i datori di lavoro disposti ad aiutarvi ad essere assunti: è una vostra responsabilità.

REGOLA 10 – Non fidatevi dei professionisti che si vedono nelle fiction televisive: non avrete così tanto tempo libero. Nella vita reale, le persone lasciano il caffè a metà e vanno a lavorare.

domenica 19 ottobre 2014

Disoccupati e posti vacanti nelle aziende.

«AAA operai meccanici specializzati cercansi»: l’appello arriva da Boca, dalla IVR, un’azienda specializzata nella produzione di rubinetteria di alta gamma, con 80 dipendenti e un mercato in forte espansione. L’impresa esporta in oltre sessanta Paesi del mondo (erano solo ventuno nel 2002), vanta trenta certificazioni ed è considerata fra le aziende leader del comparto. Adesso intende ampliare le linee produttive e quindi l’organico: ha bisogno di operai specializzati ma non ne trova, a dispetto della crisi e della disoccupazione dilagante.   
«In passato - dice Graziano Giacomini, amministratore delegato e responsabile delle attività internazionali IVR - non passava un giorno senza che in azienda arrivasse un nuovo curriculum. Ultimamente ciò non accade più, non riceviamo più candidature via e-mail ed è diventato difficile trovare personale qualificato anche attraverso i normali canali di ricerca di personale».  

Un fenomeno singolare se si pensa alla mancanza di lavoro che c’è in questo momento in Italia e nel Novarese in particolare: «Forse la spiegazione sta nel pessimismo dilagante - prosegue il manager Graziano Giacomini - che finisce per sfiduciare le persone a tal punto da immobilizzarle e far pensare loro che anche l’invio di un curriculum sia un gesto inutile, perché tanto le aziende sono in crisi. Si finisce per perdere delle opportunità. Nel nostro caso, pur nella difficoltà degli ultimi anni, siamo riusciti a crescere e abbiamo buone prospettive». 

L’azienda di Boca, come aggiunge Giacomini, è alla ricerca di figure professionali specifiche come i tornitori: «Speriamo di ricevere presto nuove candidature, perché in questo periodo in particolare stiamo cercando operai meccanici specializzati e, considerato il trend di crescita e i nostri progetti di ulteriore sviluppo, le assunzioni continueranno anche nei prossimi anni. Al momento la nostra ricerca è tarata su cinque-sei unità, ma non escludiamo presto di avere anche ulteriori necessità di reclutamento». 

Marcello Giordani,  L'imprenditore che vuole assumere ma non trova operai, "La Stampa", 3-10-14. 

Ebola. Mentre l'Italia e altri paesi europei continuano a trastullarsi, qualcuno cerca di fare qualcosa.

Nell'ennesima, inutile e costosa riunione a Bruxelles per  'interrogarsi'  su cosa fare contro Ebola, non solo non è emersa alcuna proposta reale, ma si è avuti il coraggio di consigliare procedure al limite del ridicolo  (come quella dei foglietti 'informativi' generici e approssimativi distribuiti negli aeroporti, foglietti che oltretutto sembrano un brutto 'copia e incolla' dei manifesti che appaiono da mesi nelle località africane colpite dal morbo). Di più: si è avuti il coraggio, in uno sforzo di demenzialità collettiva davvero notevole, di sconsigliare controlli negli aeroporti dei passeggeri provenienti dai paesi africani devastati dall'epidemia  (mentre questi stessi viaggiatori, prima di lasciare quei paesi vengono sottoposti a rigide procedure di screening, procedure che sono già in vigore negli scali inglesi e francesi).
L'abisso che separa diversi paesi europei, che continuano ad affrontare la terribile pericolosità del virus solo con le chiacchiere, contrasta in modo eclatante con quanto, ad esempio, stanno facendo il Regno Unito. gli Stati Uniti, il Canada e Cuba  (con Castro che ha offerto agli Stati Uniti la sua collaborazione per una lotta comune contro Ebola, una decisione poco meno che storica, visti i rapporti tra i due paesi).
Di seguito, alcuni video che dimostrano lo sforzo considerevole degli Inglesi per aiutare le popolazioni africane aggredite dall'epidemia  (con particolare riguardo alla Sierra Leone), video seguiti da altri filmati relativi all'aiuto degli Stati Uniti a queste stesse comunità:














 






 
















sabato 18 ottobre 2014

L'irritante mea culpa di Barroso su Ebola.

«L’Ebola può diventare una catastrofe umanitaria di grandissime dimensioni». Lo ha detto il presidente della commissione europea Josè Manuel Barroso in conferenza stampa al termine del vertice Asem a Milano. «Ebola non è solo un problema dei paesi africani che stanno soffrendo molto per il virus», l’epidemia «potrebbe divenire una catastrofe umanitaria» ed il suo dilagare rappresenta una «responsabilità di tutta la comunità internazionale», ha aggiunto Barroso, esprimendo, sia pure nel modo sibillino che caratterizza spesso i vertici della euro-burocrazia,  quello che dovrebbe essere una specie di pentimento..  
Le parole di Barroso dovrebbero rappresentare la prova provata di quanto inconcludenti e demenziali siano state e continuino ad essere le politiche portate avanti dalla UE su questa emergenza.
Per mesi e mesi, negli uffici della UE e nei paesi che ne fanno parte, si è trafficato  (e il termine non è usato a caso) per piazzare i propri candidati al vertice di qualche commissione; si sono portate avanti politiche miopi e opportunistiche, per favorire soltanto gli interessi di gruppi monopolistici; si è ignorato volutamente il dramma di popolazioni africane che sono state lasciate sole a fronteggiare quella che lo stesso Barroso -finalmente-  si è deciso a dichiarare un pericolo per l'intera umanità;  si sono lesinati aiuti essenziali a queste stesse popolazioni;  si è tardato l'avvio di studi e di procedure che avrebbero già potuto portare all'immissione nel mercato di un farmaco capace quantomeno di fermare l'epidemia.
Per mesi e mesi si è ignorato tutto questo e adesso l'ineffabile Barroso cerca di far dimenticare i silenzi colpevoli  -suoi e dell'intera UE-  sulla vicenda.
Le sue parole di pseudo-pentimento dimostrano soltanto la stupidità, la pochezza, l'avidità, l'egoismo dei vertici europei e in primis suoi.  Tanto più che sono solo chiacchiere a cui, ancora, non fa seguito alcuna prova concreta di aiuti verso quelle popolazioni martoriate.

giovedì 16 ottobre 2014

Ebola e Roma. Finalmente si muove qualcosa ?

La decisione dell'VIII Municipio di Roma che si presenta di seguito, anche se un po' tardiva, va accolta con particolare favore, visto che punta ad avviare opportuni controlli igienico-sanitari, unitamente ad una campagna di informazione e di prevenzione anche  (e verrebbe, da aggiungere, soprattutto) nelle scuole.
Speriamo soltanto che tale decisione trovi i fondi necessari per tradursi in pratica, tenuto conto che i governi nazionali europei  (a parte quelli britannico e francese)  sono ancora troppo impegnati  'ad interrogarsi'  (in estenuanti incontri che costano milioni di €),  su cosa fare per impedire che l'epidemia di Ebola si diffonda anche nel nostro continente.
Lo spettacolo che stanno offrendo quasi tutti i leader europei su questa emergenza planetaria è quasi penoso. La determinazione con cui il Presidente Obama sta rispondendo a quella che si sta profilando come un pericolo per l'intera umanità non sembra sfiorarli minimamente. 
------------------------------

Municipio VIII, tutti d'accordo: contro l'Ebola ci vuole prevenzione

Quindici consiglieri su quindici. In Aula Piacentina Lo Mastro, l’ebola ha messo tutti d’accordo. Maggioranza e opposizione infatti,  hanno votato  compatti la mozione presentata dal Consigliere Nicola Cefali, per chiedere misure in grado di prevenire il potenziale sviluppo del virus Ebola.
I NECESSARI CONTROLLI - Si parte da una premessa, che l’ex Assessore alla scuola ha messo in evidenza : “l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha previsto il diffondersi a dismisura del contagio da Ebola, se non si agirà in fretta per garantire misure di controllo”. Inoltre, la genericità dei sintomi che si avvertono nel periodo d’incubazione del virus, come la “febbre, i dolori articolari e muscolare ed il vomito”, non fanno certo stare tranquilli.
INFORMAZIONE E PREVENZIONE - Ma sarebbe errato parlare d’allarmismo. “Noi vogliamo soltanto che si cominci ad alzare il livello ci guarda. Se ne deve cominciare a parlare. In Italia già c’è stato un caso”. Ad Ancona per l’esattezza, come viene ricordato nel testo votato in Consiglio.  “Per questo abbiamo chiesto al presidente Catarci di attivarsi presso tutte gli organi competenti affinché nei luoghi pubblici  quali scuole, mercati, uffici, centri commerciali, solo per fare degli esempi,  vengano rispettate tutte le norme igienico sanitarie e – conclude Cefali - vengano promosse iniziative atte alla prevenzione e all’informazione sul virus”.  

Aggressioni ai docenti. Fino a quando ?

Le aggressioni contro i docenti da parte di allievi e genitori ormai non si contano più, ma quella che viene riportata di seguito è particolarmente indicativa del clima che sembra regnare in troppe scuole italiane  (e non), distrutte dal buonismo, dal giustificazionismo e da leggi  (come quella dell'obbligo scolastico oltre una certa età)  che andrebbero quantomeno riviste.
Allo stato attuale, credo che le uniche possibilità, per i docenti, di sopravvivere in scenari di questo tipo, siano queste:
1.   uso di pistole Taser, visto che finalmente sono state autorizzate anche in Italia ;
2.  pattugliamento interno delle forze dell'ordine, nel quadro della loro azione quotidiana di controllo del territorio.  Nelle scuole particolarmente a rischio, si potrebbe pensare a un vero e proprio posto di polizia dentro l'istituto, in modo da stroncare subito  (e nel modo più risoluto)  qualunque attentato alla dignità e alla sicurezza dei docenti  (e, più in generale, del personale intero e della parte sana dell'utenza)  da parte di certi criminali che ci si ostina a definire 'studenti'.

------------------------------------------

Il prof rimprovera l’alunna e il papà irrompe nell’ufficio del vice preside e lo picchia selvaggiamente. È accaduto questa mattina nella scuola media «Francesco Guglielmino» di Aci Catena, un popoloso paese tra Catania e Acireale. L’aggressore, identificato dai carabinieri, è un uomo di 47 anni con precedenti per reati contro la persona e il patrimonio. Il prof è finito in ospedale, ad Acireale, con lesioni ed ecchimosi provocate dai pugni e dai calci che ha preso. 

Durante l’ora di lezione in palestra, il prof di educazione fisica Venero Sciacca ha notato che una sua alunna di seconda parlava al telefonino: «L’ho richiamata, più volte, invitandola a interrompere la comunicazione - racconta, appena fatta la Tac - Lei, in risposta, mi ha passato al telefono il suo ragazzo che mi ha minacciato».  

Poco dopo, il docente ha portato la ragazza in vice presidenza per un provvedimento disciplinare quando, come una furia, è arrivato il padre che l’ha aggredito e picchiato: «Mi ha preso a pugni in faccia - racconta - poi mi ha sbattuto su una parete, sono finito per terra e mi ha preso a calci, sono dolorante ma anche addolorato per tutto questo, dopo 30 anni di carriera». La preside, Irene Patanè, è sbalordita e assicura: «Prenderemo provvedimenti disciplinari». I carabinieri decideranno nelle prossime ore se denunciare o meno l’aggressore. 

mercoledì 15 ottobre 2014

Ebola: lotta contro il tempo.

In un'intervista a Rai News, Domenico Quirico riferisce quello che ha visto durante un viaggio compiuto nei giorni scorsi in Sierra Leone, uno dei paesi più colpiti dalla drammatica epidemia di Ebola.
Un'epidemia che vede impegnato in prima linea il Presidente Obama, mentre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato esplicitamente che finora la comunità internazionale ha fallito nel fronteggiare in modo adeguato quella che sta diventando la minaccia più terrificante all'umanità intera degli ultimi decenni.  Il Consiglio di Sicurezza ha invitato quindi tutti i paesi che fanno parte dell'ONU "ad accelerare e ampliare in modo drastico le risorse e l'assistenza finanziaria e materiale".  
Chissà se le autorità centrali del nostro Paese  -e in particolare coloro i quali hanno l'obbligo tassativo di salvaguardare la salute dei cittadini-  riusciranno alla fine a capire l'esigenza di muoversi in modo sistematico, ad esempio per informare gli studenti sulla situazione e per fornire loro le indicazioni di base per prevenire le malattie infettive  (e quindi non soltanto Ebola). Non credo che sia necessaria un'intelligenza superiore per rendersi conto che le scuole potrebbero trasformarsi sin dall'inizio nel più micidiale canale di trasmissione di un'epidemia.  
Per aggiornamenti continui su Ebola, cfr. la cartella  "Epidemie e pandemie nella Storia."

Un'ordinanza comunale contro Ebola e altre malattie.

Com'era prevedibile, a fronte dell'assordante silenzio del governo sull'epidemia di Ebola  (a parte i soliti bollettini propagandistici), sono le autorità locali a muoversi, per tentare di predisporre un piano di prevenzione contro la diffusione di Ebola  -ma anche di altre infezioni-  nel nostro Paese.  
Ovviamente, il solito coro buonista, giustificazionista e terzomondista griderà allo scandalo.

----------------------------------------


Un certificato medico che attesti lo stato di salute, obbligatorio per chiunque arrivi a Padova dall’Africa. Massimo Bitonci, sindaco di Padova, Lega Nord, alza le barricate con un’ordinanza anti-ebola, a cui sta lavorando “non per discriminare, ma per tutelare i cittadini”. 
Chiunque arrivi dal Continente africano sprovvisto di certificato, a Padova, non ci potrà stare: divieto di dimora, anche occasionale. Bitonci è pronto a firmare questa misura straordinaria già domani, trasmettendone copia a tutti i colleghi sindaci, “affinché anche loro aderiscano a questa battaglia e vietino accoglienza e dimora a tutti i profughi provenienti dall’Africa che non abbiano un certificato medico a garanzia del loro stato di salute”.  

Non solo ebola, in realtà. Ma anche scabbia e altre malattie in Italia da tempo debellate e che si stanno ripresentando. “Il sindaco è l’autorità sanitaria locale e può emanare ordinanze specifiche, qualora si verifichino emergenze sanitarie o di igiene pubblica – spiega Bitonci –. Il crescente allarme causato dall’epidemia di ebola, unitamente alla diffusione nel territorio comunale padovano di malattie da tempo debellate, quali per esempio la scabbia, con particolare rischio per i minori, gli agenti delle forze dell’ordine e i sanitari, impongono misure straordinarie. Per questo stiamo lavorando ad un’ordinanza che vieti la dimora a Padova, anche occasionalmente, di persone provenienti da Paesi dell’area africana, se non in possesso di certificato attestante lo stato di salute. Non è mia intenzione né discriminare, né negare il diritto alla cura – precisa –. Ritengo però doveroso che, in questo contesto storico e dato l’allarme internazionale sul rischio nuove epidemie, lo stato di salute di chi proviene da zone a rischio sia verificato da un medico ed eventuali patologie siano curate, senza rischi per gli altri cittadini”. I trasgressori potranno essere segnalati al Prefetto. “Mi appello agli altri sindaci veneti: facciamo squadra per tutelare la salute di tutti”. 

Il primo a rispondere all’appello è il sindaco di Verona Flavio Tosi. Che approva, ma con un appunto sulla responsabilità del Governo. “Le preoccupazioni del Sindaco di Padova sono più che condivisibili ed è giusto, come Sindaci, porre grande attenzione sul tema della tutela della salute dei cittadini di fronte a epidemie sviluppatesi all’estero - ha dichiarato Tosi -. Però un’ordinanza dei Sindaci non può purtroppo da sola bloccare l’arrivo e la diffusione di patologie virali provenienti da altri Paesi, deve farlo il Governo”. Tosi rilancia, e lo fa sull’argomento caldo della migrazione di persone provenienti dalle aree più contagiate dal virus. Una migrazione da fermare alla radice. “Non è sufficiente vietare la dimora nei territori comunali di persone provenienti da aree colpite da epidemie come quella del virus di Ebola, ma occorre impedire l’arrivo in Italia di persone provenienti da Paesi con epidemia conclamata. Comunque bene ha fatto il Sindaco di Padova a sollevare un problema su cui i cittadini devono essere costantemente informati e tranquillizzati”.  

“Mare Nostrum ha causato già troppe vittime in mare - conclude infine Bitonci -. Non vogliamo che porti tragedie anche sulla terra”. 

martedì 14 ottobre 2014

Mark Zuckerberg ed Ebola.

Con buona pace di quanti, soprattutto in Italia, continuano a considerare l'epidemia di Ebola poco più di un semplice problema locale  (che comunque non rischia di interessare in modo serio altre parti del mondo), Mark Zuckerberg e la moglie, Priscilla Chan, hanno donato venticinque milioni di dollari alla Fondazione americana CDC (Center for Disease Control) per sostenerne le ricerche ed altre misure contro il virus. È  stato lo stesso Ceo di Facebook ad annunciarlo.  «Dobbiamo tenere il virus sotto controllo nel breve termine, in modo che non si diffonda ulteriormente e finisca per diventare una epidemia su larga scala che va avanti per decenni, come per l’Hiv o la polio», ha affermato il fondatore di Facebook. «Siamo fiduciosi - ha aggiunto - che questo aiuterà a salvare vite umane».  

Il mese scorso anche il cofondatore di Microsoft, Paul Allen, aveva fatto una donazione al CDC, sia pure di entità più modesta  (nove milioni di dollari). 
Sempre dagli Stati Uniti, giunge la notizia che il Presidente Obama starebbe per nominare un super-ministro ad hoc per fronteggiare l'emergenza.
Sotto, una serie di video di aggiornamento su quella che secondo alcuni esperti rischia di trasformarsi nella peggiore pandemia dopo l'influenza spagnola  (1918-20).










 


lunedì 13 ottobre 2014

Che Paese è mai questo ?

Non starò a farvi venire il mal di testa con il rimpallo di accuse che ha contraddistinto il comportamento delle autorità alluvionate di ogni ordine e grado durante la giornata di ieri, mentre i genovesi erano per strada in silenzio a spalare. La solita catena burocratica in cui un potere scarica le colpe su un altro potere al fine di allontanare da sé ogni responsabilità.  
Se ho capito bene, ma credo che non l’abbiano capito nemmeno loro, chi avrebbe dovuto dare l’allarme lo ha dato in ritardo, chi avrebbe dovuto reagire all’allarme non aveva preparato alcun piano d’azione, chi avrebbe dovuto ripulire e fortificare i torrenti già esondati in un passato fin troppo recente non ha potuto farlo per un impedimento amministrativo che però il tribunale competente sostiene essere stato superato da mesi.  

La sensazione è la solita: quella di un Paese non governato e forse ingovernabile, dove i cittadini sono abbandonati a se stessi, la prevenzione è una parolaccia, tutti pensano soltanto a pararsi il fondoschiena e nessuno chiede mai scusa. Pressappochismo, disorganizzazione e paralisi burocratica, il tutto condito con una spruzzata di arroganza. Cambiano le generazioni e, purtroppo, la frequenza delle alluvioni, ma il menu di Genova ricorda desolatamente quelli di Firenze, del Polesine, di Messina. Di ogni tragedia «imprevedibile» che da secoli mette prevedibilmente in ginocchio questa specie di Stato.  

Massimo Gramellini,  Questa specie di Stato, "La Stampa", 13-10-14.
-----------------------
Sotto, una serie di video e di foto sull'alluvione  (a perenne condanna di chi avrebbe dovuto fare qualcosa per evitare questo ennesimo disastro):










Quando la burocrazia spinge al suicidio.

Ha dimenticato una fotocopia e così è stato escluso dall’appalto per la concessione del Caffè Letterario, che da dodici anni era la sua seconda casa. Ha sistemato le ultime pendenze con una collaboratrice, telefonato alla ex moglie, ed è sparito. Giovanni Scrizzi, 59 anni, di Pordenone, è stato trovato morto ieri a Cordenons, sul greto del fiume Meduna. Il cadavere dell’uomo giaceva all’interno della propria auto: i congiunti avevano lanciato l’allarme giovedì pomeriggio e da allora anche le forze dell’ordine avevano iniziato le ricerche. 

La notizia della morte, arrivata ieri a tarda sera, ha suscitato dolore a Pordenone, dove è trascorsa una triste domenica. L’uomo non riusciva a darsi pace per la motivazione che aveva portato il Comune ad escluderlo dalla gara: aveva dimenticato di inserire nel plico la fotocopia della carta d’identità. 

Così Pordenone si sta interrogando sull’atteggiamento dei funzionari comunali che hanno applicato la normativa escludendo dalla gara il commerciante per la dimenticanza. Tra i congiunti e gli amici dell’imprenditore c’è chi punta il dito contro la struttura amministrativa: l’uomo era il gestore uscente, residente a Pordenone e partner dell’amministrazione comunale in tutti i principali eventi culturali, nella città che ospita uno dei principali festival letterari, Pordenonelegge. Insomma, tra le persone più vicine al commerciante, che era anche musicista, attore dilettante, persona conosciuta in paese, si punta il dito contro la rigida applicazione della norma. 

La risposta del Comune è stata affidata al direttore generale, Primo Perosa, che pur manifestando dolore e vicinanza ai familiari per la tragedia, ha difeso l’operato dei propri collaboratori. «La procedura di gara è stata seguita in maniera ineccepibile e la mancanza del documento di identità è equiparabile, a termini di legge, all’assenza della firma, provocando l’irricevibilità dell’offerta», ha dichiarato. «Il Comune di Pordenone è sempre stato conciliante - ha aggiunto Perosa - al punto che, in fase di predisposizione della gara, ha effettuato una perizia che riconosceva come i lavori eseguiti e gli arredi scelti in questi anni avessero garantito una miglioria al locale quantificata in circa 20 mila euro». 


Niente appalto perché manca una fotocopia: imprenditore si toglie la vita a Pordenone, "La Stampa", 12-10-14.

domenica 12 ottobre 2014

Roma capitale: di cosa ? 6.


Boris  Johnson
Mentre il sindaco di Roma finora non ha ritenuto di esprimersi sull'epidemia di Ebola, il suo omologo londinese, Boris Johnson, ha messo in guardia sulla possibile diffusione del virus in città, a causa anche dei sistemi di prevenzione  (i famosi 'protocolli')  poco affidabili. 
E la sorpresa è tanto maggiore quando si pensi che l'attuale inquilino del Campidoglio, proprio grazie alla professione che ha esercitato fino allo scorso anno, dovrebbe possedere qualche conoscenza in più, delle patologie umane, rispetto al Mayor londinese.

Se i bambini potessero scegliere i genitori.


Che cosa accadrebbe se i bambini potessero scegliere i genitori ?
Che cosa accadrebbe se potessero abbandonare padre e madre dediti all'alcol e incuranti di loro per una coppia serena e affettuosa ?
Ce lo spiega questo spot del regista finlandese Mikko Lehtinencreato per l’organizzazione “Fragile Childhood”, con cui si cerca di richiamare l’attenzione sul fenomeno, sempre più grave, dell'alcolismo in ambito coniugale.
Un fenomeno che, sembra inutile precisarlo, rischia di causare danni e disturbi emotivi incalcolabili ai figli.

sabato 11 ottobre 2014

Roma Capitale: di cosa ? 5.

Mentre a Roma la metropolitana rappresenta spesso qualcosa di cui vergognarsi, Londra sta già pensando, con un progetto avveniristico, a rinnovare e a rendere ancora più efficiente una rete metropolitana che costituisce da tempo immemorabile un orgoglio della capitale britannica e, per esteso, dell'intero Regno Unito.  Un progetto che prevede, tra l'altro, un investimento di venti miliardi di € e l'entrata in servizio di 250 nuovi treni entro il 2022.  











 

giovedì 9 ottobre 2014

La scuola italiana non va. Parola di Confindustria e Accademia dei Lincei.

La scuola italiana non funziona. I governi da soli non ce la fanno. Da anni si susseguono, provando a abbozzare riforme che sanno più di tagli mascherati che di veri e propri tentativi di migliorare la qualità dell'insegnamento. Di fronte a questa realtà che sta portando un’intera generazione di giovani a perdersi o a fuggire, c’è chi ha deciso di dare un contributo nella speranza di veder cambiare qualcosa.  Confindustria per la prima volta ha deciso di formulare cento proposte per dare all’Italia la sua «Buona Scuola». Si può essere d'accordo o meno con le loro idee ma la bocciatura di quanto finora realizzato dai governi è molto netta.   
Altri stanno facendo anche di più, come l’Accademia dei Lincei che da due anni ha portato un progetto nelle scuole . Anche per gli accademici va bocciato l’insegnamento attuale: troppe nozioni, troppa teoria. Ed hanno deciso di intervenire in modo del tutto volontario facendo lezioni ai prof. Per due anni 257 professori universitari e Accademici dei Lincei hanno insegnato ai prof come insegnare nelle scuole matematica, italiano e scienze. Le lezioni si sono tenute in 12 città d’Italia, sono state seguite da 8897 prof e hanno coinvolto 300mila alunni. È solo l’inizio: l’obiettivo è creare una base per i programmi futuri delle scuole. Visto che i governi da soli non ce la fanno.

Flavia Amabile, Confindustria e Accademia dei Lincei bocciano la scuola italiana, "La Stampa", 8-10-14.  

Premio UE per la letteratura per la seconda volta ad un lettone.

img_2971_m
Il romanzo d’esordio “Jelgava 94″ dello scrittore lettone Jānis Joņevs ha vinto il premio per la letteratura dell’Unione Europea. Un riconoscimento molto importante per uno dei libri più interessanti editi in Lettonia negli ultimi mesi, e che ha già vinto in patria il prestigioso premio delle Literatūras balvas come migliore debutto letterario del 2013.

In passato solo in un’altra occasione il premio era andato ad un autore lettone: nel 2011 lo ha ottenuto Inga Žolude  con la raccolta di racconti “Mierinājums Ādama kokam”.

Oltre a Joņevs hanno ottenuto il premio della Ue per la letteratura quest’anno anche altri dodici autori: Ben Blushi (Albania),Milen Ruskov (Bulgaria), Jan Němec (Rep. Ceca), Makis Tsitas (Grecia), Oddný Eir (Islanda), Armin Öhri (Liechtenstein),Pierre J. Mejlak (Malta), Ognjen Spahić (Montenegro), Marente de Moor (Paesi bassi), Uglješa Šajtinac (Serbia), Birgül Oğuz (Turchia) and Evie Wyld (Regno Unito).

I premi sono stati assegnati durante la fiera del libro di Francoforte.

Il romanzo di Joņevs “Jelgava 94″ ambientato nella città dello Zemgale, racconta la vita, la cultura alternativa e la ricerca di se stessi di un gruppo di adolescenti nella Lettonia a metà degli anni novanta.

Il premio per ogni autore è di 5000 euro e la possibilità di accedere a finanziamenti per gli editori stranieri che intendano pubblicarne la traduzione in altre lingue europee.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal ministro della cultura Dace Melbārde, per la quale il premio per la letterature della UE non è solo un riconoscimento alle qualità di Joņevs ma anche un riconoscimento per la Lettonia e la sua letteratura.
“Questo non è solo un onore e un premio in denaro per l’autore – afferma la Melbārde – ma comprende anche la possibilità concreta che l’opera sia tradotta in diverse altre lingue europee”.
Il progetto dell’Unione Europea è infatto indirizzato a sostenere i nuovi autori dei vari paesi europei e di aiutare la diffusione delle loro opere al di fuori dei confini della propria nazione e della propria lingua.
La Melbārde ha anche sottolineato che per la diffusione e la conoscenza della letteratura lettone oltre ai propri confini sono necessarie buone traduzioni, questione particolarmente attuale in vista del London Book Fair del 2018, in cui i paesi baltici avranno lo status di ospiti dell’evento, con la possibilità di traduzione in inglese di circa 100 opere, lettoni, estoni, lituane, sia classiche che contemporanee. “Il premio della UE può diventare un grande stimolo verso questa direzione” afferma la ministro della cultura.

Jānis Joņevs con il suo romanzo d’esordio “Jelgava 94″ ottiene il premio della UE per la letteratura, "Baltica", 9-10-14.


----------------------------

E l'Italia ?

mercoledì 8 ottobre 2014

Che lingua è mai questa ?

 Uno stralcio del decreto pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale"
Signor Ministro Franceschini, 
la scorsa settimana, in un discorso tenuto a Londra, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che è giunta l’ora di “semplificare la nostra burocrazia”. Lei stesso, in una nota diffusa domenica dal Suo ministero, ha scritto che “serve un cambio di passo a favore della modernizzazione” delle regole che governano il nostro mondo dello spettacolo. 

Obiettivi che è impossibile non condividere. Confortato da queste indicazioni, ho iniziato la lettura delle 113 pagine del Decreto emesso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali lo scorso 1 luglio, da Lei firmato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 191 del 19 agosto.  

Un testo molto atteso dalle centinaia di migliaia di italiani che lavorano nella musica, nel teatro, nel cinema, nella danza, nello spettacolo viaggiante, nei circhi: le domande per accedere ai fondi pubblici vanno infatti compilate secondo i rigorosi parametri qui stabiliti. 

Nuovi criteri per l’erogazione e modalità per la liquidazione e l’anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo: il titolo del decreto promette “novità” nell’assegnazione dei circa 400 milioni di euro che ogni anno lo Stato italiano destina a finanziare le attività dei nostri artisti, incaricati di tenere alta la bandiera della creatività italiana. Le enunciazioni di principio sono entusiasmanti: si indicano gli “obiettivi strategici”, si proclama la necessità del “ricambio generazionale”, la volontà di favorire “la qualità dell’offerta, anche a livello multidisciplinare” , le “competenze artistiche”, “l’interazione tra lo spettacolo dal vivo e l’intera filiera culturale, educativa e del turismo”. La rinascita italiana inizierà da qui. 

Quando sono giunto al fondamentale Allegato A di pagina 39, Signor Ministro, ho letto e riletto, da solo e in compagnia, e con crescente desiderio di comprendere, perché in questa formula si nasconde l’oro, cioè l’ammontare delle somme erogate . Ma non ho capito. Ho maledetto la mia distrazione durante le lezioni di matematica a scuola, ma quella Map (media aritmetica ponderata) mi è rimasta oscura. I nostri lettori, che la vedono pubblicata in questa stessa pagina, potranno aiutarci, o ne saranno anche loro sconvolti? 
Come si calcola il “punteggio massimo attribuibile all’indicatore iesimo per la definizione del valore dimensionale”? Semplice: “VD tot = (VDs1 + VDs2 + … + VD sn)”. Per i puntini di sospensione il decreto ha una vera e propria libido: “1) VD max – 2)… - 3)… - …”? Che cosa significa “verifica del valore dimensionale dei soggetti richiedenti per la costruzione di sotto insiemi omogenei”? Tranquilli: “Nel caso di presenza di un numero non sufficiente di soggetti per la costruzione di 3 sotto-insiemi, si provvederà a costituirne quanti possibile secondo le regole”. 

Signor Ministro, c’è chi sta impazzendo nel tentativo di capire l’astrusità delle “regole” dell’Allegato A”. I più ottimisti, sono persuasi che un pirata informatico sia entrato nel vostro sito web, divertendosi a creare la formula pazza. Se non è così, qual è il senso di questa metafisica da Azzecarbugli crudele, se non rendere inevitabile l’errore formale e dunque bocciare le domande? E’ così che il Suo Ministero intende “semplificare” e “modernizzare”? 

p.s.: perché il tutto è “fratto 40”?